#CagliariInter 2-1: stagione in bilico

Terza parte

Sbagliata la tattica, come detto in precedenza, e calciatore nettamente in calo fisico: perché sale malissimo e in ritardo sul pressing, sale troppo, e corre molto meno rispetto al passato. Brozo è stato uno che è arrivato a macinare anche 15-16 km in partita, lo vedi in genere tra i 12 e i 14: contro il Cagliari è terzo, dopo Politano (altro spreco di corse) e De Vrij, con Brozovic fermatosi a 10,8 km… troppo poco per uno come lui.

Evidentemente avrebbe bisogno anche lui di rifiatare o, quantomeno, di giocare con un modulo più comodo.

 

Il primo tempo si è innestato su questi aspetti che hanno portato a tanti errori nerazzurri, brutto controllo di palla, relativamente poco possesso (primo tempo 50 e 50 circa), pressing avversario subito perché le distanze in fase di possesso erano peggiori di quelle in fase di non possesso. Il Cagliari ha, in più, mostrato più voglia e più grinta, più corsa e… per tutti i 90 minuti, anche se nel primo tempo la differenza è stata sostanziale.

Il gol dei sardi è un’invenzione di Banti, la partita è chiaramente condizionata dal mancato rosso a Cigarini, ma il Cagliari aveva già prodotto 3 palle gol mentre l’Inter si era manifestata soltanto con Perisic e un tiro un po’ troppo centrale per essere pericoloso.

La squadra di Spalletti segna un gol che è fatto isolato rispetto alla scarsa mole di gioco prodotta, ma è un merito sia di Nainggolan che del giovane Lautaro, che si sta dimostrando anche letale sotto porta.

Sul secondo gol, l’Inter cede: errore del terzetto Perisic-Brozovic-Asamoah, uscita con i tempi sbagliati di Skriniar e gol inevitabile.

 

Pensi che i nerazzurri debbano/possano riprendersi e invece finisce il primo tempo come se fosse uno scialbo zero a zero, con i ragazzi di Maran che giocano una partita “alla morte”: ammetto di non avere mai visto giocare così il Cagliari e mi stupisce questa sorta di… “accanimento”, come se fosse partita da dentro-o-fuori. O meglio, mi stupisce la diversità: la speranza è che tutte le cosiddette “piccole” giochino così contro le cosiddette “grandi”.

Nel secondo tempo la musica cambia pur mantenendo parte del canovaccio dei primi 45 minuti: il Cagliari pressa alto, lancia lungo e verticalizza presto, l’Inter comincia a alzare il baricentro passando dai 49 del primo tempo ai 57 del secondo, accorciando la squadra e guadagnando campo. Gli spazi, però, si fanno sempre più stretti, soprattutto in mezzo: l’Inter non ha gente in grado di saltare l’uomo da quelle parti e sugli esterni si registra l’ennesima prestazione poco convincente di Perisic e soprattutto Politano.

Nonostante questo, la produzione di occasioni da rete c’è eccome, perché se nel  primo tempo è il Cagliari a tirare di più (in totale e in porta) e ad avere la meglio in termini di occasioni da rete (l’Inter giusto un paio), la partita nel complesso dirà 24 tiri interisti contro 13 sardi, 12 occasioni a 10 per l’Inter con almeno tre clamorose che avrebbero meritato altra sorte: l’incredibile palla sciupata da Politano a porta aperta, la sparacchiata di Borja Valero dopo una buona azione personale e il palo di Lautaro Martinez.

 

Non sono le uniche, perché dopo 4 minuti Lautaro avrebbe possibilità di servire sulla corsa Vecino o Politano e invece si intestardisce tirando alto e a lato: era una grande opportunità; così come è grande opportunità l’assist di Perisic per Vecino, a pochi passi dalla porta, al 55esimo che Cragno para d’istinto;  idem per un colpo di testa di Lautaro Martinez fuori di poco su assistenza mancina di D’Ambrosio; a questi aggiungete un’altra manciata di possibilità che l’Inter spreca per… per distrazione, per superficialità, per limiti tecnici, fate vobis.

Insomma, una bruttissima partita nel primo tempo, bruttina nel secondo tempo ma in cui c’è stata quantomeno voglia di riagguantarla, più lotta, l’Inter ci ha provato, pur con tutti i limiti e le proprie tare, senza però riuscire a portare a casa un risultato immeritato dal punto di vista del gioco, ma meritato dal punto di vista delle occasioni da rete.

Nel finale Spalletti ha provato prima a dare sostegno alla manovra con Borja Valero co-regista con Brozovic: inizialmente buoni risultati, poi però l’Inter ha fatto una gran fatica a far salire la palla. Probabilmente è lui stesso a “incaprettarsi”, perché l’ingresso di Candreva e la difesa a 3 hanno costretto l’Inter a imbucarsi centralmente.

L’Inter riesce a trovare, dopo una buona serie di passaggi, il palo di Lautaro. Ma la fatica dell’Inter è evidente anche nell’azione precedente all’ingresso di Ranocchia. Il fast forward è l’unico modo per far apparire veloce un’azione dell’Inter…

 

Ora, comprendo che la ferita Zaniolo sia ancora aperta, sebbene ci sarebbe da discuterne; capisco anche che ci sia una folta schiera di interisti che ha giurato guerra a Spalletti, a torto o ragione; che una parte di questi ultimi, non per forza tutti quindi, dopo avere sposato la causa-Marotta non vede l’ora di consegnarsi mani e piedi a Conte o Allegri o qualunque cosa porti questa Inter a somigliare il più possibile a una (da loro) invidiata Juventus… capisco tutto, insomma. Ma la crociata pro-Colidio me la eviterei serenamente.

Perché la lettura è di una semplicità disarmante: l’Inter non riesce più a far salire la squadra, devi mettere uno che sa colpire di testa perché altrimenti non si arriva più neanche dalle parti dell’area.

Puoi decidere di far salire De Vrij, che però è bravo di testa in area, molto meno sulle palle alte, come dimostra la pletora di duelli persi in questa specifica casistica.

Puoi decidere, sì, di mettere Colidio che è un attaccante di movimento che sta facendo fatica a segnare persino in Primavera… il ragazzo magari un giorno si farà, magari no, non lo sappiamo, ma pretendere di buttarlo nella mischia solo nella speranza che sia il “prossimo Zaniolo”… ecco, è altra cosa che mi risparmierei.

 

Più semplicemente, più linearmente, in questi casi moltissimi allenatori mettono lì davanti quello più alto e/o più bravo di testa in quella specifica casistica, ovvero palla alta e spizzata: ha scelto Ranocchia, che tra l’altro ha avuto anche una buona occasione, ma se avesse avuto Keita avrebbe messo Keita. Non c’erano molte alternative… a meno che non pensiate che l’avrebbe salvata il ragazzino, lo stesso che non sta dimostrando di avere l’istinto da killer d’area in Primavera.

E, beninteso, non è una “bocciatura” né a Colidio né ai giovani: chi mi legge dai tempi di IoStoConMancini lo sa perfettamente come la penso e sono uno di quelli che farebbe le rotazioni con minuti importanti per i ragazzi della Primavera. Semplicemente, non era questo il caso.

Se c’è un cambio sbagliato non è quello: è Candreva, con conseguente cambio di modulo e difesa a 3.

La partita finisce con l’Inter devastata dalla fatica, fuori giri e incapace di rendersi pericolosa come avrebbe dovuto e voluto. Si trascina fino alla fine con una occasione (che occasione non è) di Candreva di testa alta.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...