Intervista a Gigi Simoni (e auguri inclusi!)

Gigi Simoni è uno di quei professionisti dello sport in grado di superare le barriere del professionismo e arrivare dritto al cuore, una di quelle persone che ti restano dentro a prescindere dai successi… anche se il popolo nerazzurro ha festeggiato con lui una splendida Coppa Uefa. Allenatore che avrebbe meritato altro, ma questa premessa non vuole rivangare cose arcinote.

Di Simoni spesso ricordiamo la sua esperienza all’Inter, trattandosi del punto più alto della sua carriera, ma la vita sportiva delll’allenatore di Crevalcore è costellata di molti successi che in teoria non fanno “palmares”, ma fanno storia: umana, professionale, di relazioni con città, persone, storie.

Ha ottenuto, per esempio, otto promozioni, 7 in Serie B con Genoa (1975-1976) e (1980-1981), Brescia (1979-1980) Pisa (1984-1985) e (1986-1987), Cremonese (1992-1993, squadra con cui ha vinto anche la Coppa Anglo-Italiana (torneo svoltosi dal 1970 al 1996 tra sole squadre inglesi e italiane)  e per la quale è stato eletto come “allenatore del secolo nel 2003); poi Ancona (2002-2003) e una in Serie C1 con la Carrarese (1991-1992). Il Genoa lo ha inserito nella sua Hall of Fame.

Insomma, una carriera che si è spesa molto nel torneo di B… d’altra parte, il calcio fortunatamente non è solo massimi campionati e Champions League.

Sabato, nel pre-partita di Cremonese-Palermo,  il presidente della Lega B Mauro Balata insieme alla dirigenza della Cremonese, rappresentata dal presidente Paolo Rossi, scenderanno in campo per premiarlo.

Alla cerimonia, durante la quale sarà consegnata una targa della Lega B in ricordo della giornata e un riconoscimento da parte dell’Us Cremonese, sarà presente l’amministratore delegato di BKT Europe, sponsor del campionato, Lucia Salmaso e, inoltre, Luca Tronchetti e Luca Carmignani, due dei tre autori della biografia dedicata a Gigi Simoni ‘Simoni si nasce’.

 

Luca, come sapete, è uno dei collaboratori de ilMalpensante.com e, per l’occasione, ha voluto regalare a noi le parole di Simoni in occasione del suo 80esimo compleanno: il mister, come ha già fatto altre volte, si è prestato per una breve intervista

Da queste pagine, da questa “penna”, mister, Ti arrivino gli auguri di tantissimi interisti che ti portano nel cuore per la splendida persona che sei, per lo stile, la sobrietà, la misura di una persona mai fuori dalle righe.

Un modo per dirti che, sì, ti vogliamo ancora bene: auguri!

 

Intervista

Mister, allenatore più vincente di sempre della Serie B, tu ovviamente lo sapevi, ma ti aspettavi un riconoscimento ufficiale?

Sinceramente non mi aspettavo un riconoscimento così di valore pur per un record che, forse perché lo detengo io, mi sembra molto importante. Sono l’allenatore che ha vinto più di tutti in serie B e di questo vado fiero. Sette promozioni dalla B alla A da allenatore e quattro da giocatore per adesso sono riuscite soltanto a me. Sono assai contento e onorato che la Lega di serie B abbia voluto premiarmi per questo. Davvero un bel regalo. Ne approfitto per ringraziare il dottor Balata per questo riconoscimento.

In qualsiasi sondaggio facciano sugli allenatori più amati dell’Inter, tu sei sempre nei primi tre. Come ti spieghi questo feeling con la tifoseria di una delle squadre più titolate nel mondo?

Il feeling e l’affetto che mi legano alla tifoseria dell’Inter sono qualcosa di speciale, forse di unico. Quell’Inter, la mia Inter, era una squadra fatta di ragazzi speciali, tra di noi c’era un legame particolare, vero e sincero. E questo i tifosi lo percepivano perfettamente. Si respirava una grande armonia, ci volevamo bene.

Insomma, uno per tutti. Tutti per uno.

Ai tifosi questo è rimasto nel cuore e nella mente. E, poi, credo che anche l’ingiustizia subita in quel campionato che sicuramente avremmo vinto se non ci fossero stati trucchi e inganni mi abbia ancora di più unito alla tifoseria nerazzurra.

Sai quante persone continuano a dirmi, ancora oggi, che con quel “si vergogni” detto all’arbitro Ceccarini avevo rappresentato il sentimento di ciascuno di loro? Anche questa esperienza cioè l’ingiustizia subita ci ha accomunato e unito.

Vorrei aggiungere quello che ho già detto in un’altra intervista: per me allenare l’Inter è stato un piacere ed un onore. Questo viene percepito distintamente dai tifosi; non parlo mai male delle mie ex squadre (anzi sono rimasto affezionato a tutte) perché mi sembra il minimo, deontologicamente parlando, ma per quanto riguarda l’Inter è impossibile, secondo me, per chiunque ci sia passato, non appassionarsi a questi colori ed a questa tifoseria. Chi non si appassiona, evidentemente, ha qualcosa che non va, chi addirittura, ne parla male, non ha un comportamento professionalmente accettabile.

Tutto questo i tifosi dell’Inter lo capiscono perfettamente e contraccambiano con entusiasmo.

 

 Vincere in Serie B è più facile o più difficile che vincere in Serie A?

Penso che vincere sia sempre difficile, ugualmente difficile sia in serie A come in B come nei Dilettanti. Perché tutto è sempre proporzionato alla categoria.

