#TorinoInter 1-0: l’#Inter ha perso, l’#Inter s’è persa

Introduzione

[…] rischiavo di dimenticarlo, a proposito di avversario, di bestie nere, di motivazioni extra e di questione caratteriale, domenica prossima si gioca contro il Torino: dal 2013-14 a oggi appena 14 punti in 11 partite, è squadra che segue Juventus, Napoli, Roma e Sassuolo tra le più ostiche negli ultimi anni.

Non è a livello di nemesi, probabilmente neanche di “bestia nera”, ma basterebbe sbagliarne un’altra, magari sbagliarla tutta come contro il Sassuolo, per eleggerne un’altra.

Chiudevo così l’ultimo approfondimento che faceva seguito alla partita contro il Sassuolo.

Non che fosse difficile, ma al tempo stesso sembrava impossibile riuscirsi a creare l’ennesima “bestia nera“: operazione compiuta. Se focalizziamo l’attenzione alla sola Serie A e fissiamo un target di almeno 8 partite, il Torino si conferma come terza/quarta squadra più rognosa che l’Inter abbia potuto affrontare negli ultimi 6 anni. La considerazione parte (partiva) da quella stagione perché abbiamo cominciato parlando di Sassuolo, quindi da quando la squadra nero-verde è in Serie A.

Se proviamo ad arrotondare, che so, a 5 stagioni, la faccenda si fa ancora più grama. Mentre chiaramente la Juventus rimane l’avversario naturalmente più ostico (lo è per tutti), l’Inter dovrà affrontare ancora Roma e Napoli, pertanto mancano queste due partite per capire a che punto è il Torino. Al momento è ben messo: 3 vittorie granata, 3 pareggi e 2 vittorie nerazzurre.

9 miseri punti sui 24 disponibili. Non è ai livelli del Sassuolo… ecco, dovete scusarmi, in realtà al momento è proprio il Sassuolo l’avversario più ostico: se anche l’Inter dovesse perdere contro la Juventus il prossimo scontro diretto, contro i bianconeri ha realizzato 5 punti negli ultimi 5 anni, mentre col Sassuolo 4 punti nello stesso periodo.

Rendiamoci conto.

Rendiamoci conto di quanto sia facile per questa squadra complicarsi la vita e l’esistenza, nello specifico parlando di questo periodo, nel generale parlando della stagione, anche se potremmo usare il plurale.

Benché la classifica suggerisca comunque di attribuire a Sassuolo e Torino un rispetto e una dignità superiore a quanto non si sia detto finora, dato che i 30 e i 29 punti significano un decisamente più che onorevole -5 e un -6 dalla zona 4° posto occupata dal Milan al momento, nelle 4 partite di questo campionato, fatta la tara agli arbitraggi (brutta prestazione ieri di Maresca, così come di Mazzoleni all’andata: vergognosa quella di Mariani nella prima di campionato), l’Inter lascia ben 10 punti tra Torino e Sassuolo.

 

10 punti che cambierebbero radicalmente la storia della stagione nerazzurra.

Facciamoci un regalo di fantasia, con questi 10 punti regalati: l’Inter avrebbe 50 punti, a -9 dalla Juventus. Che sarebbe comunque tanto, ma è un -9 che non racconterebbe la reale distanza di bagaglio tecnico a disposizione delle due squadre.

Ergo, stesso discorso dell’altra volta: se sei terzo, e sei a -19, è proprio perché sbagli partite come questa, contro Torino o Sassuolo, in cui l’avversario ti “salta sopra” (come a Spalletti piace dire) vincendotela di spirito, di inziativa, di voglia.

Mazzarri vince la sua personale champions dell’anno, ma lo fa senza fuochi d’artificio, praticando il suo personale esempio di “anticalcio“, per usare un’altra espressione abusata e, a mio avviso, pur sempre fuori luogo: due punte staccate dal resto della squadra, 10 marcature a uomo a tutto campo, nessuno straccio di idea dal punto di vista offensivo.

