#TorinoInter 1-0: l’#Inter ha perso, l’#Inter s’è persa

Seconda parte

Ecco, all’andata l’Inter si era espressa per 45 minuti con una delle sue migliori prestazioni, annegando nel secondo tempo: questa, invece, gioca 20 minuti discretamente… precisiamo, in questi 20 minuti molte cose buone, qualcosa anche di piacevole, ma niente di neanche lontanamente paragonabile ai primi 45 dell’andata.

Quello che le accomuna davvero, però, è il resto della partita.

Perché si può raccontare con le stesse parole usate all’andata, e qui c’è la seconda parte del comparativo di cui Vi avevo dato solo la prima parte: “rozza, scombinata, imprecisa, raffazzonata, improvvisata, slegata, vulnerabile e impaurita.

Anche qui, però, qualcosa di profondo separa le due bruttezze, perché all’andata qualcosa era comunque venuta fuori da quella bruttezza, qualche tiro, qualche raro spasmo di volontà, magari anche soltanto involontario (eh, diamine, pur sempre di “spasmo” si parla…), magari anche casuale, ma qualche misera lucina si era pur sempre accesa.

Ieri no, perché l’unica apparizione dalle parti di Sirigu è stato un tiro di Politano, a meno di non considerare anche quello di Nainggolan… sempre che si possa considerare tiro, visto che c’è una definizione migliore:

Se volete vedere la cosa più pericolosa fatta dall’Inter nel secondo tempo, eccola:

Il buio più totale.

 

Non è un problema di schemi, a questo punto, perché non ci sarebbero stati neanche questi 20 minuti buoni: l’Inter li fa e poi si spegne, improvvisamente. Forse succede qualcosa in campo, qualcosa che nella prima visione mi perdo e nella seconda non ritrovo… che so, un errore di troppo, qualcosa che fa perdere le già fragili certezze degli 11 in campo, qualcosa tra compagni.

Non so cosa, non saprei spiegarlo: perché all’improvviso l’Inter sparisce dal campo, non gioca più. Spalletti se ne accorge e, qualche minuto dopo, schiera Joao Mario davanti a Vecino e Brozovic, invertendo il triangolo a metà campo schierato all’inizio.

Non serve a niente neanche quello… anzi, se possibile fa creare più confusione.

Il gollonzo di Izzo di fatto chiude la partita, perché poi l’Inter semplicemente non c’è più: nel finale c’è una specie di forcing, ci provano con qualche palla buttata in mezzo, quel tiro di Politano, quel tiraccio di Nainggolan, ma davvero poca, pochissima cosa per pensare di riacciuffarla. Tanto che dopo un’ora di gioco vien voglia di chiudere tutto perché sai già come finirà. E, in effetti, è proprio così che è finita.

Non è un problema di moduli, non in casi come questi… e lo scrive uno che bandirebbe per legge la difesa a 3.

 

Si tratta dello stesso identico concetto espresso all’andata:

La partita, però, rivela una verità diversa e ci dice che quello è nascondere la testa sotto la sabbia e ignorare i problemi fisici e mentali di una squadra che nel secondo tempo è sparita come gioco.

Non è un discorso per “esonerare” Spalletti da eventuali colpe, che non sono “eventuali”: colpe all’andata così come colpe al ritorno, ma per me gli si attribuiscono più responsabilità di quelle che non abbia in realtà, perché ci sono due realtà possibili che riguardano Spalletti e la sua posizione.

Ecco, o sono scarsi come si dice, come diciamo, e in quel caso Spalletti sta comunque portando la carretta molto meglio di (quasi) tutti gli altri. E, va detto, molti interisti pensano che siano molto più scarsi di quanto non pensi io o un’altra grande fetta del mondo interista. E che la proiezione di 72/73 punti (gli stessi dell’anno scorso) da qui a fine campionato rispecchia il valore di questa rosa, o addirittura sono qualcosa in più di quanto non valga.

