#CagliariInter 2-1: stagione in bilico

Introduzione

Forse a qualcuno potrà anche sembrare esagerato un titolo del genere, visto che ancora ci sarebbe l’enormità di 12 partite da giocare, 36 punti in palio da conquistare. Se facessi come mi consiglia un po’ la ragione, ovvero di guardare il campionato nella sua interezza, quasi astrattamente… un attimo, provo a far capire meglio questo primo aspetto.

L’Inter dell’anno scorso chiuse il campionato con 72 punti e con una lunghissima (e disastrosa pausa) in cui lo score è senza appello: 13 partite, 2 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte. Ergo, l’Inter dell’anno scorso ha viaggiato a due velocità, una a 2,3 punti a partita, un’altra a unovirgolaqualcosa in quel frangente durato più di due mesi. All’interno del quale, però, ci sono state partite di un certo peso che l’Inter non ha perso: Juventus, Lazio, Milan e Napoli su tutte. Quindi è un andamento in parte giustificato dalla difficoltà media del percorso stesso.

Se l’Inter di oggi nelle prossime 12 partite riuscisse a realizzare una media punti come quella globale (1,9 circa), totalizzerebbe circa 70 punti che potrebbero bastare per la qualificazione in Champions League, vista la partenza a rilento delle avversarie (di tutte in realtà, l’anno scorso esattamente il contrario) e l’impegno europeo della Roma.

 

Il problema, però, è che la paura ti fa andare più in profondità e ti fa vedere cose che dai numeri generali non si vedono: ha già regalato 3 punti d’oro al Cagliari per la lotta salvezza (potrebbero persino essere quelli decisivi per i sardi), delle altre 5 invischiate (il Chievo ormai appare più che spacciato), l’Inter ne affronterà 4, ovvero Spal (la prossima), Frosinone, Udinese e Empoli, con queste due pericolosamente vicine alla fine del campionato (Empoli all’ultimissima).

Da affrontare ci sono anche il derby e la Juventus, che sono partite “hors catégorie” a prescindere dalle situazioni di classifica: negli ultimi 5 anni, 17 punti in 11 partite contro i rossoneri e 7 punti in altrettante contro i bianconeri, non certo precedenti utili alla speranza del traguardo dei 70/72 punti.

A queste due si aggiunge la Roma, vero scontro diretto per la Champions League, impensabile o quasi fino a qualche settimana fa.

Al lotto delle partite complesse, si aggiungono Lazio e Atalanta, in lotta per un posto in Europa League, anche se una vittoria laziale nel derby potrebbe anche lasciare delle speranze di Champions pure ai biancocelesti.

Se esistesse un concetto di “comodità”, lo si potrebbe applicare solo per il Genoa alla 30esima, per il Napoli (scudetto già assegnato e secondo posto fissato… a meno di improbabili implosioni finali della Juventus) alla 37esima e per il Chievo alla 36esima, verosimilmente già in B da un pezzo… tecnicamente lo è già, ma si sa che negli sport a punteggi derivanti da scontri diretti la matematica della classifica è sovrana.

 

La somma dice che 9 partite su 12 sono di quelle che rischiano di bruciarti più punti di quanto non ci si aspetti, con in più quel Napoli messo lì che potrebbe rivelarsi comunque più complicato di quanto non possa suggerire un eventuale… rilassamento di fine campionato.

Ah, e se qualcuno fosse venuta la domanda, mi preoccupano di più le partite contro le “piccole”, anche se immagino che saranno più determinanti gli scontri diretti: e sono tutti da giocare.

L’Inter ci ha messo del suo, tantissimo di suo, ma tra la direzione di Banti ieri e le invenzioni di Abisso (dopo le “Gervisioni”, le “Abissovisioni”?) le hanno dato una spinta decisiva verso un bilico pericolosissimo dal quale, in questo momento di pessimismo cosmico-leopardiano, non ho idea di come possa uscirne.

Da questa prospettiva, Cagliari fa il perfetto paio con Firenze.

Al contrario delle altre volte, affronto prima l’argomento e togliamo subito il dente… poi parliamo di calcio, di Inter e di Cagliari, tornando anche sulla stagione in bilico: Banti è andato a Cagliari in missione. Se siete qui per caso o se conoscete da poco ilMalpensante vi aggiorno: se c’è una casistica che racconta in maniera chiara l’atteggiamento dell’arbitro, è quella che vede coinvolto il centravanti.

 

La predisposizione di Banti è chiarissima dopo 100 secondi di match, quando c’è un clamoroso fallo di Ionita su Lautaro Martinez che non viene fischiato. Fallo da dietro, scalciata bella e buona sugli stichi, che è valsa l’ammonizione a Brozovic e Faragò (se non erro): non esiste in nessuna parte del regolamento che due falli uguali si fischiano diversamente a seconda del minuto della partita.

Qua Banti neanche fischia:

La cosa più interessante da notare è che “l’istinto da arbitro” gli fa portare il fischietto sulle labbra, salvo poi pentirsene per dire “tutto a posto” quando tutto a posto non era per nulla.

Il manifesto della sua partita è tutto in questo episodio già dopo 100 secondi… non fosse altro che succede almeno altre 5 o 6 volte in partita, con Lautaro sempre destinato a soccombere come in quest’altro caso: ripeto, proprio questa casistica è tipica “cartina di tornasole” di come un arbitro VUOLE dirigere una partita. E scusate le maiuscole.

 

Ovviamente nessun fallo fischiato.

Avremo tempo di tornare sugli indiscussi e indiscutibili meriti del Cagliari, ma Banti nel primo tempo è stato determinante anche nell’evoluzione del match, per accelerare o diminuire il ritmo come vedremo poi nell’analisi della partita: stavolta un po’ di tempo lo impieghiamo anche per questo.

I “capolavori” li realizza nel risparmiare a Cigarini il secondo giallo, per questo fallo:

 

Per chi ama le espressioni facciali, ecco la tipica espressione di un uomo che sta combattendo il disagio d’averla fatta grossa:

E sa di averla fatta grossa perché lo stesso “istinto arbitrale” di prima gli fa fare il gesto corretto, ovvero di portare la mano sul taschino dove c’è il cartellino giallo… solo che poi se ne pente, comprendendo che era Cigarini, già ammonito: ergo, sceglie scientemente di indirizzare la partita.

 

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