Inter-Sassuolo 0-0: tutto sbagliato

Seconda parte

Il tutto in una partita di Icardi old-style: fatta eccezione per qualche pellegrinaggio insensato sugli esterni e un paio di apparizioni sulla metà campo, l’argentino si è mosso davvero pochissimo giocando quel genere di partita che all’Inter non è e non sarà mai utile.

D’altra parte, l’Inter è questa: giocatori che si attivano con la palla tra i piedi, mentre quelli che giocano sugli spazi sono davvero pochi e ce n’è solo uno che si muove per creare lo spazio ai compagni, muovendosi pertanto consapevole di non ricevere palla, ed è Vecino. È una questione di caratteristiche, non di schemi.

Il calcio a volte sa essere molto semplice: se hai calciatori che sanno prendersi delle responsabilità, che sanno osare (anche sbagliando, of course), a quel punto diventa un problema di chi è più bravo o meno bravo… magari non in termini assoluti, perché a volte il più bravo può essere quello più scarso che vive una giornata d’oro… no, parliamo proprio di contesti del match: vinci un duello, poi due, tre, e man mano prendi il sopravvento sull’avversario, mentalmente soprattutto, poi fisicamente.

 

L’Inter, per esempio, ha la sfortuna di subire la prima occasione su un errore di De Vrij: quante volte lo abbiamo scritto qua? Un’infinità: sono quegli errori che fanno perdere certezza a una squadra a cui evidentemente manca qualcosa dal punto di vista mentale e emotivo… ci torniamo più avanti.

Ho letto e sentito di Inter che sarebbe scarsa, giocatori di poca qualità etc… solo che ritengo che queste partite siano proprio le peggiori per fare questo genere di ragionamenti. Perché se sei veramente scarso, non giochi alla pari contro Juventus e Napoli: se sei scarso, contro quelle lì schianti 9 volte su 10.

D’altra parte, escludiamo Politano che l’anno scorso era dall’altra parte, pensare che Perisic possa faticare così contro Lirola o De Vrij non trovare le misure a Boateng è qualcosa che esula l’aspetto tecnico in termini assoluti. Paradossalmente, il grande calciatore serve più per questo aspetto mentale che non per le sue capacità tecniche: per questo uno come Godin sarà sempre il benvenuto, checché ne dicano alla Rai.

A meno di non pensare che con i Lirola, i Duncan, i Peluso e i Djuricic al posto di D’Ambrosio, Vecino, Skriniar e Perisic l’Inter andrebbe in Champions League, quando viene a mancare qualcosa, mentalmente o fisicamente, ci si aggrappa all’organizzazione. E l’Inter ha dimostrato comunque di essere organizzata, di avere un’idea di fondo a cui però non fa seguire un’esecuzione pari alla qualità dei singoli.

Ma ho sempre pensato che, a parità di organizzazione, vince sempre la difesa. Nel calcio vince sempre la difesa, non è un caso che il maggior numero delle partite finisce con al massimo 2 reti segnate.

 

In partite come queste, in cui l’avversario sa imbrigliarti per bene, in cui mentalmente è più dentro la partita di quanto non lo sia tu, quando ci si affronta organizzazione contro organizzazione, la difesa ha la meglio, così come la voglia di superare il proprio limite e metterci qualcosa di più.

Perché è chiaro, a chiunque abbia visto la partita, che ieri il Sassuolo abbia giocato al 110% e l’Inter sì e no al 30%.

Questa squadra non è scarsa, il problema non è neanche Spalletti che è lo stesso allenatore che ha portato l’Inter a domare la super Juventus dell’iperuranico Cristiano per larga parte del match.

Insomma, la brutta prestazione, questa bruttissima prestazione, sbagliata nella sua totalità (Handanovic escluso, ed è tutto dire) va contestualizzata proprio nell’ambito della partita stessa: altrimenti ogni buona partita è buona per parlare di scudetto, ogni partita brutta è buona per sfasciare tutto e pretendere di ricominciare da capo.

 

Per essere precisi, l’acme di questo atteggiamento si è raggiunto nei giorni tra Catania-Inter (12 marzo 2010, 3-1 risultato finale) e Chelsea-Inter (16 marzo 2010, 0-1 risultato finale), con un’infinità di polemiche nei confronti di Mourinho (non ci farà mai vincere niente) e la squadra (dove vuoi arrivare se in squadra hai bolliti e nessun fuoriclasse). Ed è giusto ricordarlo oggi proprio perché questa Inter è lontanissima da quella, nelle potenzialità ma soprattutto nelle personalità: oggi basterebbe uno solo tra Lucio, Sneijder o Eto’o per cambiarla radicalmente.

E se soffriva quella, figuriamoci questa.

D’altra parte, si arriva terzi o quarti proprio perché alla fine partite così le sbagli, proprio perché ti si inceppa qualcosa a Crotone o contro il Sassuolo: magari vinci contro il super-Napoli del supermitico Ancelotti, contro la Juventus perdi per un abbaglio, ma poi stecchi contro le piccole.

Basterebbe riguardare i percorsi di questa Inter: l’anno scorso ha vinto e pareggiato contro la Roma, ha pareggiato e vinto contro la Lazio, ha pareggiato due volte contro il Napoli, ha vinto e pareggiato contro il Milan, ha pareggiato contro la Juventus all’andata perdendo al ritorno contro Orsato. Quest’anno derby, Lazio, Roma e Napoli hanno visto l’Inter per molti versi migliore, anche se la partita migliore contro le grandi è stata persa, ed è quella contro i bianconeri.

E, come detto più volte su queste pagine, dobbiamo deciderci: o questa squadra ha, come detto dai più, dei limiti tecnici/caratteriali/mentali e allora Spalletti sta spremendo oro dalle rape; oppure è talmente forte da poter competere contro la Juventus e in quel caso è Spalletti a essere il problema. Ma davvero con altri allenatori la classifica sarebbe migliore?

 

I problemi ci sono, inutile negarlo, e l’ultimo periodo li ha enfatizzati, paradossalmente con 3 vittorie e 2 pareggi: 11 punti in 5 partite sono 84 punti di proiezione, sarebbero tanta roba per una squadra che è arrivata quarta al fotofinish. Ma, escluso il Napoli, sono 11 punti realizzati con Udinese, Chievo, Empoli e Sassuolo: è vero, verissimo e positivissimo, che l’Inter subisce 1 solo gol in queste 5 partite (trattasi, tra l’altro, di un suicidio: è il gol di Pellissier al 92esimo), ma riesce a malapena a farne 3.

La linea di Spalletti è tracciata e forse nasce proprio dalla considerazione che le individualità che l’Inter ha a disposizione non riuscivano l’anno scorso e non riescono neanche quest’anno a far emergere la differenza di valori tecnici. Ma dopo un anno e mezzo, dopo avere affermato un’identità che ormai c’è ed è chiara, viene più che il dubbio che sia il momento di osare qualcosa di più. Magari inserendo prima Lautaro e/o arretrando Nainggolan nel suo vecchio (e vero) ruolo, con la possibilità di giocare fronte alla porta piuttosto che girato di spalle.

 

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