#InterBologna 0-1: masochisti di professione

Introduzione

Avevo pensato di parlare di calcio ma dopo aver finito l’articolo ho semplicemente compreso che di calcio se n’è visto poco, pochissimo: meno di dieci minuti. Che senso aveva parlarne? Così ho deciso di scontentare un po’ tutti, a partire da me, nella speranza che nessuno si offenda e che… magari arriviate a fine articolo.

Dopo settimane in cui l’Inter si è vista circondata da un fastidioso e dannoso frastuono interno e esterno, è arrivata la certificazione anche da parte del campo, del cosiddetto “calcio giocato”, su una realtà che a dire il vero sembra non riuscire mai ad andare via, accada quel che accada: è crisi Inter.

Ufficialmente aperta da un inizio 2019 che lascerebbe esterrefatto un qualunque osservatore esterno, perché l’Inter dicembrina era riuscita a far buon viso a cattivo (ma in qualche caso anche buon) gioco, chiudendo l’anno con due vittorie di cui una sonantissima, ovvero Napoli e Empoli. Anche a voler abbracciare novembre, inglobando quella che a molti iettatori menagramo (prèfiche in servizio permanente 365 giorni l’anno) sembrava l’inizio della fine ovvero la sconfitta contro l’Atalanta, l’Inter era riuscita a chiudere il 2018 non solo da terza, come lo è adesso, ma con un bottino di punti in linea con la stessa posizione di classifica: 17 punti in 8 partite possono sembrare non granché ma nella realtà regalano una proiezione di 81 punti su 38 partite.

Con una classifica che si raccontava con estrema facilità e bellezza: il Napoli secondo in classifica era a +5, la Roma sesta era a -9.

Il tifoso dotato di raziocinio, legato strettamente alla realtà, si chiedeva dove si potesse firmare per continuare su quella media e con quelle prospettive, magari col sangue per evitare improvvise deviazioni.

Poi è arrivato il 2019.

O meglio, è arrivata la stagione in cui si parla di mercato e l’Inter viene travolta, letteralmente, da un continuo vociare su chi arriva e chi va, su chi vuole andare e su chi non vuole restare: tanto da essere “crisi Inter” sempre e comunque. Talvolta con delle verità innegabili, talvolta con faccende più che romanzate, se non addirittura inventate.

 

Lo scrivo da anni e negli ultimi qui su ilMalpensante.com ribadito senza sosta: l’ambiente interista è mentalmente fragilissimo, di quelli che subisce le pressioni esterne con una disarmante facilità.

Di certo c’è che non c’è alcuna forma di “protezione mediatica”, figuriamoci:

Ma il problema è atavico, è talmente radicato da non trovare apparenti giustificazioni visto che i problemi in “zona mercato” li ha avuti anche l’Inter del Triplete. Persino quella, sì.

Juventus-Inter del 5 dicembre 2009 apriva una serie di partite importanti. Quell’Inter perse a Torino, pareggiò a Bergamo, vinse a fatica contro Lazio e Chievo, portò a casa tre punti epici al 95esimo in Inter-Siena (4-3, con il più epico dei gol di Samuel), fermandosi (di nuovo) contro il Bari ma vincendo il derby.

Sarebbero 7 partite e 14 punti, non certo il massimo a rileggerli col senno di poi.

 

Ma gli strascichi sono strascichi, e quello che succede nelle successive partite è emblematico, perché nelle successive 7 partite l’Inter racimola la miseria di 10 punti, media di 1,43 punti a partita, con pareggi asfittici contro Parma (1 gol) e il trittico senza gol con Napoli, Samp e Genoa, ma soprattutto quella sconfitta che sembrava la fine del mondo: Catania-Inter 3-1, a cui fecero seguito molte proteste dei tifosi, in cui si distingueva il rumore assordante di chi chiedeva la testa di Mourinho. E non erano neanche pochi.

