#InterSampdoria 2-1: al momento giusto…

Introduzione

Non era facile.

Per niente, non era facile per niente. Prima della partita stavo per scrivere “fateci vedere quanto valete” ma mi sono fermato, perché in realtà non corrispondeva al mio pensiero: non era questione di “valori”, ma di momento.

La crisi con Icardi e tutto il bailamme suscitato dalla vicenda hanno posto l’Inter in una condizione pericolosissima, la peggiore possibile per l’Inter, una di quelle situazioni che nel passato hanno avuto un solo risvolto, ovvero il peggiore. Non che ci siano mai stati casi di questa particolarità, ma in situazioni di altissima tensione l’Inter ne è spesso uscita a pezzi. Anche di più, intendendo sia a pezzi che spesso.

Aver vinto sia contro il Rapid, pur con una partita così così, sia contro la Sampdoria rimette le cose un po’ a posto e l’Inter in una posizione di forza. Non è un aspetto da sottovalutare: perdere o pareggiare avrebbero complicato le cose, maledettamente. Le vittorie, in questi casi,  sono la migliore medicina possibile:

L’Inter, dopo Rapid e Sampdoria, si è messa nelle condizioni di vincerla davvero. Il momento è delicato, ma ho sempre reputato Mauro un ragazzo più intelligente di quanto non piaccia dipingerlo e sono convinto che ci siano ancora margini per arrivare a più miti consigli. Adesso, dopo il pugno duro da parte di entrambe le parti, è il momento delle diplomazie: se l’Inter riuscirà in questa (piccola o grande, chi può dirlo?) impresa, avrà ottenuto molto più di una vittoria contro Rapid e Sampdoria, molto più di un formidabile attaccante riallineato alla causa.

 

In una situazione più che limite ha ottenuto zero danni in termini di punti e chance di qualificazione al prossimo turno di Europa League, ma soprattutto mandato un messaggio chiaro a tutto il resto della squadra, quella stessa squadra che si è ammutinata con De Boer, ha scaricato Pioli, s’è addormentata tra dicembre e febbraio scorso: quella stessa che a inizio 2019 aveva all’interno gente che, fuori dalla Champions, magari era tentata di pensare che la stagione era già finita.

Non credo fosse il “progetto” iniziale, perché per come si sono manifestate e evolute le cose mi è parso che c’è stata sin troppa improvvisazione, troppa approssimazione. Ma che importa se, alla fine, il risultato è più che positivo?

Ricucire con Mauro, includendo persino quel tanto discusso rinnovo, porterebbe tutta l’Inter in una nuova dimensione.

Non credo ci siano vie di mezzo: o Icardi andrà via, e in questo caso aspettiamoci la destinazione peggiore possibile (per noi interisti), oppure Icardi resta, con un ruolo diverso, meno responsabilità sulle spalle, meno pressioni, meno (evidentemente, da quel che apprendiamo) conflitto interno con lo spogliatoio, e soprattutto con una squadra che ha certamente recepito il messaggio.

 

Avevo deciso di non parlare della vicenda… se ci si arriva è perché il risvolto principale di Inter-Sampdoria è proprio questo: le vittorie sono le medicine migliori, sono quelle che ti consentono di gestire meglio anche vicende spinose. Finché vinci, tu squadra-società, hai ragione, quale che sia la parte di ragione che emerga.

Da San Siro ieri sono arrivati dei segnali importanti.

Il primo è che questa squadra non può permettersi, così a cuor leggero, di perdere uno dei suoi top player: che piaccia o meno, Icardi è comunque uno dei migliori giocatori in squadra. Se l’Inter è destinata a separarsi da Mauro deve comunque farlo nella migliore delle trattative possibili, trattandolo da top qual è.

Nel primo tempo ci sono state alcune situazioni che hanno lasciato più che perplesso, situazioni intese in senso tecnico e tattico, errori a volte banali, a metà tra forma fisica, che per qualcuno è in calando (nel caso di Politano è in pauroso calando), e limite tecnico che emerge improvvisamente non solo quando devi fare una scelta che non è più lineare e immediata… ma succede anche quando fai la cosa che sembra più facile di questo mondo. E forse è proprio per questo che la sbagliano.

 

Il tweet è piuttosto autoesplicativo, ma andiamo con ordine.

Spalletti si affida al 4-2-3-1 per mettere Nainggolan nelle migliori condizioni possibili, ovvero libero di trovare spazio a seconda delle necessità, ma soprattutto per andare a rimorchio di Lautaro Martinez, che sembra decisamente più predisposto di Icardi per fare questo genere di lavoro di sponda. Ma ci torniamo con calma.

Il 4-2-x ha, però, degli effetti negativi. È una delle cose che Roberto Mancini imparò a sue spese nella sua prima Inter, quella dei tanti pareggi: soprattutto contro squadre che giocano con un trequartista, a maggior ragione se con due punte davanti, i due centrocampisti centrali vanno costantemente in sofferenza.

 

Questa Inter ce l’ha come sofferenza patologica: alle spalle di Brozovic e Gagliardini si aprono spesso varchi immensi che la difesa non riesce… o forse non può leggere.

Giampaolo sceglie Saponara sulla trequarti e si affida al suo solito 4-3-1-2 che diventa pericoloso soprattutto in ripartenza, a maggior ragione con squadre che hanno il problema dell’Inter appena evidenziato: con due attaccanti puri, la difesa nerazzurra è “spinta” ad arretrare qualche metro in più, perché sia Defrel che Quagliarella sono bravissimi a giocare alle spalle dei difensori e negli half space (particolare sofferenza iniziale soprattutto per D’Ambrosio), creando così una netta separazione tra metà campo nerazzurra e difesa in cui Saponara riesce a trovare sempre la posizione giusta, senza che ci sia mai una lettura adeguata da parte dei centrocampisti centrali dell’Inter e nonostante si sentano le urla di Spalletti in proposito.

 

Spalletti non la pensa come me, si insiste sul 4-2-3-1 e fortuna per l’Inter che il trequartista doriano è… Saponara.

I primi 5 minuti sono più incoraggianti di quanto non ci si attendesse, e proprio al 6° c’è già una buonissima azione con l’Inter che esce in palleggio sull’out di destra, propria trequarti, sull’asse D’Ambrosio-Politano, con l’ala che appoggia su Gagliardini: il centrocampista italiano non ci pensa due volte e lancia in avanti verso Lautaro Martinez che si invola verso la porta.
Sembra l’occasione perfetta perché c’è Andersen che non tiene correttamente la linea mentre Lautaro prende il tempo a Tonelli. Spalletti si era chiesto se Lautaro aveva le stesse ferocia e determinazione di Mauro: la palla centrale su Audero dà una prima risposta. Parziale, certamente, ma pur sempre risposta.

 

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