#InterSpal 2-0: quelle vittorie nonostante tutto, nonostante sé stessi

Seconda parte

Calvarese ha anche l’enorme demerito di non prendere alcun provvedimento nei confronti di Petagna, che distrugge (letteralmente: frattura scomposta) il naso di Miranda con un colpo che definire involontario è tentare di raccontare una barzelletta. Possiamo discutere sull’intenzione di “fare male”, ma non sull’intenzione del gesto, che è voluto, deliberato, cercato, come dimostra il gesto successivo alla sbracciata, ovvero il gesto della mano che finisce poi per tirare la maglietta di Miranda.

Guardiamolo da due angolazioni:

 

Ovvero, possiamo discutere se è intervento da rosso o meno, ma almeno una ammonizione sarebbe più che sacrosanta. Calvarese opta per un semplice fallo, ammonendo Petagna più avanti nel match.

Così come quando al 50esimo blocca un recupero di Lautaro Martinez, che va in pressing su Viviano: il portiere avversario prova a rinviare ma colpisce l’argentino, che ha chiaramente le braccia aderenti al corpo e tocca, altrettanto chiaramente, la palla anzitutto col busto:

 

Nell’epoca Var, questa situazione è la migliore possibile per l’arbitro e per lo spettacolo: fai continuare l’azione e, finisse in gol, rivedi con calma. Qui si tratta di un errore clamoroso.

Con Calvarese ci fermiamo qui, ma era un passaggio necessario. Ad esempio, c’è un momento del primo tempo (tra il 15esimo e il 30esimo), in cui l’Inter fa una fatica terribile nella gestione della palla, periodo che inizia poco prima che Lautaro sfiorasse il gol con una gran girata al volo di destro.

 

Ci sono due discorsi contestuali, con i demeriti dell’Inter che nessuno vuole sminuire, a maggior ragione da parte di chi rivede le partite più di una volta, ne scrive e ne ha fatto un impegno importante anche dal punto di vista personale. L’Inter sbaglia, soprattutto con Miranda, Gagliardini e Brozovic; l’Inter prova delle verticalizzazioni più rapide, non trovando mai la misura giusta; l’Inter si lascia pressare dalla Spal senza opporre la soluzione migliore, ovvero più velocità nella gestione della palla.

Fin qui i demeriti dell’Inter, poi Calvarese ci mette del suo. A prima vista può apparire come ininfluente, in realtà parliamo di un complessivo di 5 decisioni (fischiare o non fischiare) che in quello specifico momento portano la Spal a un possesso palla superiore dell’Inter di oltre il 57% contro il 43%: neanche nel finale di partita è riuscita nell’impresa (la partita si chiude con il 56% di possesso palla nerazzurro, ci torniamo dopo).

Tra tutte, segnalo quella che è la casistica che più di tutti evidenzio ogni volta: la decisione dell’arbitro negli scontri tra difensore centrale e centravanti.

L’arbitro non fischia… e non venitemi a raccontare che è trattenuta reciproca.

Nello stesso periodo, Petagna sfiora il gol di testa: non segna, e va tutto bene, ma nell’economia del match la direzione di Calvarese è una discriminante fondamentale per capirne anche gli andamenti, quelle che molti commentatori chiamano “inerzie”.

 

E questo lo sottolineo anche per evidenziare i demeriti dell’Inter, che in questo frangente di gara ha cominciato a sbagliare troppo, appoggi semplici (i più clamorosi sono di Brozovic, Gagliardini e due di Miranda), troppa frenesia e in qualche caso anche una discreta mancanza di idee, in parte dovuta ai cattivi movimenti del gruppetto davanti.

Chiaro che se schieri Asamoah alto a sinistra non puoi aspettarti fantasia, penetrazioni centrali etc… ma quello hai e con quello ti devi arrangiare.

Diverso, invece, il discorso che riguarda Politano e Joao Mario.

Il portoghese non ha quasi mai trovato la posizione giusta, non sappiamo se Spalletti gli abbia chiesto di fare il trequartista o l’interno, perché in molte situazioni è apparso spaesato tra una posizione di centro-sinistra con Gagliardini all’opposto e Brozovic in mezzo e un’altra da trequartista, senza però trovare adeguato “specchio” in Gagliardini.

 

L’Inter si è trovata, così, spesso con tutti e tre molto centrali, facili prede della straordinaria compattezza della Spal, che ha fatto un primo tempo eccezionale dal punto di vista fisico e tattico: squadra molto compatta, baricentro alto e pressione anche di buon livello, 22 metri di lunghezza media sono i numeri che certificano una applicazione tattica eccellente che ha messo in difficoltà i nerazzurri.

Difficoltà che si possono evidenziare anche con la heatmap del primo tempo, con l’Inter che fa fatica a gestire in mezzo al campo e raramente arriva oltre la trequarti, se non da cross laterali: un film visto e rivisto, dal quale potevano tirarla fuori soltanto Joao Mario e Politano, ma senza grande successo.

Questa la heatmap del primo tempo, con l’Inter che attacca da sinistra verso destra (anche in quella del secondo tempo che vedrete dopo):

 

Detto del portoghese, diciamo di Politano che ha spesso giocato a nascondino sulla fascia. Spalletti evidentemente gli chiede di accentrarsi di più, come ha ammesso nel dopo-partita, solo che il ragazzo non sembra averne l’istinto. Fisicamente è in calo ed è evidente, perché fa fatica a saltare il suo avversario diretto: sulla fascia questo significa sempre palla persa, nel mezzo può portare a altre situazioni pericolose perché negli scambi stretti può avere ancora il vantaggio di un passo breve più rapido.

Per lui una partita atipica, pochi tocchi (20 passaggi appena), quasi zero rischi (1 solo passaggio sbagliato) e una propensione alla latitanza che non fa bene alla squadra.

Lui e il portoghese avrebbero dovuto e potuto cambiare le sorti dell’Inter, soprattutto nel primo tempo: sono loro quelli a essere mancati di più.

 

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