#ParmaInter 0-1: l’#Inter torna a respirare

Introduzione

È il 30esimo minuto del secondo tempo quando Nainggolan sbaglia un appoggio facile verso Joao Mario, vicino all’out di destra poco oltre la trequarti, consentendo al Parma la prima azione offensiva davvero pericolosa nella seconda frazione di gioco: “azione pericolosa” si fa per dire, perché il tiro di Inglese è murato facilmente da De Vrij. 30 minuti in cui l’Inter ha prodotto una pressione costante, periodo di gioco in cui i parmensi si sono affacciati nell’area interista sì e no 2 volte (malamente) contate, azioni casuali senza nessun pericolo serio per Handanovic e le coronarie dei tifosi nerazzurri.

30 minuti fatti anche in un certo modo, con il piglio giusto, con molto movimento in mezzo al campo, scambi e sovrapposizioni come nelle partite migliori, a cui non ha fatto seguito il gol perché l’Inter soffre di questo atavico problema dell’ultimo passaggio verso l’attaccante o dell’ultima scelta dello stesso: tra assistenza non felice e scelte ancora più infelici di Icardi, il conto dei gol non poteva che rimanere a zero.

 

Tanta sofferenza imposta al Parma da costringere l’allenatore D’Aversa a schierarsi con un modulo decisamente più prudente anche se “camuffato”: una specie di 4-4-2 con Barillà da un lato e soprattutto Biabiany dall’altro a scalare in difesa formandone una a 5 o, durante i rientri più lenti di un ormai esausto Kucka, a stringere in mezzo al campo, chiedendo all’altrettanto esausto Gervinho di sacrificarsi sulla fascia sinistra.

Un 4-4-2 molto più contenuto del primo tempo, che punta quasi esclusivamente sulle ripartenze di Gervinho (nella speranza che si aggreghi anche Biabiany con la sua velocità) imbeccato dalle palle spizzate da Inglese: D’Aversa, insomma, già al 14esimo del secondo tempo aveva capito l’antifona e compattato ancora di più la squadra perché l’Inter aveva deciso di giocare un secondo tempo di grande intensità.

Ma è il trentesimo minuto del secondo tempo quando quell’errore banale di Nainggolan sembra essere quasi un segnale di resa più mentale che fisica, quasi un segno di frustrazione, che prima ancora che della squadra è stato di Spalletti all’ennesimo cross (di Joao Mario, era il 28esimo del secondo tempo) sbagliato si è girato verso la panchina chiamando Lautaro Martinez dicendogli “alzati, tocca a te”.

La frustrazione che porta alla scelta migliore, non solo per chi entra, ma anche per chi esce.

Nella mente dei tifosi interisti, però, si è nel frattempo annuvolato un altro incubo, un’altra beffa in stile Chievo, perché l’impressione è che si tratti della mossa della disperazione, ma soprattutto che qualcosa mentalmente ha ceduto con quella profonda e rapida ineluttabilità con cui l’Inter sa sempre punire sé stessa: quando Nainggolan sbaglia il passaggio è il minuto 74:06, quando entra Lautaro l’orologio segna 75:55: quasi due minuti di solo Parma.

 

L’ingresso di Lautaro arriva, insomma, con un tempismo quasi chirurgico, mentre al Parma tocca di battere un calcio di punizione pericoloso dai 25 metri dopo un lungo possesso palla parmense che è situazione più unica che rara in questa seconda frazione.

Forse è anche la scossa giusta da Spalletti alla squadra: sempre lo stesso fantomatico orologio segna il minuto 78:38 quando Lautaro segna, sono meno di tre minuti in cui c’è una discreta confusione in campo (e l’Inter deve ringraziare anche una straordinaria chiusura di Asamoah su Gervinho con la difesa dell’Inter piazzata malissimo e Inglese solo in area), in cui non c’è neanche il tempo di rassettarsi tatticamente per capire dove e come si è messi in campo.

