#ParmaInter, pagelle malpensanti del lunedì

Terza parte

D’AMBROSIO 5,5

Su Gervinho sbaglia il primissimo intervento in anticipo, dopo di che si regola a sufficienza, almeno per quel che riguarda il controllo dell’avversario quando è spalle alla porta.

I problemi arrivano quando Gervinho è girato, ma in quel caso rischia di soffrire praticamente chiunque.

Nel primo tempo pasticcia grossolanamente anche in attacco, tanto da consigliargli di starsene buonino sulle sue e con palla da giocare con più semplicità. Poi però pian piano cresce, si fa vedere in attacco, conquista anche qualche punizione utile e soprattutto comincia anche a trovare la posizione giusta, ma soprattutto riesce a scavalcare il pressing con 4-5 palle alte che a metà campo i compagni riescono a fare proprie: il Parma subisce e non si riprende più.

 

DE VRIJ 6-

Una partita che per molti versi poteva essere anche da 7 se non fosse che in almeno 4 occasioni si fa sbertucciare da Inglese come se quest’ultimo fosse il più scafato dei Suarez: lo spazio concesso nel primo tempo a Inglese è probabilmente la cosa più goffa della sua partita, inaccettabile per uno della sua bravura:

Ma in generale mostra di soffrire l’attaccante avversario, tanto che vince appena un paio di duelli e niente più, cosa che lo convince a giocare meno di fisico e più d’attesa: d’altra parte stai giocando contro Inglese, mica Lewandowski.

Meglio quando deve giocare “da libero”, con l’uomo più lontano: in quel caso sbaglia pochissimo i tempi delle sue scelte.

Meno preciso ed efficace del solito anche in fase recupero (appena una palla riconquistata) e in fase di costruzione (sotto il 90% la precisione dei passaggi), c’è da capire se è anche una questione di acciacchi o preparazione fisica: l’impressione, comunque, è che in Europa League non giochi.

Ah, dimenticavo: altra occasione in cui si perde un avversario sul primo palo. Gli diamo una regolata a questa casistica, sì?

 

SKRINIAR 7-

Lui, invece, trancia tutto ciò che gli capita a tiro: Inglese capisce l’antifona e si sposta presto verso il compagno di reparto, meno in palla. Fa una partita da par suo, con un paio di interventi che all’apparenza sembrano facili ma che hanno quasi del soprannaturale per tempismo, forza fisica e presenza.

ASAMOAH 6+

Prestazione non proprio sufficiente, va detto: spesso fa confusione, si intestardisce in dribbling assurdi, sale sulla fascia con un tempismo atroce che mette spesso in difficoltà Perisic (che infatti si trova meglio quando si accentra): insomma, in attacco è tutto fuorché un valore aggiunto. Anzi.

In difesa, però, regge l’urto e fa una partita più diligente del solito, più attenta. E c’è un episodio che va rimarcato, perché avviene meno di un minuto prima del gol: è una chiusura attenta, fatta con i tempi giusti, con Gervinho lanciato in profondità al limite dell’area, con tutta la difesa interista presa in controtempo e Inglese solo in mezzo all’area.

Insomma, una fetta del gol di Lautaro è sua: intervento che gli vale qualcosa di sostanzioso, benché indefinibile, in pagella.

 

BROZOVIC 7 (MVP)

Croce e delizia dell’Inter: partita da 4,5 nei primi 20 minuti, con la ciliegina attorno al 30esimo con una palla che più pasticciata non si potrebbe: palla regalata a Gervinho e azione susseguente che finisce fuori di poco grazie a una deviazione di Vecino su Siligardi.

Il fratello scarso di Brozovic, quello che abbiamo visto in cappotto al Meliá e pronto per partire verso la Spagna, sarebbe imploso all’improvviso trascinando nel suo mostruoso maelstrom tutta l’Inter.

Questo, però, è il fratello bravo, quello rapito dagli alieni: l’errore lo resetta, gli fa allacciare tutti i connettori e da quel momento in poi sbaglia praticamente nulla. Diventa una sorta di semi-dio in campo, vince praticamente tutti i duelli, sbaglia pochissimi passaggi, ragiona, imposta, recupera, randella, corre e dribbla, inventandosi piroette e diventando improvvisamente aggraziato, roba che non ci credi neanche dopo averlo visto sempre in campo, lui che fino a qualche minuto prima sembrava la versione calcistica del gobbo di Notre-Dame:

 

Soprattutto trova varchi dove più o meno chiunque troverebbe impedimenti, facendo sì che in compagni si facciano più audaci nel cercare posizioni pericolose alle spalle dei centrocampisti avversari.

Se solo lo facessero (dargli fiducia, dico) più spesso…

Col gol sarebbe stato anche il man of the match, glielo nega il palo.

JOAO MARIO 6

Partita sottovalutata la sua, perché è costretto inizialmente a stare largo e ne soffre un po’, poi però Spalletti concede a lui e a Perisic la libertà di svariare su tutto il fronte d’attacco, diventando lui uno dei perni su cui si appoggia tutta la manovra nerazzurra.

Lui non fa cose eccezionali ma quello che spesso sembra un suo difetto diventa improvvisamente un pregio: triangoli a uno o due tocchi al massimo, sovrapposizioni, movimento perpetuo. Se il Parma a metà campo salta per aria è anche per merito di questo genere di giocate.

 

VECINO 5,5

Alla fine mi sono arreso, insufficienza fu. Perché la prima mezz’ora dell’uruguaiano è davvero ai limiti del disastro: spesso fuori luogo, impreciso e utile praticamente solo per ribattere il tiro di Siligardi in angolo.

Poi, però, come d’incanto cresce e se si desse un voto solo al suo secondo tempo sarebbe decisamente sopra la sufficienza, ma l’Inter non può permettersi né un Vecino a mezzo servizio né un centrocampista che sale di livello quando l’avversario è più stanco o sfilacciato. La sola corsa (è quello che macina più km, vedere pagella di Perisic), insomma, non basta.

Spalletti gli chiede cose diverse dall’anno scorso e non sempre trova il tempo e la posizione giusta. Rispetto alle ultime uscite, comunque, sembra stare meglio fisicamente, cosa che gli consente di sbagliare qualche passaggio in meno: finalmente ritorna sopra il 90% di efficacia sui passaggi.

 

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