Volete ricordare come ne parlavano i giornali, tipo la Gazzetta dello Sport? La prima è prima di Catania-Inter, la seconda è prima della sfida contro il Chelsea:

 

 

Mentre questo il Corriere, sempre prima del Catania e del Chelsea:

Con il senno di poi fa sorridere, soprattutto perché la storia ha chiaramente sbertucciato pessimisti e uccellacci del malaugurio, ma quello che fa impressione è l’assoluta sovrapponibilità di certi concetti, di certo atteggiamento mediatico sulla squadra a distanza di anni: è un copione seguito con impressionante fedeltà di anno in anno.

E questa squadra è lontanissima parente di quella del Triplete, che comunque si vide il Milan a -1 proprio in coincidenza della sconfitta contro il Catania, se non addirittura sotto (-1) nei confronti della Roma alla 33esima giornata, Fiorentina-Inter 2-2, riprendendosi lo scudetto (e il Triplete) grazie al cambio Mannini>Guberti in Roma Samp, con gol di Pazzini alla 35esima.

Il piccolo excursus storico perché certi paralleli sono impressionanti proprio in considerazione di quanto diverse siano le realtà tecniche e societarie nei vari anni, ma con l’Inter che più o meno puntualmente da dicembre/gennaio comincia a zoppicare clamorosamente, per un verso o per l’altro.

 

E se qualcuno se lo stesse chiedendo o non ricordasse, Atalanta-Inter 3-1 della stagione precedente è del 18 gennaio, successiva al pareggio 1-1 contro il Cagliari a San Siro. L’Inter di Mourinho e Ibrahimovic, di Crespo e Cruz, Samuel e Materazzi, Maicon e Stankovic e Cambiasso.

Chiaramente quando parlo di “ambiente” inglobo tutto e non si può escludere, per nessuna ragione, quella che è sostanzialmente l’unico trait d’union che lega epoche così diverse: il tifo.

Perché è anche comprensibile l’amarezza di vedere pareggi come quelli contro il Sassuolo o sconfitte come quella contro il Torino, chiunque tifa Inter ne ha sofferto, fatta eccezione per le mal dissimulate esultanze dei catastrofisti/disfattisti in servizio permanente che non tifano Inter, bensì la possibilità che l’Inter gli dia una ragione per questo catastrofismo/disfattismo… chissà, forse è l’unica vera forma di riscatto sociale individuale, chi può dirlo.

Ha fatto male anche la sconfitta contro la Lazio, benché alla fine è arrivata ai rigori, con occasioni clamorose anche per chiuderla nei 90 minuti e, fatta eccezione per un primo tempo incomprensibile, con un atteggiamento complessivo che non sarebbe neanche così malvagio come lo si è dipinto.

Ma quello che si è visto a San Siro ha i contorni del delirio collettivo, delle allucinazioni di gruppo: un ambiente talmente surreale da non lasciare scampo neanche ai termini a disposizione, visto che dovremmo andare oltre l’attonito, l’esterrefatto e l’allibito, ben al di là dei campi in cui regnano lo stupore e lo smarrimento.

 

Perdio, l’Inter tra novembre e dicembre raccoglie tanto quanto gli basterebbe per arrivare a 81 punti se lo facesse per 38 giornate, lo fa tra l’altro dopo una striscia di 6 vittorie consecutive (più Inter-Genoa che è di novembre, spartiacque tra i due periodi), e bastano una sconfitta e un pareggio per fare cosa? Aprire una contestazione?

Forse viviamo in realtà parallele, diverse, in realtà che io non riesco a comprendere e sono io quello fuori dal mondo.

Comprendo, anche perché è comune, l’amarezza per l’uscita dalla Coppa Italia, un inizio di 2019 zoppicante, ma la solida realtà ci racconta che l’Inter era ed è tutt’ora terza, che le altre non stanno neanche correndo (Milan e Roma hanno recuperato “appena” 4 punti): quale delirio collettivo autorizza a una contestazione al decimo minuto?

Quale?

Il pubblico di San Siro sa essere meraviglioso, presente, coreografico, appassionato: il pubblico di San Siro è fantastico, così come l’amore per l’Inter che ne ha portati 50mila ieri a zero gradi contro il Bologna. Ma proprio questo mi fa ammattire di più: che senso ha protestare al decimo del primo tempo?

Quale?

 

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