Oppure con un altro allenatore l’Inter avrebbe davvero 10-12 punti in più (fatta la tara al furto arbitrale contro il Parma, non vuoi aggiungere il Chievo a Torino e Sassuolo?), il che significa stare a -7 dalla Juventus di Cristiano Ronaldo, 94 punti di proiezione da qua a fine campionato.

 

Se arrivi a giocartela così col Torino, perdendola perché arrivi sempre tardi sulle marcatura, sempre in ritardo sulle palle sporche, mostrando il fianco a un avversario scarso tecnicamente, scarso di idee e di soluzioni offensive, ma che ti batte perché è più determinato e più aggressivo per tutti i 90 minuti, non ci sono molte soluzioni: è anzitutto questione di testa.

E l’Inter, dal punto di vista mentale, è riuscita a complicarsi la vita con una facilità estrema.

Col rinnovo di Icardi e quello di Skriniar, con la questione Nainggolan, con le scelte fuori tempo fatte in questa fase, come aver fatto trapelare la questione Godin che ha mandato fuori giri Miranda, a far compagni a Candreva e Perisic. Ecco, a proposito di come non influiscano i media sulla vita e sull’umore dei calciatori.

Anche l’annuncio di Marotta è fuori tempo: che senso ha farlo a novembre/dicembre?

Si erano costruiti degli equilibri all’interno di un ambiente prono al bipolarismo più spinto, si era creata una relativa stabilità, messo a posto la partenza fuori giri. I media ci marciano, va detto, e moltissime delle cose che leggiamo sono tra il delirio e l’invenzione: ma che in questa specifica fase, in questo preciso momento storico ci sia un disagio più profondo, il senso di una rottura più grave di quanto non pensiamo, è più di una impressione.

 

Una sosta così lunga si è rivelata dannosa, come spesso ci succede, inevitabilmente.

E se qualcosa si è rotto ce lo dice proprio il fatto che l’Inter ha mollato anzitutto di testa.

Chi mi legge da tempo lo sa, sono convinto che questa squadra abbia il potenziale giusto per arrivare terza comodamente, anche per impensierire il Napoli volendo. Non sono poche le partite, o almeno grosse fette di partita, in cui l’Inter ha mostrato un gioco convincente, delle idee e un atteggiamento corretto: negarlo è semplicemente mettere, anche qui, la testa sotto la sabbia, rinnegare una verità di fatto.

Ma c’era una cosa che sorreggeva questa squadra: un certo atteggiamento convinto a inizio partita (a dispetto della recente storia) e un finale di match quasi sempre con una determinazione e una voglia di andarla a riacciuffare tali da renderla nei 15 finali la seconda squadra più pericolosa del campionato. Dovrei ricontrollare (lo faccio, promessa), ma solo il Napoli ha segnato di più negli ultimi 15 minuti:

 

Questa è l’Inter, il Napoli dovrebbe essere a 13. Ma il peso di 13 gol su 39 (il 33,33%) dei partenopei è inferiore rispetto ai 12 su 31 (quasi il 39%) dell’Inter.

Dove è finita questa voglia è un mistero.

Ci si trova quasi sulle soglie di quella che è chiaramente una cuspide e non si vede cosa c’è al di là: non sappiamo neanche se adesso l’Inter ha la forza fisica, la tempra morale, ma soprattutto quella che Mourinho ha definito “la struttura” (inteso, la società) per reagire all’impasse e scollinare, ritornando padrona del proprio destino, quantomeno in campionato.

Perché il rischio è proprio quello: bastano un paio di passi falsi per essere risucchiati all’indietro e uscire fuori da tutto: il -8 dal Napoli secondo fa il paio con il +8 di Lazio e Atalanta, settima e ottava.

Al momento, l’unica cosa che davvero possiamo augurarci è che quanto visto tra Sassuolo e Torino sia dovuto (anche?) a un richiamo di preparazione per affrontare Coppa Italia e Europa League con un piglio fisico diverso. Ma al momento ci sono dei veri e propri separati in casa che non aiutano per niente, anche perché parliamo di gente che in questo spogliatoio conta qualcosa.

E se per l’Inter post-Triplete esiste davvero un ingrediente esplosivo, capace di far saltare tutto per aria, è proprio questo.

 

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