Vincere è sempre difficile e sempre ugualmente bello. La cosa più difficile, semmai, è vincere quando hai una squadra decisamente inferiore alle altre. Cosa, per esempio, che a me qualche volta è successa quando abbiamo vinto dei campionati di serie B. Il secondo anno al Pisa, per esempio. Con l’Ancona, con il Gubbio in Serie C, ed anche una volta con la Cremonese ed una con il Genoa: squadre composte da giocatori che ebbero la forza di arrivare davanti a squadre molto più forti.

 Da 1 a 10, quanto sei contento di questo premio?

Ovviamente 10. Se posso metterci la lode, la aggiungo volentieri. Si sono ricordati di questo primato che detengo e che continuo a detenere pur avendo da qualche anno lasciato il passo ai giovani che evidentemente, almeno per adesso, non ne hanno approfittato…. meglio così….

Dimmi la verità: avresti mai pensato, all’inizio della tua carriera di stare 62 anni nel mondo del calcio e di ottenere i risultati che hai ottenuto?

Sono sempre stato innamorato del calcio tanto da averci lavorato per 62 anni (anche questo, forse, è un record) come giocatore, come allenatore e come dirigente. Sempre con grande passione e onestà. Sicuramente, all’inizio, non avrei immaginato una carriera così lunga e così piena di soddisfazioni. E’ andata bene, forse sarebbe potuta andare meglio, ma non mi lamento. Mi sono divertito e ho fatto il lavoro che ho sempre amato.

 

Non hai mai avuto un procuratore, secondo te questo ha penalizzato, in qualche modo, la tua carriera?

Sì, penso che il fatto di non aver mai avuto un procuratore e di non essere mai stato affiliato a qualche gruppo di potere mi abbia danneggiato a livello di carriera e di guadagni, ma forse mi ha dato qualcosa in più a livello umano. Non mi chiedere cosa farei se potessi tornare indietro, tanto la domanda sarebbe surreale e la risposta altrettanto… quindi meglio lasciar perdere. Come è andata è andata.

Le tue tre gioie più grandi ed i tuoi tre dispiaceri più grandi in questi 62 anni di calcio

Le gioie più grandi sono sicuramente la vittoria della Coppa Uefa con l’Inter a Parigi, la vittoria del campionato di C2 con la Carrarese perché quel successo ha dato una svolta alla mia carriera dopo un momento di difficoltà e poi direi la convocazione in Nazionale quando giocavo nel Torino.

Il dispiacere più grande è riassunto in quel “si vergogni” urlato all’arbitro Ceccarini nella famosa partita Juventus-Inter del 1998.

Un dispiacere così grande che vale per tre, ma forse anche di più… Potrei aggiungere l’esonero dalla panchina dell’Inter lo stesso giorno in cui fui premiato con la panchina d’oro. Una squadra meravigliosa, che avrebbe meritato ben altre fortune, fu smembrata l’anno successivo: diretta conseguenza di quella partita, su questo non ci sono dubbi di sorta.

Pagliuca, Bergomi e Simeone, pagarono per le loro proteste fatte dopo Juve Inter del 1998. Lippi, se avesse potuto, avrebbe mandato via anche Ronaldo, Moriero, Zamorano ed altri ancora, tutti “rei” di aver protestato moltissimo, anche e soprattutto a microfoni spenti, direttamente lì in quello stadio.

 

I due portieri più forti in Italia in quel momento erano Pagliuca e Peruzzi. Pagare decine di miliardi del vecchio conio Peruzzi e regalare il cartellino di Pagliuca (perché questo fu fatto), ha un solo significato: volersi disfare di un giocatore che oltretutto è un campione. La scelta, non aveva neppure una base economica.

Che dire di Simeone alla Lazio? Loro chiesero Paulo Sousa (nello scambio con Vieri), quando si sentirono rispondere che l’Inter, al posto di Sousa, cedeva Simeone, non credevano alle loro orecchie. Il Cholo, dopo il mio esonero, mi telefonò, mi disse che tutta la squadra era con me, mi chiese cosa volevo che facessero e loro lo avrebbero fatto: gli dissi di andare ad allenarsi con il nuovo allenatore, per rispetto dell’Inter.

Preferisci il calcio di oggi a quello dei tuoi anni di calciatore o allenatore?

Preferisco il calcio di ieri, oggi e domani. Il calcio è la mia grande passione a prescindere. Poi ogni stagione ha qualcosa di meglio e qualcosa di peggio. Nel calcio di oggi, per esempio, mi sembra che manchino un po’ dirigenti di spessore, ma complessivamente il calcio è cresciuto.

Dall’Inter al Piacenza, è quello il tuo più grande errore di scelta? Avresti potuto avere di più?

La scelta di andare al Piacenza dopo l’esperienza all’Inter è stato l’errore più grande della mia carriera. Ho sempre avuto la cattiva abitudine di dire sì al primo che mi chiamava. Qualche volta penso che sarebbe meglio se la vita andasse a ritroso cioè cominciasse da vecchi e non da giovani, cosi l’esperienza ti impedirebbe di compiere tante sciocchezze…

Non posso non chiederti questo: come vedi il futuro dell’Inter?

Vedo il futuro dell’Inter estremamente brillante. La società ha potenzialità economiche enormi. Si tratta soltanto di spendere bene e di costruire un ambiente ben organizzato e con regole ben precise. Se tutto va bene nel giro di un paio di anni l’Inter potrà competere alla pari con la Juventus.

Ma è vietato sbagliare.

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