#InterSampdoria 2-1: pagelle malpensanti e tattica

Introduzione

Ammetto che l’Inter, in relazione a ilMalpensante.com, sta letteralmente rubando una fetta consistente della mia personale passione calcistica. A volte (mi) è necessario rivedere le partite anche senza impellenti necessità di analizzarle e questo significa dover rinunciare a qualche altra partita che mi piacerebbe vedere.

Ha, però, degli aspetti positivi, perché rivedere le partite, come ho spesso detto su queste pagine, riserva spesso moltissime sorprese ed è rarissimo che una partita rivista non racconti molto più di quanto non faccia la prima visione.

Due paragrafi necessari per dire che anche Inter-Sampdoria rientra pienamente nella casistica, perché nel rivederla sono emersi alcuni aspetti che durante la gara non erano così chiari. E se provassi a estrarre un “cloud” del brainstorming che viene fuori dagli appunti, una frase emergerebbe tra le tante: gran partita della Sampdoria.

 

Le prime analisi si basano, per forza di cose, su fatti incontestabili e macroscopici: che l’Inter abbia avuto più occasioni, che abbia vinto, che l’avversario sia arrivato in porta sostanzialmente 2/3 volte (gol compreso), sono verità inoppugnabili che ci lasciano raccontare di una vittoria largamente meritata e un’Inter che ha messo pressione alla Sampdoria.

Anche su queste pagine non ci sono stati dubbi: l’Inter ha stra-meritato la vittoria.

I meriti della Samp e l’assenza di Icardi

Togliamo ogni dubbio: anche con la seconda e terza visione non c’è dubbio, l’Inter ha meritato la vittoria. Quello che è emerso, però, è che la Sampdoria ha fatto una gran partita e che l’Inter ha avuto la sua dose settimanale di sofferenza, più del solito.

Due ragioni sono il fondamento di questo fatto: il primo è l’assenza di Mauro Icardi, la seconda è l’impostazione della Sampdoria.

L’assenza di Icardi ha pesato, in termini positivi e negativi. Mauro è un accentratore di attenzioni, sia dei compagni che degli avversari: nel primo caso lo è anche quando riceve pochissimi palloni. Come abbiamo più volte detto su queste pagine, quando Mauro si… “infogna” nel mezzo dei due centrali avversari risulta essere oltremodo condizionante, con l’accezione chiaramente in negativo.

L’azione dell’Inter è più prevedibile, i compagni sono quasi costretti a giostrare su specifici binari di gioco. Quando, invece, Mauro decide di muoversi e spaziare, risulta essere un incredibile valore aggiunto perché ha mostrato anche ottime doti di tecnica e visione di gioco quasi insospettabili negli anni precedenti.

 

C’è però una considerazione da fare anche sul Mauro Icardi “infognato”. Gli avversari hanno piena consapevolezza della sua abilità nel segnare anche gol complicati, sanno perfettamente quanto sia letale: anche il semplice fatto che appaia “dormiente” accanto a loro è quasi un segnale di pericolo costante. Questo porta tutta la difesa avversaria a tendere all’arretramento, inevitabilmente.

Da una parte l’Inter guadagna campo, possesso palla e predominio territoriale, dall’altra perde imprevedibilità e alternative di gioco: queste ultime non sono specifiche “colpe” di Icardi bensì emergono all’emergere dei limiti tecnici individuali.

Mancando Icardi, la difesa della Sampdoria ha giocato più alta, ha osato di più, sia in fase di non possesso palla sia con pieno possesso, anche perché Lautaro Martinez parecchio pressing in meno rispetto a quanto non ne faccia generalmente Icardi. Lautaro, però, ha compensato con altri aspetti che vedremo soprattutto nella sua pagella.

La seconda ragione fondante, dicevamo, è l’impostazione della Sampdoria, a cui va affiancata l’applicazione pedissequa dei dettami tattici di Giampaolo da parte dei suoi calciatori.

 

Da una parte un pressing molto alto, dall’altra due punte e mezzo che cambiano atteggiamento nelle due fasi: se in possesso palla, partono larghissimi per poi scegliere se accentrarsi (più spesso) o rimanere larghi per ricevere il pallone (Quagliarella meglio di Defrel) o consentire gli inserimenti di Saponara e degli interni.

Spazi intasati al centro, ricezione di Brozovic (soprattutto) e di Gagliardini limitata al minimo necessario; difesa alta e anche un controllo di palla decisamente migliore della media della Serie A: l’impressione è che a Giampaolo basterebbero due/tre pedine (un trequartista di ottimo livello, almeno uno più in vena tra Tonelli e Andersen, un interno che abbia fisico e gol in canna) per potersi guadagnare con facilità un posto in l’Europa.

Un’Inter diversa…

Tutto ciò ha avuto un effetto che è stato qui descritto già nella prima analisi post partita ma che è necessario rimarcare ulteriormente: abbiamo visto un’Inter diversa per tanti aspetti rispetto a quella vista da quando Spalletti ne è l’allenatore.

La prima e più evidente conseguenza è un possesso palla nettamente più difficoltoso, soprattutto in quella specifica caratteristica che Spalletti ha sposato, totalmente, dalla prima partita contro il Napoli dell’anno scorso, ovvero ottobre 2017: il possesso palla dal basso, talvolta bassissimo, talmente basso da partire persino dalla linea di fondo, con tutti i potenziali rischi che ne conseguono.

 

L’Inter con la Sampdoria è stata costretta a tenere meno palla, situazione alla quale si è anche in parte volutamente sottoposta, visto che ha fatto un gioco più verticale di quanto non faccia di solito. Peccato che la partita di Brozovic sia stata bruttina (ci torniamo poi), perché sarebbe stato davvero interessante vedere in azione le ottime doti del croato con una tipologia di gioco in cui è più importante la visione in profondità di quanto non accada di solito nell’Inter.

Nella sostanza, quindi, abbiamo avuto sotto gli occhi una squadra diversa, come accennato durante il match sui social:

A supporto di questa considerazione arrivano le statistiche, che proviamo anche a innestare in un quadro generale.

 

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