#InterSampdoria 2-1: pagelle malpensanti e tattica

Terza parte

Come scritto in precedenza, la Sampdoria ha fatto un grandissimo lavoro in fase di pressing. Il 4-3-1-2 è un modulo che soffre moltissimo sulle fasce, ma va detto che Linetty è stato bravissimo, sempre pronto a sostenere la difesa di Murru, col sostegno contestuale di un Andersen che però non ha fatto una gran partita; dall’altra parte, Praet si è praticamente annullato per impedire che il duo Perisic-Dalbert sfondasse, e non è un caso che al calare della copertura degli interni sia uscito Perisic nel secondo tempo: quando Berezynski si è trovato ripetutamente contro il croato negli uno contro uno, è stato solo questione di tempo per cedere l’onore delle armi all’ala interista, impegnato e attivo come nelle giornate migliori.

Vero è che il 4-3-1-2 comporta tanto lavoro degli interni a scalare sulle fasce, ma è altrettanto vero che diventa pericoloso contro i centrocampi a 2, ma consente anche di fare un pressing mirato ed efficace proprio contro quelle squadre che basano gran parte della propria manovra sulla gestione di uno o due centrocampisti centrali.

La Sampdoria ha pressato altissima e benissimo, senza focalizzarsi su una specifica marcatura su Brozovic ma occupando gli spazi talmente bene da impedirne comunque la ricezione. In genere il croato si attesta, decina più o decina meno, attorno ai 100 passaggi a partita, a meno che non sia marcato a uomo: contro la Sampdoria ha effettuato appena 51 passaggi, Gagliardini 22, ovvero una quantità di passaggi che, sommata tra i due, non fa un Brozovic “normale”.

Chiaramente questa Inter così “diversa” ha anche questo come effetto secondario… o è viceversa? Entrambe le cose.

 

Il disegno è chiarissimo sin dai primi minuti:

Anche a costo di sacrificare qualcosa sugli esteri, almeno in costruzione, e di concedere una costruzione più agevole a De Vrij e Skriniar, la Sampdoria ha occupato la parte centrale per costringere l’Inter proprio sugli esterni.

Pur non essendoci una specifica marcatura su Brozovic, spesso Saponara si è trovato a calpestare le stesse zolle, direi fisiologicamente: come vedremo nelle due immagini successive, il trequartista doriano si è trovato a doversi opporre a Gagliardini e Brozovic. Importantissimo il lavoro di Defrel (più impegnato i Quagliarella nel pressing) e degli interni, Linetty e Praet, bravi a stringere in mezzo in fase di costruzione, bravissimi a compensare l’inferiorità numerica sugli esterni a palla che supera metà campo:

 

La centralità del pressing doriano ha portato l’Inter a condizionare il gioco dei due centrali di centrocampo, con il risultato che l’Inter ha sostanzialmente perso il controllo della metà campo. Anche i tocchi all’interno di quello spazio chiamato “centrocampo” sono davvero diradati rispetto a una “normale” partita dell’Inter di Spalletti (e del nuovo Brozovic).

Questa è la touchmap sommata di Brozovic e Gagliardini:

Notato il “buco”? Col senno di poi è davvero notevole il fatto che l’Inter abbia fatto, nel complesso, una buona partita pur gravata da questa inefficienza a metà campo.

Ma non è tutto merito della Sampdoria, perché l’Inter ci ha messo del suo: Gagliardini e Brozovic hanno spesso sbagliato i tempi delle uscite, creando voragini alle loro spalle: le spaziature tra i due reparti (difesa e centrocampo) hanno spesso superato il tetto dell’atrocità purissima, diventando un controsenso. Più volte Spalletti ha indicato (soprattutto a Gagliardini) la posizione ma senza effetti.

 

Atteggiamento chiaro sin dai primi minuti: a palla bassa della Sampdoria, l’Inter “caccia la palla” altissima, con Gagliardini che insegue Ekdal quando Nainggolan va altrove, mentre Brozovic segue Praet.

La tempistica, però, è talmente orribile da far finire a vuoto quasi ogni pressing fatto: questa sequenza parla da sé. Prima immagine, palla che deve uscire da Tonelli a Praet, ma Brozovic è in ritardo:

Nonostante la possibilità, Tonelli sceglie saggiamente l’esterno, Brozovic si lascia risucchiare facilmente dall’arretramento di Praet: l’effetto è che alle spalle dei due centrocampisti centrali interisti c’è una voragine sulla quale pasteggia (la “t” non è, chiaramente, un errore) Saponara ma per fortuna i danni sono sempre limitati perché… è Saponara.

 

L’azione evolve, si blocca, riparte dall’altro lato e 20 secondi dopo l’Inter si trova totalmente scoperta, con la difesa attratta in basso soprattutto da Quagliarella:

Quando poi ci si trova costretti a indietreggiare per scegliere il tempo giusto per l’uscita a “palla scoperta”, la Sampdoria si è spesso ritrovata con un gran vantaggio numerico sulla trequarti.  Fortunatamente per l’Inter, non ha mai fatto pagare il conto.

In questo rallentatore è ancora più evidente.

Non nego che l’idea potesse avere una sua ragione d’esistere, soprattutto perché si è scommesso forte sui limiti tecnici della metà campo doriana. In realtà, però, il limite tecnico è emerso dalla trequarti in su:

 

In quest’altro spezzone si nota ancora di più, perché vediamo la posizione di partenza di Saponara e Brozovic: ed è proprio il croato il maggiore responsabile di questi buchi perché, anche volendolo cercare, non sono riuscito a trovare un tempo di pressing come si deve in tutti i 90 minuti:

Questa corsa a inseguire Saponara l’avrà non so quante volte, tanto che durante il match la casistica ha richiesto una sottolineatura tramite social, che serve sempre come “memoria storica”:

 

Indice

Loading Disqus Comments ...