#ParmaInter, pagelle malpensanti del lunedì

Seconda parte

Particolare attenzione, dicevamo, nei confronti di Brozovic, con contestuale “colpevolezza” della trequarti, soprattutto Joao Mario e in parte Nainggolan, che non hanno trovato subito la posizione corretta. La tattica di spostare più alto Kucka (o, in alternativa, Barillà), a prendere il croato, alla fine si è rivelata un mezzo suicidio:

 

La scelta va comunque compresa, anche se probabilmente un allenatore con più esperienza a certi livelli avrebbe probabilmente rinunciato a qualcosa dopo i primi segnali di cedimento. Perché l’Inter ha sofferto, davvero tanto situazioni di pressing che erano tanto più efficaci quanto meno nel vivo del gioco entravano Nainggolan e Joao Mario.

L’Inter dalla partita contro il Napoli dell’anno scorso ha insistito spesso sul possesso che parte dal basso, talvolta talmente basso da arrivare alla linea di fondo: il Parma non ha consentito a Brozovic & co. di impostare, almeno per i primi 20 minuti.

 

 

Che ci fossero, però, gli spazi per fare del male dopo una prima frazione di gara è risultato evidente da alcune ripartenze che l’Inter non ha saputo sfruttare. L’Inter schiava di sé stessa, dicevamo, talvolta incapace di reinventare qualcosa all’interno di un canovaccio stabilito, operazione che richiederebbe delle personalità tecniche e tattiche che in questo momento non ci sono, se non parzialmente in Joao Mario e Nainggolan.

Poi può averla tra  i piedi anche il più intuitivo dei tuoi centrocampisti, ma se il movimento è questo…

L’Inter, dicevamo, è poi cresciuta: in gran parte perché è cresciuto il movimento dei 3 sulla trequarti, con Spalletti che ha chiesto a Joao Mario e Perisic di giocare più in mezzo al campo; in parte perché il Parma ha prima provato ad adattarsi con una specie di 4-4-1-1, poi tornato al modulo di partenza ma con enorme sacrificio da parte di Siligardi e Kucka; in parte perché Brozovic non ne ha sbagliata quasi più nessuna.

 

Il Parma gli ha lasciato campo, i tre davanti hanno trovato spazio e il pressing avversario è praticamente sparito, con l’Inter che ha cominciato anche a giocare un buon calcio, con le solite intuizioni di Brozovic, che andrebbero celebrate a dovere:

Quando parliamo di buon calcio, parliamo anche di caratteristiche che spesso vengono fuori, a volte con più frequenza, altre volte meno (e in qualche caso non vengono fuori per niente), ma che mostrano una squadra che sa anche essere piacevole ed efficace, purché si muovano, purché ci sia del movimento che inneschi le intuizioni di Brozovic.

Da questo punto di vista, la prestazione di Perisic è diventata importante nell’economia del dominio che ha visto l’Inter protagonista tra il 30esimo del primo tempo e il 30esimo del secondo:

Schiava di sé stessa, sì, ma con possibilità di variare quest’anno, perché in campo ci sono anche caratteristiche diverse. In questo contesto, il movimento di Icardi diventa più che fondamentale, perché offre alternative che altrimenti non ci sarebbero. L’Inter è schiava di sé stessa, ma la presenza di centrocampisti più bravi ad andare “a rimorchio”, almeno più bravi di quelli dell’anno scorso, rende il lavoro di Icardi essenziale, soprattutto perché si aprono varchi importanti alle spalle dei centrocampisti avversari, e questo che a molti può sembrare “lavoro extra” in realtà non gli toglie nulla dal punto di vista della possibilità realizzativa: se Icardi non segna, insomma, è in gran parte demerito di qualcosa che manca a livello di serenità e/o concentrazione:

 

Questo è uno dei motivi per cui Spalletti quest’anno insiste di più, rispetto all’anno scorso, sul concetto di Icardi “manovriero”: perché ci sono compagni in grado di sfruttare questo lavoro. Vedremo un’altra azione nella pagella di Mauro.

L’Inter, insomma, l’ha cambiata soprattutto con la testa, con la voglia di riprendersi la partita, vincendo al tempo stesso i duelli individuali, ma soprattutto trovando le posizioni giuste nelle singole azioni, in un tourbillon di movimenti e sovrapposizioni che sono risultati indigesti all’avversario: peccato che sia mancato sempre (gol di Lautaro a parte) qualcosa nell’ultimo movimento.

Per concludere, l’azione del gol merita che si ribadisca un concetto. L’Inter non può permettersi né di non avere palla tra i piedi né di difendere bassa, perché sono queste le sue caratteristiche. E allora perché vediamo poco azioni come quelle del gol, in cui il pressing alto funziona e la ripartenza è micidiale?

 

Per tre motivi.

Il primo l’avete visto prima in un paio di occasioni e ho battuto molto su questo tasto: i movimenti di chi gioca sopra la palla sono spesso scarsi o sbagliati o con cattivo tempismo, oppure più spesso monocorde. Non è un caso che a realizzare il gol sia Lautaro, con la cortese collaborazione di un movimento atipico di Icardi (atipico per Icardi, of course), e Nainggolan che ha quelle caratteristiche che in sua assenza non hanno supplenti.

Il secondo, perché gli avversari in genere non affrontano l’Inter con un certo possesso palla, fatta eccezione per qualche rarità: è molto più frequente che il centrocampo nerazzurro venga tagliato fuori da verticalizzazioni o palle lunghe che contribuiscono a far perdere le distanze alla squadra di Spalletti.

Infine perché… perché in realtà il pressing alto efficace l’Inter lo fa più spesso di quello che crediamo. Di quel che crediamo vedendo. E siccome su questo tasto ci ritorneremo con il riflettore puntato, fateci caso anche voi da oggi in poi: ovvero quante volte all’Inter viene fischiato un fallo che non c’è su un’azione di recupero alto.

Se non ci farete caso, tranquilli, ci pensa ilMalpensante.

 

PAGELLE

HANDANOVIC SV

La Gazzetta dello Sport (mannaggia a me e quando la leggo!) mi costringe al lavoro extra, perché dice che è stato chiamato in causa “poche volte”. Dannazione, nessuna nella sostanza, se non vogliamo forzare il concetto di “tiro pericoloso” anche a cose che non gli somigliano neanche lontanamente.

Tocca pure meno palloni del solito, è spesso costretto a rilanciarla lontano senza pensarci: partita da ansietta sottopelle, ma niente di più. E solo perché gioca nell’Inter.

 

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