#ParmaInter 0-1: l’#Inter torna a respirare

Seconda parte

Il gol è il frutto naturale di un sincronismo che non è sempre facile vedere nell’Inter, ed è forse il primo vero grande problema quando parliamo di “fase di ultimo passaggio”: ovvero si tratta più spesso di errore nella scelta degli attaccanti (o meglio, dei riceventi) che non di chi deve passarla.

Stavolta è tutto giusto: Icardi che si allarga al momento giusto “aprendo” la difesa, Lautaro che si imbuca al momento giusto, Nainggolan che gli dà una palla col contagiri. Giusta e provvidenziale anche la posizione di Perisic che dà a Iacoponi quella insicurezza tipica di chi è in inferiorità numerica e che 9 volte su 10 ti fa sbagliare scelta.

 

In effetti c’è una cosa che non riesce benissimo, ed è il controllo di Lautaro, perché dopo il primo stop di sinistro la palla sbatte sulla punta del piede destro e si allarga quel tanto che, in quel momento, ti fa tirar giù imprecazioni a iosa, ma è anche quel tanto che basta per creare la separazione giusta tra Iacoponi e Lautaro, consentendo all’argentino di trovarsi la palla caricata sul destro con i giri giusti per lo sparo giusto.

Prolessi, o se vi piacciono gli inglesismi “flashforward”. È il 91esimo, Nainggolan è già uscito per far posto a Gagliardini, la partita si svolge lentamente verso la fine, Lautaro Martinez è a terra e consente alla regia uno stacco verso il Ninja, che è in panchina a discutere con Ranocchia. Dalla gestualità sembra volergli dire che, finalmente, hanno fatto il movimento giusto lì davanti, uno ad allargarsi per aprire il corridoio e l’altro imbucandosi in mezzo: l’impressione è che dica a Andrea che così è tutto più facile, che l’assist viene da sé, che basterebbe farlo più spesso.

Ha torto e ragione, perché è vero che certi assist sarebbero più semplici con i movimenti giusti, ma la palla di Nainggolan è un bijoux che comunque gli regala la palma del migliore in campo.

 

Ma prima di divagare torniamo al gol di Lautaro… a proposito, ho letto di tanti “Lautaro che salva Spalletti” ma nessuno a dare merito all’allenatore di aver cambiato la partita col cambio giusto al momento giusto.

Dicevamo, gol che si candida a diventare uno dei momenti topici della stagione, una cuspide di quelle importanti, fondamentali. Un fatto tecnico (ma è anche e soprattutto tattico, come abbiamo visto, che premia la scelta di pressing del duo croato e castiga l’insistenza su Kucka e la scelta di Iacoponi) che arriva al momento giusto, uno di quelli che sono buoni per “uccidere” la partita, per dare il colpo di grazia a un avversario ormai sulle gambe.

Il Parma ci prova da lì in poi, ma nel secondo tempo paga i primi 20 minuti fatti a ritmi folli, con un pressing persino troppo insistito per non lasciare segni sulle gambe e sulla testa dei calciatori.

Perché, sì, il Parma nel primo tempo ha messo l’Inter in una difficoltà bestiale, con i primi 20 minuti nerazzurri che risultano essere persino peggiori dei primi 10 visti contro il Bologna, risultato di una squadra imballata più nella testa che nelle gambe, soverchiata da chissà quali fantasmi, soffocato da paure ancestrali, da ansie inspiegabili, ma che appare tiranneggiata più da sé stessa che da fattori esogeni… anche se quelli, purtroppo, non mancano mai.

D’Aversa ci ha provato, sapeva dell’avversario in difficoltà, sapeva della sua fragilità mentale e ha scommesso su un inizio scoppiettante: un gol nel primo quarto d’ora poteva significare partita vinta. L’Inter ha resistito, non si sa neanche come, soprattutto alla sua confusione, alla sua lentezza: un’Inter così brutta e sconclusionata l’abbiamo vista davvero raramente.

 

In questi primi 10/15 minuti l’Inter ha perso soprattutto quella caratteristica che è riuscita a issarla al 4° posto l’anno scorso: l’identità, nel bene e nel male. Irriconoscibile soprattutto in Brozovic, pasticcione e con il dito pigiato con troppa frequenza sul tasto on/off, che ne ha condizionato in negativo la circolazione della palla.

I primi 5 minuti sono addirittura una specie di film horror che è meglio dimenticare in fretta.

L’Inter prende cazzotti come un pugile suonato che a metà incontro non ne può più e non vede l’ora di finire al tappeto per mettere fine allo strazio: ma siamo nei primi 15/20 minuti, l’Inter non può andare al tappeto, anche se il Parma pressa come se non ci fosse un domani e a ogni ripartenza tracima sulla difesa interista come una calamità naturale, con i malcapitati nerazzurri in attesa solo dell’onda giusta.

Se, però, rimane a galla è soprattutto per la tenuta dei due centrali difensivi che sbrogliano delle situazioni importanti, risultando come sempre tra i migliori, anche se De Vrij è andato in calando, perdendosi un po’ troppo spesso Inglese, soprattutto in un paio di occasioni sul primo palo, casistica che comincia a diventare sospetta.

 

L’Inter avrebbe anche l’opportunità di sbloccarla, al 19esimo, quando Perisic trova il primo passo giusto su Iacoponi dentro l’area e mette in mezzo sul primo palo dove c’è Icardi che però non trova quel tempo giusto per toccarla che in altre occasioni avrebbe trovato anche spalle al pallone: il capitano letteralmente irriconoscibile, nonostante Spalletti gli abbia evidentemente chiesto meno movimento nelle ultime partite… ma non è servito per trovarlo lucido sotto porta, anzi.

Pochi minuti dopo arriva la traversa di Gervinho, altro momento topico della partita.

Arriva quando già il Parma aveva già speso tanto e aveva esaurito forse il suo momento migliore del Parma, quello in cui l’Inter non riesce a controllare bene la palla, non tiene bene le distanze e il Parma trova facili ripartenze, proprio con Gervinho che, a parte un primo episodio nei primissimi minuti, non riesce a liberarsi di D’Ambrosio se ce lo ha alle spalle ma che, chiaramente, in velocità fa a fettine qualunque cosa abbia una vaga somiglianza col nero e azzurro.

 

Sembra l’ennesimo segno del destino, con il Parma che azzoppa la volontà di un’Inter che negli ultimi due/tre minuti aveva ripreso campo e aveva anche tentato qualche ripartenza (vedi occasione Perisic-Icardi).

La traversa, azione fatidica per un verso o per l’altro, spartiacque tra dramma nerazzurro e respiro.

L’azione parte con D’Ambrosio sulla trequarti parmense, evidentemente l’indicazione di Spalletti era più propensa alla marcatura a uomo che a zona, ma D’Ambrosio sbaglia totalmente il tempo dell’intervento e parte il contropiede con Iacoponi che raccoglie da Gervinho e gliela ridà sulla trequarti: per il calciatore ivoriano è uno scherzo ritrovarsi con campo davanti e soprattutto Vecino, che salta con una facilità disarmante dentro l’area senza trovare opposizione né dal rientrante D’Ambrosio né da De Vrij, troppo preoccupato di una deviazione col braccio.

 

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