Ma la scossa mentale arriva, perché a metà campo Perisic decide di osare di più in pressing, anche rischiando di lasciare Biabiany troppo solo alle sue spalle, ma il calciatore aggredito è Kucka, che aveva, sì, perso zero palle durante tutto il match, ma già da più di un quarto d’ora che boccheggia ansimante in mezzo al campo, costringendo tutti i compagni ad aggiustamenti importanti in campo per consentirgli rientri più semplici: grave errore quello di D’Aversa, comprensibile perché in panchina non ha nessuno con quelle caratteristiche… ma grave errore resta perché è proprio Kucka a tradirlo nel momento peggiore della partita.

 

Perisic si fionda alle spalle dello slovacco impedendogli la costruzione del gioco, con il sostegno di Brozovic che arriva con tempismo perfetto, lui che fino a quel momento ha giganteggiato in mezzo al campo dal punto di vista del contenimento, con appena 3 duelli persi su un totale di 16 (comprensivi di tackle): mette la punta giusta al momento giusto, con la palla che arriva a Nainggolan nella sua posizione preferita e campo davanti a sé.

Questo è un altro momento topico, perché di azioni così l’Inter ne fa spesso, soprattutto nei secondi tempi. Chi legge queste pagine lo sa perché lo facciamo notare sempre, sono quei momenti in cui un arbitro può decidere le sorti di un match semplicemente inventandosi un fallo che non c’è, come lo abbiamo visto fare decine di volte in questo campionato e nei campionati precedenti: a volte anche decine in una sola partita. Stavolta, però, Irrati ha deciso di fare una partita più onesta di tanti suoi colleghi, pur condita con alcune scelte che mi lasciano a occhi sgranati e esterrefatti.

Ecco, provate a riguardare questa azione e la prossima volta che un arbitro fischia un fallo che non esiste, magari a metà campo, magari bloccando una ripartenza dell’Inter, richiamate a mente questa azione, questo gol, e troverete anche la ragione perché su questo tasto qui si batte pesantemente ogni dannata domenica.

 

Irrati, dicevamo, non fischia un fallo che non c’è, a differenza di tanti colleghi che fischiano anche quello che non c’è, il gioco è più fluido, qualche interruzione in meno, come nel caso del recupero di Brozovic su Nainggolan.

Il Ninja ha ancora fiato, ha giocato una partita di buon livello, si è mosso bene, ha mostrato condizione fisica in crescendo con cambi di passo, frenate, contrasti e tutto un repertorio che a questa squadra manca ma di cui ha terribilmente bisogno: è ancora forse al 50% ma già così fa la differenza in questo 11.

Il Ninja ha ancora fiato, corre in avanti accompagnato perfettamente dai tre attaccanti, Perisic, Lautaro e Icardi. Bruno Alves e Bastoni arretrano bene a palla scoperta e fanno tutto con un tempismo perfetto, perché quando Icardi  prova a portarsi a passeggio il difensore portoghese, lui risponde dall’alto della sua esperienza fermandosi lasciandolo in fuori gioco: Bastoni segue con la diligenza di un ragazzo intelligente… e la partita dimostra che lo è, la presenza di Bruno Alves e le tante partite da titolare gli stanno facendo un bene indescrivibile…

 

Ma dall’altra parte c’è Iacoponi che interpreta il ruolo in maniera più tradizionale, segue il suo uomo nonostante il resto della difesa abbia fatto una scelta precisa: dovrebbe fermarsi e invece non lo fa, segue Lautaro ma è in ritardo, non ha lo stesso passo.

Va detto che, anche fermandosi, il risultato forse non sarebbe cambiato, perché in teoria il passaggio più logico è quello verso Perisic, che non va mai oltre la linea di Bastoni e Bruno Alves: Iacoponi, insomma, ha scelto solo con quale pena perire.

 

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