#ParmaInter, pagelle malpensanti del lunedì

Ultima parte

NAINGGOLAN 7+ (man of the match)

Ma se salta è soprattutto per merito di un Nainggolan ritrovato che già nel primo tempo, in mezzo al marasma generale, era stato l’unico a dimostrare di avere le idee chiare.

Gioca una partita diligente in fase di impostazione, rischia poco, e si fa trovare spesso libero soprattutto quando le maglie della trama difensiva parmense Parma si allargano. Ancora non affonda il colpo nei tackle e nei contrasti, ma il fatto che sia quello più chiamato in causa nei duelli è segno di uno che in questa specifica situazione di gioco ha il cosiddetto killer istinct: quando sarà in forma sarà un ulteriore valore aggiunto.

Nainggolan per l’Inter è prezioso, perché non ci sono alternative a Nainggolan, che piaccia o meno. E, va detto, non ci sarebbero state alternative neanche in estate, non a costi contenuti almeno: piuttosto che dargli contro, la vera speranza è che funzioni lui e tutta l’Inter.

 

PERISIC 6+

È uno di quelli che corre di più, quello che tatticamente in fase difensiva fa le scelte migliori anche nel periodo peggiore dell’Inter.

Da questo punto di vista Perisic ha raggiunto una maturità che altri non hanno: se è in ritardo, è lui a richiamare il compagno (spesso Brozovic) per compensare la sua assenza, lui scala in mezzo: piccolo aggiustamento, breve, ma necessario; se sono in ritardo i compagni, lui è tra i primi a coprire il varco, soprattutto quando Asamoah si perde nelle sue malriuscite elucubrazioni tecniche.

“Ma Perisic deve fare la differenza!”

“Mica è pagato per fare il terzino: lui è un attaccante!”

E via con tutta la serie di obiezioni più o meno condivisibili. Ma vanno anche fatte delle precisazioni.

Vero che Perisic è lontano parente da quell’attaccante da doppia cifra dell’anno scorso sia in fatto di gol che di assist: gli manca dello spunto, gli manca rapidità e si vede quando non riesce a superare il suo diretto avversario con continuità, cosa che fisicamente gli dovrebbe riuscire più frequentemente.

Ma se è vero che non segna, che è impreciso, è anche vero che spesso il suo ruolo di “assistman” lo fa, solo che per avere efficacia ci vuole anche la gentile collaborazione di chi gli gioca accanto: quei due/tre assist possibili a partita li tira sempre fuori, in un modo o nell’altro. Ma è argomento al quale sarà dedicato approfondimento a parte.

 

 

Anche contro il Parma è riuscito a creare: se poi trova Icardi in giornata no e il suo assist viene vanificato, è davvero tutta colpa di Ivan?

ICARDI 5

Mauro è evidentemente in uno stato mentale particolare, non so se è scarsa concentrazione, se c’è qualche distrazione di troppo (contratto? Spalletti fa capire di sì), oppure se è una questione fisica. Il problema è che in campo a volte gli vedi fare delle cose che non sono da lui, azzardi tecnici fuori dal suo bagagliaio… mi spiego meglio: lui certe cose le saprebbe fare, ma non con questa aria da “improvvisazione” che gli vedi a un chilometro di distanza, con il risultato di apparire di una goffaggine inaudita:

Mauro sbaglia, sbaglia tanto, sbaglia qualche gol di troppo quando a lui in passato bastava mezza occasione, neanche una intera, per realizzare gol. Magari farne due con la stessa mezza.

Per questo non è una malvagia idea che giochi con più ariosità in mezzo al campo perché, quando decide di aiutare la squadra, la manovra ne guadagna: nelle ultime partite ha deciso di farlo meno spesso e l’Inter ne risente eccome.

 

Lui deve capire che non è questione di gol o non gol, ma questione di avere fiducia lui, di averla i compagni in lui, di essere utile e, al tempo stesso, diventare meno prevedibile. Perché per fare gol da isolato là davanti è necessario che i compagni inventino qualcosa, mentre se cambia registro è più facile che la casistica delle palle buone ricevute aumenti, così come la difficoltà dell’avversario nel leggerlo.

Qua, per esempio: non lo leggono sulla trequarti, non lo leggono al limite dell’area se non in recupero: ma un Mauro in forma, mentalmente connesso, lì avrebbe tirato di prima. Segnando.

L’Inter ha bisogno di un Icardi che funzioni, risolvetegli ‘sto dannato problema.

LAUTARO MARTINEZ 7

Ha una media gol per minuto migliore di tantissimi calciatori più osannati di lui, eppure sembra che ‘sto ragazzo di appena 21 anni debba dimostrare granché.

 

A noi basta che in campo metta la voglia giusta, la grinta giusta, di restare sempre dentro la partita e capire che possono bastare anche soli 15 minuti per fare la differenza: contro il Parma gli sono bastati meno di 100 secondi.

Per certi versi dà ragione a Spalletti sulle due punte, perché non c’è una occasione in cui accompagni in copertura sotto palla: e questa squadra può consentirselo solo in determinati contesti. Ma anche su questo ci torniamo a parte.

Ma, che so, già a partire dall’Europa League vederlo come unico centravanti no, vero?

SPALLETTI 7

Al 12esimo minuto lo sconforto è tale e tanto che, se potesse, comincerebbe a fischiare lui al posto di tutto San Siro: quel “mammamia” biascicato in panchina, col volto cinereo, l’espressione atterrita e quasi vinta, compongono il quadro di uno sconforto che è suo e di tutti i tifosi interisti.

 

Ci mette qualche minuto per razionalizzare, vedere che il Parma sta cedendo e comincia a muovere i tre alle spalle di Icardi, comincia a chiamare il pressing alto e tutta l’Inter se ne giova.

Quest’anno gli sono stati rimproverati spesso i cambi, questione pelosissima e più che opinabile. Quel che non gli si può imputare è il tempismo, a differenza dell’anno scorso: perché ha messo mani all’Inter quando era necessario farlo.

Stavolta non ci rimugina più di tanto su e mette Lautaro giusto dopo che l’Inter era apparsa in calando all’improvviso. E qui va precisata una cosa: che se quel cambio lo fa Allegro, lo fa Ancelotti o lo fa chissà chi, improvvisamente diventa un mago, uno che legge le partite, uno che le cambia le partite, uno che le plasma le partite; lo fa Spalletti… oh, e che volete che sia? ‘na botta di fortuna, la mossa della disperazione, ha messo mani ai suoi stessi errori.

Perdio, mister: sui passi falsi ci sono colpe tue come colpe di tanti, ma sulle vittorie non te ne concedono neanche mezza.
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