Inter-Sassuolo 0-0: tutto sbagliato

Introduzione

Nell’infinita narrativa che riguarda il calcio, un particolare approfondimento andrebbe fatto sulle cosiddette “bestie nere”, ovvero quelle squadre o quei calciatori che sembrano trovare stimoli, motivazioni e chissà che impulso emotivo, quale incentivo morale quando affrontano un determinato avversario.

Per esempio Icardi, per rimanere in tema di Inter, ha una passione spropositata per la Fiorentina, contro la quale ha più gol che presenze; ma non disdegna neanche Sampdoria e Juventus, altre sue vittime “preferite”, mentre fa una fatica imbarazzante contro Napoli (2 gol in 12 incontri) o Torino (3 gol in 11).

Il Siviglia e il Getafe hanno ancora incubi al solo sentire la parola “Cristiano”, mentre ogni volta che ha visto le maglie blu del Chelsea ha fatto cilecca, fatta eccezione per una sola occasione.

L’Inter ha una particolare predilezione per alcune squadre e alcuni calciatori che diventano ben più che “bestie nere”: delle sorte di nemesi a punire chissà quale forma di colpa segreta.

 

Ai meno giovani potrebbero bastare dieci lettere, un solo nome, che nella sua versione originaria potrebbero non dire niente: ma se a “Carlos Alonso Gonzàles” si fa seguire il nome d’arte, ovvero “Santillana”, cominciano gli spasmi: 4 partite, 5 gol, di cui due impressi nel dna di ogni interista senziente dell’epoca. Semifinale di Coppa Uefa 1985-86, andata 3-1, ritorno 3-1: ai supplementari doppietta di Santillana.

O Omar Gabriel Batistuta, che tra le sue vittime preferite annoverava la Reggiana, il Verona, il Genoa, il Brescia… tutte squadre di medio-bassa classifica alle quali affiancava volentieri una delle sue vittime preferite: l’Inter, 16 gol in 19 partite, con l’Inter che vinceva a stento contro l’argentino (e viceversa, va detto).

E non dimentichiamo Shevchenko, che ha segnato, come Batistuta (16), più gol all’Inter che a chiunque altro in carriera: 15 gol in 19 partite.

Insomma, l’Inter sembra avere una maniacale passione a far diventare insuperabili certi avversari. Escludiamo gli incontri “episodici”, che vedono zero vittorie contro Novara e Vicenza (le escludiamo perché altrimenti anche la Juventus avrebbe le sue bestie nere in Albinoleffe e Rimini), se fino a qualche anno fa c’era una certezza chiamata Parma, da quando è in Serie A il Sassuolo gli incubi interisti non sono soltanto nero: sono neroverdi.

 

Da quando è in Serie A (stagione 2013-2014), l’Inter ha inciampato talmente tanto sui neroverdi talmente tanto da trovare corrispettivi solo contro le grandi avversarie: escludendo tutti gli avversari con meno di 10 partite (avremmo dovuto includere anche… il Parma), il Sassuolo segue proprio Juventus, Napoli e Roma come squadre con cui l’Inter ha fatto meno punti, 13 in 12 incontri.

Se restringiamo il campo agli ultimi 4 campionati, il Sassuolo è il peggior avversario possibile per l’Inter, peggio della Juventus, del Napoli e della Roma: 1 vittoria, 1 pareggio e ben 6 sconfitte. Lo stesso Sassuolo che contro l’Inter fa 19 punti in 8 partite, alla media di 2,375 (che se giocasse 38 partite solo contro l’Inter farebbe 90 punti…) ne fa 2 contro la Roma (i giallorossi, col Livorno, sono gli unici avversari mai battuti dal Sassuolo), 3 contro la Juventus e l’Atalanta, 4 contro il Milan, 6 contro la Fiorentina e 6 contro il Napoli, squadre con cui ha giocato una partita in meno rispetto a quelle contro l’Inter.

Impossibile trovare un senso logico, se non in una forza misteriosa… che so, un odio profondissimo mai manifestato a dovere, una sete di vendetta per chissà quale ragione storica, oppure la reincarnazione della potenza divina che compensa tutte le altre occasioni in cui la fortuna ce l’ha data buona.

Vogliamo farla cattiva cattiva? Se prendiamo gli ultimi 3 anni, il Sassuolo è l’avversario peggiore: l’Inter ha realizzato appena 4 punti, come contro la Juventus contro cui, però, deve giocare il sesto match in 3 anni.

Un incubo.

 

Quando è cominciata la partita con la squadra di De Zerbi a mille e l’Inter che ha fatto una gran fatica da subito, con l’Inter che ha appena intravisto l’area avversaria dopo i primi 15 minuti, nel mezzo dell’assurdo guado imposto da una piattaforma ridicola (per commento e per qualità e regolarità dello streaming, roba che un qualunque streaming homemade risulta più gradevole) come Dazn, avremmo potuto interrompere la partita e chiuderla lì: perché sapevamo che l’Inter non l’avrebbe vinta mai, neanche giocandola per 48 ore di fila.

Il piano di De Zerbi è piuttosto chiaro: impedire che l’Inter sfondi centralmente, costringerla sugli esterni dove arrivano costantemente i raddoppi; recuperata palla, se c’è la possibilità ripartire a mille come se non si dovesse giocare un altro minuto in più, giostrando preferibilmente con triangolazioni corte e gioco palla a terra; altrimenti provare a far correre a vuoto l’avversario, rimanendo il più corti possibile, anche a costo di vedere l’area nerazzurra col binocolo.

Ha funzionato tutto alla meraviglia: il Sassuolo ha pressato benissimo, quando ha potuto è ripartito con 4-5 uomini approfittando degli spazi lasciati da una metà campo interista slegata e disordinata, tenendo palla quando la prima tattica non è andata a buon fine. Alla fine, contati sull’unghia, il Sassuolo ha speso nella metà campo interista appena 8 minuti, pochissime manciate di secondi negli ultimi 20 metri.

L’Inter ne ha giocato quasi il doppio nella metà campo avversaria, ma davvero pochi negli ultimi 20 metri, con l’aggravante di essere arrivata davvero pochissimo in area avversaria.

 

I nerazzurri hanno pagato soprattutto la mancata propensione della metà campo ad associarsi correttamente agli esterni: il solo Vecino ha provato qualche sovrapposizione, mentre Joao Mario non ha trovato mai la posizione giusta per diventare pericoloso. Stesso discorso vale per gli esterni, con la coppia Asamoah-Perisic che ha mostrato, ancora una volta, di non funzionare per niente, mentre dall’altra parte D’Ambrosio è arrivato al limite dell’area avversaria solo a inizio partita e negli ultimi 5 minuti.

A questo va aggiunto una insana predisposizione all’appoggio sbagliato, difetto che abbiamo più volte evidenziato in questa squadra e che si scontra con l’idea di calcio che Spalletti ha provato a imporre sin dal primo giorno: non è un caso che l’Inter migliore si sia vista proprio quando le percentuali di riuscita nei passaggi si è avvicinata al 90%, mentre abbia faticato quando è scesa pericolosamente nei pressi dell’80%, come ieri contro il Sassuolo, appena sotto l’83%.

 

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