#ParmaInter 0-1: l’#Inter torna a respirare

Ultima parte

La traversa grazia l’Inter.

Azione fatidica e spartiacque, in un verso o nell’altro che mi offre l’assist per un’analessi. È da poco finita la partita quando decido di mettere nero su bianco una considerazione nata proprio in quei 22 minuti, traversa compresa.

Perché l’Inter di Milano contro il Bologna non aveva giocato così male come ha fatto l’Inter a Parma contro la squadra di D’Aversa, eppure quei fischi partiti tra l’ottavo e il decimo minuto della scorsa partita hanno avuto l’effetto di spazzare via ogni residua traccia di possibilità, di convinzione, di lucidità in quella squadra.

 

A fine match contro il Bologna il resoconto post partita si chiude con una considerazione: “e Parma era ed è la più difficile di questo filotto… quasi quasi è una fortuna giocarla in trasferta.

Più che quasi: è una fortuna. Perché, secondo i parametri sansireschi, l’Inter dei primi 18/20 minuti avrebbe fatto bene a uscire dal campo per manifesta incapacità di giocare a calcio: li avrebbero presi per cialtroni, scansafatica, andate a lavorare e via con tutto l’armamentario del tifoso che paga e, proprio perché paga, ha il diritto di mandare affanculo più o meno chiunque anche se fossero passati appena 20 secondi.

Parma-Inter dà torto ai mugugnatori di professione, alle préfiche in servizio permanente, ai pessimisti che mettono le mani avanti per prendersi per il culo da soli prima che lo facciano gli avversari.

Perché l’Inter di Parma proprio su quella traversa ricostruisce sé stessa e lo fa sull’assunto che l’unico vero avversario che questa deve battere è sé stessa.

 

C’è una decina di minuti circa in cui ci provano, sbagliando: sbaglia praticamente tutto l’11 in campo, eccetto Handanovic che rimane inoperoso. Appoggi superficiali a metà campo, mani che si sbracciano, guardi un po’ persi che si incrociano spaesati, gente che prova a fare da sé sbagliando due volte, e via con tutto l’armamentario possibile di imprecisioni, di quelle più semplici, più banali.

Di quelle più pericolose.

Ma in questi errori l’Inter ritrova comunque presenza fisica, il fiato “si spezza” (è una frase gergale tra gli sportivi, è un fatto positivo), l’Inter guadagna campo e il Parma arretra il baricentro, senza trovare più i tempi giusti per il pressing.

C’è spazio per un ultimo grave errore di Brozovic, al 30esimo, palla regalata banalmente a Gervinho: l’azione prosegue verso Siligardi che rischia di fare gol su deviazione di un nerazzurro.

 

San Siro avrebbe fischiato ma è l’errore che schiaccia l’interruttore giusto, la prima risposta arriva dal figliol prodigo Perisic che impegna Sepe. Ma è il momento in cui tutta l’Inter cambia, soprattutto Brozovic che evidentemente ricollega tutti i fili giusti e riprende a macinare gioco.

Ci saranno altri errori fino al 45esimo (e tanti anche nel secondo tempo, va detto), ma è un’Inter diversa, si vede anche dal linguaggio del corpo: gli sguardi non sono più perplessi, le posizioni diventano giuste, i ritmi si alzano, la presenza in campo diventa altra roba, l’Inter pressa decisamente meglio e il Parma comincia a fare fatica seriamente.

La scimmia è evidentemente scesa dalle spalle dei nerazzurri, l’Inter si tranquillizza e sembra capire che si può sbagliare anche in serenità: gli ultimi 10 minuti sono giocati per oltre il 60% dalla metà campo in su.

L’Inter continua a sbagliare, come quando Joao Mario cicca malamente una palla invitante dentro l’area, ma sono errori che non pesano nell’economia della fiducia nerazzurra, tanto che dopo l’errore lo stesso portoghese, invece di implodere, va a recuperare palla e creare un’azione pericolosa.

 

L’ultimo vero grave errore (il successivo sarà quello di Nainggolan raccontato in apertura di articolo) è di De Vrij che si lascia uccellare da Inglese che, fortuna per l’olandese e per l’Inter, tira fuori. È il 43esimo ed è, a partire dall’occasione (si fa per dire) di Siligardi del 30esimo fino all’occasione (si rifà sempre per dire) di Inglese nel secondo tempo, anche lì al 30esimo, l’unica occasione in cui il Parma vede la porta nerazzurra.

In mezzo ci sono 45 minuti di tutta Inter, con i primi 30 del secondo tempo già raccontati e che parlando di un’Inter in crescita, soprattutto mentale. Per comprendere meglio, dal 45esimo al 75esimo l’Inter gioca oltre il 45% nell’ultimo terzo di campo avversario, tiene palla per oltre il 75%, con i primi 15 minuti addirittura ancora più soverchianti nei confronti dell’avversario: oltre l’80% di possesso palla.

È vero, tanti errori, tante imprecisioni, tutto quello che volete, ma una reazione di testa, di orgoglio, con buone risposte anche dal punto di vista fisico, soprattutto da chi (leggasi Nainggolan) ultimamente spariva dopo i primi 20 minuti giocati.

Non è un caso, per niente, che Nainggolan giochi, nel caso specifico anche discretamente bene (nel complesso è il migliore in campo, anticipo pagella) e l’Inter vinca. Perché, piaccia o non piaccia, è giocatore che ha caratteristiche uniche all’interno di questa rosa: senza lui in campo, l’Inter gioca tutto sommato peggio e raccoglie meno se è vero, come è vero, che con lui assente (o in campo per una manciata di minuti) l’Inter fa 1,4 punti a partita, mentre con lui in campo ne totalizza quasi 2,1, ovvero la differenza tra una squadra a fine campionato con 53 punti e un’altra con 79 punti circa

Piaccia o non piaccia.

 

È importante che l’Inter vinca con una sua prestazione positiva, ma è altrettanto importante che l’Inter ritrovi voglia, gambe, motivazioni e soprattutto testa per giocare una partita più che dignitosa (almeno se escludiamo i primi 15/20 minuti), largamente più che sufficiente. Perché il quartetto Sassuolo, Torino, Lazio e Bologna rischiava di lasciare strascichi lunghissimi, di quelli che ti portano a fine stagione a guadare nel bel mezzo del nulla… nulla se non sconforto.

Ed è altrettanto importante che l’Inter l’abbia giocata discretamente bene… commettendo i suoi errori, ma “giocandoci su”, senza perdersi d’animo e senza perdere la sua identità. Sembra quasi abbiamo tutti un po’ di pudore nel dire che, sì, inizio a parte, è stata una buona Inter.

Confortante.

Ma se c’è questa ritrosia è perché, lo sappiamo, la partita più complicata è sempre la prossima. E nelle prossime due non ci sono margini di errore più sostanziosi di quelli di ieri: si sono messi da soli nelle condizioni di non potere sbagliare partita. Il conforto, insomma, non regala che qualche giorno di respiro.

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