#InterBologna 0-1: masochisti di professione

La terza che non risparmia nessuno

Ho ben chiaro che il quadro che ne esce con questa descrizione non deve essere lusinghiero per loro, ma questi sono, ce lo hanno dimostrato più e più volte: hanno dei limiti tecnici, dei limiti tattici e dei limiti mentali. Che siano stati e stiano al terzo posto, soprattutto per come è andata la stagione, è persino miracolo ai limiti del giustificabile.

La cosa che fa letteralmente ammattire non è che da quel momento in poi l’errore arriva da chi è, con tutta evidenza, nell’occhio del ciclone per un motivo o per un altro. Che sbagli Perisic o Dalbert ci sta; che Candreva rattrappisca letteralmente su sé stesso è comprensibile, così come lo è la confusione di un Nainggolan che per movimenti aveva lasciato qualche speranziella nei primi minuti.

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Ad un certo punto del primo tempo succedono alcune cose, due su tutte. Un paio di errori clamorosi da parte di Brozovic, che negli ultimi tempi è riuscito a elevarsi dalla massa delle critiche, giocando con relativa libertà mentale: ricordate il Brozovic che era in cappotto al Melià pronto per prendere l’aereo? In campo si è visto uno parente più prossimo a quello che non all’altro che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi mesi.

Altra cosa che sostiene questo ragionamento, ve la faccio vedere direttamente.

De Vrij di queste cose a) non ne fa in maniera così sciocca e b) ne sbaglia forse 2 all’anno: ne ha sbagliate forse 5 o 6 ieri contro il Bologna, in una sola partita.

 

Il commentatore inglese dice alcune cose, nel frattempo, che non potete sentire perché ho solo il video estratto: la prima è che appariva chiaro, a lui, che i calciatori interisti avessero perso fiducia; la seconda è che quelli erano i 45 minuti peggiori della pur breve carriera di De Vrij in nerazzurro; la terza è che, paradossalmente, quell’ambiente stava rendendo i calciatori del Bologna più sicuri di sé, che quel pubblico che avrebbe dovuto intimorirli invece si stava rivelando “favorevole”.

Che ci piaccia o no, questi sono.

Ragazzi che a un certo punto hanno reagito di pancia, alternando eccessi di corsa per un verso e gioco “a nascondino” per l’altro; passaggi troppo rischiosi in qualche occasione, giocata troppo semplice in molte altre per non rischiare l’errore individuale.

 

Anche io ne vorrei 11 di Eto’o in campo, almeno moralmente. E chi non li vorrebbe? Ma questi sono, che ci piaccia o meno, così come ce li hanno a Roma o nell’altra sponda di Milano: hanno limiti tecnici, tattici e mentali che non possono superare per la semplice imposizione delle mani del tifoso.

Se ai loro limiti gli si aggiunge anche il timore, la paura o, peggio ancora, la frenesia di dover fare bene a tutti i costi e sin da subito, il risultato è ovvio. Perché quello che si è cominciato a vedere dal 13esimo minuti in poi non è calcio, non è qualcosa che puoi spiegare: ci ho provato stanotte ma alla fine ho deciso di cancellare tutto e riscrivere da capo.

Ci ho provato anche durante la partita, ma rileggerlo dopo (mi) fa anche sorridere:

Perché anche rivedendo, questa e contro la Lazio, l’impressione è che se avessero avuto meno frenesia, qualcosa l’avrebbero realizzata: lasciando stare quello grossolano di Candreva, mentalmente fuori, ma gli errori di Icardi e Lautaro Martinez, soprattutto quelli di ieri per il primo, sono inconcepibili perché quasi un gioco da ragazzi.

Idem per l’occasione di Vecino a porta spalancata: ce n’erano almeno 4 o 5 ieri per riportare a galla il risultato. Ma niente, mentalmente non c’erano più.

Perdono quindi per colpa del tifo? Epperdio, l’ho scritto prima, certo che no.

Ma pur con tutti i suoi limiti, questa è squadra che comunque ha sfiorato la qualificazione in Champions in un girone che in tanti (tifosi interisti soprattutto) pronosticavano al ribasso con al massimo 4 punti, in caso di fortuna.