Insomma, se la guardi dal punto di vista del Torino c’è ben poco, partita mediocre, niente da confrontare ad altre avversarie (lo stesso Sassuolo, per esempio, per non dire l’Atalanta che però sarebbe già di altra categoria… ma pur sempre a solo +2 dal Torino) che l’Inter ha affrontato e sofferto.

 

E la squadra di Spalletti deve persino farsela andar bene così, perché con un allenatore (granata) diverso sarebbe andata persino peggio: perché ieri l’Inter era in versione sgonfia, demotivata, senza nerbo, senza voglia. Una squadra vuota e incapace di opporre resistenza mentale all’avversario.

Mi sono lamentato dello schema a fine partita ma, rivedendola, mi sono fatto un’altra idea: il modulo c’entra davvero poco, quasi nulla.

All’andata, per esempio, proprio nel primo tempo contro il Torino abbiamo visto una delle migliori Inter di stagione, schierata con un 3-4-2-1 inedito per questa squadra, in cui il terzo difensore a destra era D’Ambrosio. Un primo tempo talmente efficace, anche bello per certi versi, da farmi scrivere queste parole nel post partita:

Tanto elegante, rapida, precisa, metodica, compatta, incisiva e efficente la prima, ai limiti di una bellezza quasi incredibile per la sua inverosimile e stupefacente efficacia lontano dagli arabeschi, dai ghirigori, dagli svolazzi e dalle infiorettature del “bel giuoco” […]

 

La seconda parte del comparativo ve la lascio fra qualche riga.

“Chi mi legge da tempo sa come la penso: la difesa a 3 con tre centrali puri è una roba che non si digerisce a nessuna latitudine o quasi”: scrivevo anche questo, per sottolineare la felice intuizione di disporsi con un modulo capace di adattarsi alle situazioni di gioco, di essere difesa a 3 ma diventare facilmente difesa a 4 o 5 (rarissimamente nel primo tempo) a seconda delle necessità.

Tanto da farmi pensare che l’idea di giocare in quel modo poteva essere riproposta altre volte con squadre che si schierano a 5, magari con due attaccanti… come il Torino di ieri.

Ma già qui subentra la prima differenza: il terzo centrale è il più… “scazzato” dei Miranda, che immagino felicissimo nel leggere di Godin all’Inter, lui che è tra quelli che ha smantellato armi e bagagli all’uscita dalla Champions League.

Questa, invece, si è schierata così:

 

La differenza tattica tra l’andata e il ritorno c’è, inutile negarlo: Perisic e Politano, nel ruolo di mezze punte che s’accentrano, hanno consentito una densità a metà campo che ieri non si è vista. L’apparenza inganna, come più volte succede nel calcio: all’andata sembravano 3 punte, ieri 2, eppure all’andata l’Inter ha occupato molto meglio la metà campo proprio con i rientri dei due e con il loro gioco alle spalle dei centrocampisti, cosa che non è accaduto ieri perché Vecino è letterlamente un fantasma, Joao Mario s’è ri-afflosciato e Lautaro Martinez non ha (ancora?) il physique du rôle per imporsi in campo, tanto, tantissimo fumo, dimenticandosi l’arrosto quando serve, tipo nei primi minuti con quel tiraccio fuori che invece doveva trasformare come il più semplice dei rigori in movimento.

 

Una di quelle occasioni che probabilmente cambierebbero le sorti di partite così… oppure no, perché l’Inter di ieri non era in grado neanche di sopportare la (calviniana) leggerezza dell’essere in vantaggio.

Almeno non nei 90 minuti, perché i primi 20 o poco più erano stati persino incoraggianti, con azioni in velocità, Lautaro in palla (è proprio lui a dare il via all’azione di prima), Dalbert che sembrava poter giocare una partita di buon livello: l’unica nota veramente stonata in questi 20 minuti era Vecino, che ha ormai esaurito pazienza e bonus guadagnati con i primi 3 mesi e i due gol “laprendeVecino“.

 

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