#ParmaInter, pagelle malpensanti del lunedì

Introduzione

L’Inter è una squadra per certi versi schiava di sé stessa. A scanso di equivoci: Spalletti non è un allenatore che lascerà impronte indelebili nel mondo del calcio, almeno per quanto riguarda gli aspetti complessivi del gioco, che comunque è destino destinato a poche manciate di allenatori. Ma è tecnico che ha avuto spesso ottime intuizioni sui singoli calciatori, sulle loro posizioni in campo, sulle loro potenzialità.

In qualche caso c’è del romanzato, come spesso succede. Perché, per esempio, Nainggolan aveva giocato trequartista già a Cagliari, così come Brozovic non lo inventa lui mediano/regista, dato che è il ruolo originario del croato e lui stesso, alla sua presentazione, si era definito come “centrocampista centrale o difensivo”. Così come Totti in attacco è prima una… necessità, più che intuizione, di Zeman, seguita da Trapattoni più avanti.

In altri casi ha avuto intuizioni per certi versi folgoranti (se qualcuno pensa che Pjanic regista sia idea di Allegri si sbaglia…) e, anche quando non ha “inventato” qualcosa, ha avuto l’intelligenza, o se volete anche la cocciutaggine, di insistere là dove altri si sarebbero arresi prima del tempo.

 

Il paradosso di questa sua caratteristica è che queste intuizioni nascono per adeguare la disposizione in campo al materiale tecnico che ha: ne sposta uno o due per provare a farli funzionare così come sono. Pjanic a centrocampo gli serve non solo per palleggiare e tenere palla meglio di quanto non avrebbero potuto fare Nainggolan o De Rossi, ma anche per innescare più rapidamente Salah o trovare Dzeko con precisione per far salire la squadra con i lanci lunghi.

Proprio Salah e Dzeko mi forniscono l’assist per chiudere il cerchio del discorso: l’Inter non ha calciatori di questo genere in squadra, ed è una delle ragioni per cui è schiava di sé stessa. Spalletti, come è naturale che sia, lo ha capito molto prima di tutti e raramente ha provato delle divagazioni: l’Inter non è squadra che sale rapidissima nelle ripartenze, perché abbiamo visto proprio contro il Parma che cosa succede in questi casi:

 

Avete visto? Non importa come finisce questa azione, conta solo che il movimento davanti al portatore di palla, e in questo specifica situazione sarebbe persino il miglior portatore possibile dopo Nainggolan, è davvero scarso, con Icardi che va in una sola direttrice e gli altri che partono con ritardo. E stiamo parlando del 39esimo del primo tempo.

L’Inter non ha un Salah nelle sue fila. Non pensate alle caratteristiche tecniche o di velocità, ma alla capacità di vedere la porta in situazioni di ripartenza: nella Roma, l’egiziano giocava spesso più avanti persino di Dzeko proprio per mettere a frutto questa sua capacità realizzativa: questa è, sì, un’intuizione tutta di Spalletti che in quel di Liverpool stanno replicando con successo.

L’Inter non ha neanche uno come Dzeko, che riesce a far salire la squadra con la sua capacità di proteggere il pallone: Icardi su questo fondamentale è migliorato moltissimo ma stiamo parlando di una specificità, quella del bosniaco, irraggiungibile per l’argentino.

L’Inter è, per come è costruita, a maggior ragione l’anno scorso, costretta a giocare in un determinato modo, Spalletti ha assecondato questa situazione perché da una parte non è granché modificabile, dall’altra garantisce all’Inter di tenere di più palla tenendo il baricentro più alto: si rischia complessivamente di meno e la tipologia di rischio porta più frutti, perché a baricentro basso l’Inter, questa Inter, difende generalmente peggio che a baricentro più alto.

 

In questa stagione la presenza di Politano e di Nainggolan ha portato delle novità, Spalletti sta facendo anche degli adattamenti perché questa squadra ha bisogno di alternative di gioco, altrimenti il rischio è di ritrovarsi, ad un certo punto, a condizione fisica calante, una squadra monocorde e prevedibile come accaduto per un (troppo) lungo periodo della stagione precedente.

È la ragione per cui vediamo Icardi muoversi di più… oddio, anche se nelle ultime 4-5 partite il movimento è stato nettamente minore rispetto a altri casi in stagione; la ragione per cui ha forzato il reintegro di Joao Mario, soprattutto nel momento in cui è mancato Nainggolan.

Gli allenatori di Serie A sono preparati, spesso più nello studio dell’avversario che non nell’impostazione di una propria idea di gioco: il nostro è un campionato in cui si dà più peso, a qualunque livello, alla contromossa più che alla… mossa. I difetti di questa Inter sono evidenti e ciascuno prova a sfruttarli col proprio metodo.

D’Aversa ha provato ad azzannare la partita dal punto di vista mentale, perché l’Inter in difficoltà mentale probabilmente sarebbe crollata al primo colpo: ha alzato il pressing, togliendo alla squadra di Spalletti la sua testa pensante, impedendo, o rendendo difficoltosa, la ricezione di Brozovic.

 

Il croato è, come ho spesso detto, la croce e la delizia di questa Inter: molto passa da lui, dipende da lui. Non è un caso che la prima parte di gara abbia visto un’Inter in difficoltà: perché era la difficoltà del suo regista, e l’Inter non ha grandi alternative se non, in questa fase, quella di creare più movimento con i trequarti. E non è neanche casuale che la partita sia cambiata nel momento in cui prima Nainggolan e poi Joao Mario hanno trovato lo spazio giusto alle spalle dei centrocampisti avversari, costringendoli a correre il doppio e mandandoli fuori giri.

D’Aversa ha commesso l’errore di insistere sulla contromossa più che sulle caratteristiche della sua squadra, se non quando ormai era troppo tardi dal punto di vista fisico: il Parma con baricentro più basso non ha più avuto la forza sufficiente per accompagnare l’azione e, al tempo stesso, garantire le coperture. Due gli errori più gravi, a mio avviso: avere chiesto a Kucka questo lavoro sfiancante, a elastico, tra posizione centrale di centrocampista costretto, però, a salire in pressing su Brozovic e, successivamente, averlo tenuto in campo nonostante fosse chiaro che fisicamente non c’era più. Il calcio spesso è casuale, molte altre volte no: la palla persa da Kucka non è casuale.

La scommessa era ad altissimo rendimento, ma troppo dispendiosa: il Parma ad un certo punto è andato fuori giri, pagando nel momento in cui l’Inter ha ripreso in mano le redini del proprio gioco.

 

Il primo pressing parmense è stato asfissiante:

Tanto da costringere sin da subito l’Inter a controlli azzardati, passaggi indietro e, in generale, un controllo di palla nettamente al di sotto della media stagionale.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...