#FiorentinaInter: l’abisso di merda che è il calcio italiano

Seconda parte

Peccato, per lui e per la Serie A in formato wrestling, peccato anche per quella bipbipbip (mettete voi un sostantivo a piacere) di nome AIA, che non c’è un solo appiglio, non uno soltanto, che corrobori e giustifichi la decisione dell’arbitro: se anche non fosse l’unico tocco, il primo di D’Ambrosio è inequivocabilmente del petto e se anche ve ne fosse un altro di braccio, è secondario e dovuto al tocco di petto.

Ergo, non è rigore mai, neanche nella fantascienza, neanche nella mente del più accanito degli hater dell’Inter.

 

Non è rigore mai, da nessuna parte, tranne che nell’abisso della mente di Abisso… che però a me pare decisamente più lucido, più furbo, più determinato di quanto non lo si lasci passare: basterebbe vedere come ha condotto la partita, come ha condotto il secondo tempo, come ha modellato il metro arbitrale a uso e consumo della sua partita, non della partita di calcio: di “metro arbitrale” ne abbiamo parlato tantissimo su queste pagine e la direzione di Abisso sarebbe perfetta per un approfondimento ad hoc, perché racconterebbe il vero peso di un arbitro all’interno di una gara.

Anche se qui, è chiaro, la vera discriminante è un errore marchiano, macroscopico, accecante, inaccettabile. Schifoso per come si è determinato.

Errore aggravato da quello che era apparso evidente sin dal primo momento, ovvero che l’azione è inficiata anche da un clamoroso fallo di Chiesa (tra l’altro minimo da giallo, visto il gomito largo) su D’Ambrosio: in questo caso l’errore è del VAR Fabbri, perfetto fin lì, che forse si lascia trasportare troppo dal singolo episodio per non rivedere tutta l’azione.

 

Ecco perché ci vogliono gli specialisti del VAR ed ecco perché così com’è non funziona: avete distrutto uno strumento di verità, di regolarità dei campionati e delle partite, per farne strumento a uso e consumo di qualcosa che col calcio giocato non c’entra niente.

Scrivevo: e ci convinceranno di una delle due cose: o che l’assistenza video è totalmente inutile (e ci faranno una guerra se funziona: sarà persino dannoso). Non sono finito così lontano dalla verità.

Per quale ragione Abisso sbaglia e/o decide di sbagliare?

Qui si entra su un campo interpretativo che non voglio approfondire per ovvie ragioni. La somma di alcuni eventi è quantomeno sospetta, ma sta a ciascuno di noi pensare che fosse “preda del pubblico di casa” (come se si arbitrasse, in genere, in campo neutro o stadi sereni con il direttore di gara), se c’è una naturale predisposizione “contro” (vedi coppa Italia, Lazio) o se si vuole pensare a qualcosa di più grande: ma non è interesse di chi vi scrive, almeno non stavolta, approfondire la tematica dei perché.

Ci sono tante letture, questa è una interessante perché apre altri scenari:

Quello che resta è che Abisso sbaglia e lo fa consapevolmente: se è per paura, premeditazione, per insicurezza, per vanagloria, per presunzione, perché è stupido, perché non è capace… non mi interessa.

Certo, sarà interessante capire come verrà sanzionato: perché quello ci darà la misura di come si muove l’Aia.

E l’Inter che fa?

E l’Inter? Ho scritto anche di questo: se in passato ho sperato, persino agognato, un intervento della società, negli ultimi anni mi sono convinto che non reagire è stata una mossa saggia nella stragrande maggioranza dei casi: mi sono convinto, sinceramente, che avrei commesso un errore grossolano nel mettere l’Inter a muso duro contro chicchessia.

Oggi no.

 

Soprattutto non dopo le prime due giornate di campionato arbitrate come le abbiamo subite, non dopo il clamoroso mani di Dimarco (altra vergognosissima pietra dello scandalo), non dopo la campagna imbastita per più di una settimana per il fantomatico “fallo di polpastrelli” che ha portato una mandria di deficienti a pensare che se la tocchi coi polpastrelli tutto sommato non è fallo di mani… tra l’altro Fiorentina ricompensata immediatamente la settimana successiva con una direzione allucinata contro l’Atalanta.

Non si può stare in silenzio oggi dopo aver subito, per quasi un mese, le nefandezze mediatiche post Roma-Inter.

Perché sembra abbastanza chiara la direzione dei media mainstream, vi basta leggere i titoli di giornale: quando si vuole fare sensazione e si vuole rimarcare l’errore, allora c’è l’errore dell’arbitro, del Var, è una vergogna, è un errore clamoroso; quando, invece, si vuole sminuire l’errore, i riflettori vanno sulle proteste, sulla rabbia di chi ha subito.

Come se in quella lamentela ci fosse, vuoi o non vuoi, qualcosa di sbagliato, mentre nel primo caso a essere sbagliata è la decisione.

 

Non è materia da trattare con superficialità: immagini e titolo (a maggior ragione se prima pagina) sono letti dal 100% di chi prende in mano un giornale; una gran parte si perderà tra occhielli, catenacci e rimandi, ovvero gli elementi a contorno, approfondimento e spiegazione del titolo; una fetta ancora un po’ più piccola approfondirà col sommario, mentre solo una minima parte leggerà l’articolo: è una delle più infelici consapevolezze di chi fa informazione.

Ma titolo e immagini sono elementi caratterizzanti, veicolano il pensiero del lettore verso una chiave di interpretazione univoca: tutto il resto, che vogliate o meno, ne consegue.

 

Guardate queste due prime pagine. Questa è dopo Roma-Inter di inizio dicembre 2018:

Vedete? Il titolone enorme non dà spazio al dubbio, perché è un chiaro errore del VAR, mentre l’immagine scelta è quella del presunto fallo di D’Ambrosio su Zaniolo. L’immagine scelta ha anche una finezza che lascia una traccia nella nostra consapevolezza istintiva: l’arbitro ha visto e ha deciso così, era piazzato bene.

Andate alla terza pagina, ne vale la pena.

 

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