 

La stessa squadra che avrebbe meritato di vincere contro la Juventus, ha battuto Napoli, Lazio e Milan, giocando anche un buon calcio: sono gli stessi identici calciatori. Con limiti tecnici, tattici e mentali, ma che non sono brocchi in assoluto come non lo sono stati nel recente passato.

Possiamo dirgli che gli manca lo slancio finale, che non ci sono individualità di rilievo, che soprattutto tecnicamente hanno più di qualcosa da rivedere: ma vi pare che la partita contro il Bologna di Pulgar e Santander sia la partita giusta per lamentarsi dei valori tecnici nerazzurri? Ma seriamente?

Facciamoci prendere per il culo allegramente.

Già contro il Torino, ma soprattutto contro la Lazio, ci sono stati segnali in campo di qualcosa che non tornava più: un senso di spaesamento, una scollatura importante, gente che sbracciava per chiamarsi, richiamarsi, provare a darsi calma. In qualche caso persino di aperta insoddisfazione per qualcosa che manca a livello caratteriale proprio.

 

Al masochismo del pubblico (non parliamo del tifo sui social…) fa il paio quello ancora più grande di questi calciatori, che hanno alimentato tutto il bailamme attorno a questa squadra: dai rinnovi di Icardi e Skriniar (fortunatamente stoppate le voci da dichiarazioni inequivocabili) alla vicenda Nainggolan, dal malumore di Candreva (e compagna) alle scelte scellerate di Perisic, fuori tempo massimo, fuori dalla logica.

Masochisti del cazzo, lasciatemelo dire.

E su questo fronte non si risparmia neanche la società, intervenuta con un pessimo tempismo con l’inserimento di Marotta, il cui ingresso non ha certamente giovato nei piani di questa stagione: si è fatto tutto più confuso, si è subita la pressione mediatica sul caso Icardi, sul caso Koulibaly, sulla squalifica del campo, così come la situazione di Perisic.

Con l’aggravante della questione Conte, che sembra avere delegittimato Spalletti. A gennaio, mentre si è al terzo posto e con due tornei ancora da giocare: che poi a giugno si prendano altre strade ma, dannazione, a gennaio tu devi dire che Spalletti resta a vita, anche se fosse la tua ultima bugia sulla faccia della Terra.

Società e dirigenza che non hanno saputo gestire il momento, non hanno ancora trovato una chiave adeguata per opporsi a questa strategia mediatica contro l’Inter: dopo un anno ci ritroviamo Spalletti sulla graticola e una confusione pazzesca.

Spalletti che non è esente, figuriamoci, perché all’involuzione non ha avuto la forza di opporre qualcosa di definitivo, fossero anche scelte coraggiose; perché ha ceduto alla pressione su Lautaro Martinez, determinante in negativo ieri e contro la Lazio: ho sempre pensato che se devi affondare, se vogliono farti affondare, fallo con le tue idee.

 

Un masochismo a 360° in cui l’aspetto del pubblico è secondario, quantomeno in termini di tempo: ma alla fine rischia di rivelarsi quello strappo finale che può mandare davvero tutto in malora. E sarebbe imperdonabile visto come sta andando il campionato: imperdonabile. Perché se saltasse la Champions sarebbe un disastro di proporzioni enormi in grado di farci perdere chissà quanti altri anni alla ricerca di un’idea concreta per riportarci lassù.

L’ho detto post-Torino, lo ribadisco adesso più forte di prima. Perché in questo inizio d’anno Spalletti ha le sue chiare colpe, la squadra ha le sue che sono ancora più chiare… e oggi ci aggiungiamo anche tifo e San Siro. Ma società e dirigenza non sono esenti e, anzi, hanno il dovere di intervenire per fare chiarezza e non lasciare che questo ambiente imploda: cosa che, da perfetto masochista, sa fare benissimo.

Tocca alla società nel breve e nel medio termine, ma anche i tifosi sappiano che hanno un ruolo nel brevissimo: perché se pensate che questi svoltino da soli, se credete che questi vincano la prossima perché devono reagire ai fischi di San Siro, allora non abbiamo capito niente. E Parma era ed è la più difficile di questo filotto… quasi quasi è una fortuna giocarla in trasferta.

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