#InterSpal 2-0: quelle vittorie nonostante tutto, nonostante sé stessi

Terza parte

Considerando l’ennesima prova confusionaria di Asamoah (almeno finché non è stato schierato in difesa) e quella pasticciona di Gagliardini, è già un successo che l’Inter abbia chiuso a porta inviolata e con pochissimi rischi. Avendo pure 3/4 occasioni per sbloccarla e un gol annullato dal Var.

Ma se questo accade è per quasi esclusivo merito di Lautaro Martinez, di cui parleremo però successivamente.

Nel secondo tempo l’Inter rimette a posto le cose per due ragioni fondamentali.

La prima è il passaggio alla difesa a 3, con l’azzardo Asamoah come terzo di sinistra. L’uscita di Miranda per infortunio consente l’ingresso di Ranocchia: in tanti sui social fanno facile ironia e invece il difensore azzurro fa un buon match offrendo anche ottime alternative di gioco, come vedremo.

 

L’Inter decide scientificamente di accelerare l’azione, di verticalizzare di più, lanciare più lungo  e, per questo, bypassare quella zona di trequarti che non era riuscita a conquistare. Ranocchia protagonista anche di diversi buoni lanci, che come primo effetto hanno avuto quello di allungare l’avversario, “spingendo” i difensori nettamente più indietro. L’Inter guadagna campo, la Spal perde compattezza costretta a coprire porzioni più ampie di campo, sia in larghezza che il larghezza.

La heatmap del secondo tempo è chiarificatrice, anche della crescita di Dalbert nel secondo tempo, come vedremo tra poco.

Di riflesso, quel po’ che la Spal aveva creato nel primo tempo, nel secondo sparisce: dalle parti di Handanovic non succede più praticamente nulla.

 

Mezza, ma solo mezza, sorpresa è data dalla posizione di De Vrij, che abbandona la parte centrale (nelle precedenti difese a 3 era stato lui il perno in mezzo) per spostarsi sul centrodestra, visto che Ranocchia ha più agio a giocare centrale. Come detto su queste pagine nell’estate scorsa, De Vrij in passato ha fatto qualche (pur rara) apparizione da terzino destro e sembra avere quelle caratteristiche per poterlo fare, almeno nella accezione del 4-2-qualcosa che prevede un centrale spostato sulla fascia, come nella Germania di Löw o con lo stesso Spalletti nell’ultima Roma: una… usanza che negli ultimi mesi è scemata un po’ ma che potrebbe comunque essere un’alternativa di gioco.

(Mi) Stupisce, semmai, la perplessità di Spalletti: “È stato bravissimo de Vrij a chiudere largo sulla fascia, non me lo aspettavo che fosse così bravo a fare quel lavoro”.

Insomma, l’Inter rimette le cose a posto anche se non gioca benissimo, però riesce quantomeno a prendere possesso del gioco e mettere alle corde l’avversario, che si disunisce e non trova più i tempi dei pressing.

Il gol, poi, cambia anche l’atteggiamento dell’Inter. Atteggiamento mentale, intendo: e qui si apre una maglia importante che corrobora altri discorsi aperti spesso su queste pagine.

 

Ovvero che, piaccia o meno, l’Inter ha giocatori che evidentemente sentono più di altri la pressione, che non sanno gestire bene la loro emotività.

Se lo dice ilMalpensante.com è un conto, se lo dice Spalletti Luciano da Certaldo, allenatore dell’Inter ha altro valore, certo, ma il concetto è uguale:

Le tante assenze? All’inizio della partita nessuno era fuori posto. C’erano 11 calciatori dell’Inter e dovevamo far meglio. Ci siamo fatti strozzare dalle emozioni, a volte ci succede e perdiamo le nostre qualità e le nostre caratteristiche, diventando timidi e insicuri. Una qualità deve essere la ragione e la capacità di non farsi confondere da paura e timidezza.

[…]

Il nostro problema non si chiama timidezza, si chiama emotività. Noi si diventa timidi per troppa emotività. A noi succede ogni tanto questo, veniamo trascinati dentro e i giocatori perdono tranquillità
[…]

 

Noi abbiamo questo problema, dopo il gol Gagliardini è diventato un altro. E questo vale anche per Dalbert, Joao Mario. Avevano tutti un’altra convinzione”

[…]

[Sul sostegno dei tifosi] L’hanno sempre fatto, qualche volta si può anche fischiare, non cambia niente, è una cosa normale. Il pubblico si vede quando arriviamo con il pullman, non c’è bisogno di vedere sui social cosa succede. Il pubblico dell’Inter vuole bene all’Inter, quando non fai risultato ti vengono addosso, ed è una situazione normale. Anche oggi quando abbiamo sbagliato 10 passaggi facili c’è stato qualche fischio, ed è giusto. Loro sanno come giocarsi una partita, e l’hanno fatto vedere anche oggi“.

Che siano professionisti o meno cambia poco: ci sono aspetti mentali che non si acquistano. En passant, ricordo un’intervista di diversi anni fa a Mark Knopfler, in cui raccontava la prima esperienza di quella che sarebbe stata una breve, pur piacevole, esperienza musicale con i Notting Hillbillies. Nel raccontare quella prima esibizione a Leeds nel 1986, in un piccolo pub, evidenziò come appariva strana l’idea di emozionarsi in un contesto del genere, quando sei un super professionista abituato a mega concerti con migliaia di persone sbavanti.

 

Eppure è così, non è aspetto da dare per scontato.

Ribadisco il concetto: piaccia o meno, non sono i soldi che forgiano il carattere, non è neanche l’abitudine a certi palcoscenici. Nel peggiore (o migliore, dipende dai punti di vista) dei casi parliamo di gente che va dai 21 di Lautaro Martinez ai 34 di Miranda e Handanovic.

E proprio il brasiliano e l’argentino sono due perfette cartine di tornasole.

 

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