#InterSpal 2-0: quelle vittorie nonostante tutto, nonostante sé stessi

Ultima parte

Il primo sembra non sentire minimamente la pressione, gioca con un atteggiamento positivo che a volte è persino troppo aggressivo. Miranda a volte si fida troppo di sé stesso, sbaglia cose banali. Poi mettici anche Gagliardini (24) e Dalbert (25), che sono sostanzialmente dei “ragazzoni” cresciuti, che soffrono di più un certo tipo di pressione, sono più emotivi degli altri, e trovi una squadra che può fare fatica in certi contesti perché non è un blocco unito di 11 persone che vanno nella stessa direzione.

Non ci piace? Sono così.

Ci piace? Sono così uguale.

 

Per questo San Siro ha un ruolo che probabilmente non ha ancora compreso appieno, almeno non nella sua totalità. Altro discorso è, invece, se questi calciatori devono restare o meno nell’Inter: il problema di fondo, però, è che l’ambiente e tutto quello che lo circonda (dal campo di allenamento alla dirigenza, dai tifosi ai media etc…) è determinante nella serenità di un calciatore: e le prestazioni sono migliori, sempre, in un ambiente più protetto.

Quando i nerazzurri segnano, succede qualcosa nella loro testa: basta guardare il linguaggio del corpo.

Perché dopo il gol segnato è davvero stata un’altra Inter, miglior controllo della palla, più coraggio nelle azioni individuali… le prestazioni di Gagliardini e Dalbert, per rimanere in tema, parlano di giocatori che potrebbero benissimo essere diversi, tanto è stata la differenza tra primo e secondo. Spalletti sul calciatore brasiliano si esprime a chiare lettere a fine partita: “diventerà un grande calciatore”.

 

Non ho la stessa certezza di Luciano, ma che Dalbert abbia corsa, fisico e anche discreto piede per emergere sì: l’aspetto caratteriale e/o mentale, però, nel calcio è determinante, tanto da decidere intere carriere nel medio e lungo termine. Pensate ad esempio a cosa sarebbe stata la carriera di Recoba o Adriano se avessero avuto la professionalità e l’applicazione di Cristiano Ronaldo. Pensate che gioiello avremmo visto, e chissà per quanto, se Dalmat avesse avuto la stessa quadratura mentale di Rooney.

L’Inter, insomma, si libera dai fantasmi e va sul 2-0 quasi con nonchalance. Va a vincerla nonostante le proprie insicurezze, le proprie carenze, le proprie difficoltà, l’impegno extra (sempre) dell’avversario di turno e la direzione ostinata e contraria dell’arbitro di turno.

La partita, nella sostanza, lascia poche cose per il prosieguo, benché comunque ci siano cose sulle quali ragionare.

Le positive.

Intanto che Cedric è un buon terzino. Durante la partita mi sono lasciato andare a una considerazione “di pancia”, sono pur sempre un tifoso…

 

In realtà è troppo presto per dirlo, ma in attacco si sono viste buone cose, non perfette in difesa, così come nella condizione fisica, ma mi avrebbe stupito il contrario.

La seconda cosa positiva, che è più che positiva, ce la dà Lautaro Martinez.

Il ragazzo cresce a vista d’occhio, ieri ha anche aumentato i giri dal punto di vista del pressing offensivo, anche se ancora deve mangiarne tantissima di sabbia e polvere, ma siamo sulla strada giusta.

Dal punto di vista offensivo sta mostrando anche una grandissima capacità di regia. Da una parte è un pregio per l’Inter, perché ha finalmente più sfogo in caso di difficoltà nella gestione della palla, ma si corre anche il rischio di abusarne e perdere il controllo della palla.

Ha ancora dei limiti dal punto di vista della “presenza in campo”, nel senso che appare e scompare con troppa frequenza, ma sono difetti di gioventù normali e persino pronosticabili.

 

Quando si accende, però, non solo è un bel vedere, ma è anche un pericolo costante per gli avversari: Lautaro ha capito il momento e ha impresso una accelerata notevole alla sua maturità, alla sua consapevolezza in campo. Per l’Inter è una notizia enorme da tantissimi punti di vista, compresa l’eventualità di una cessione di Icardi in estate.

Per fortuna nessun giallo per lui, si recuperano alla causa Keita (infortunio) e Vecino (squalifica), Skriniar non ha rischiato il secondo giallo: buono questo lato della gestione.

Dal punto di vista degli aspetti negativi, fisicamente l’Inter è parsa in calo, molto meno corsa del solito, meno contrasti vinti, più attendismo nel pressing.

In ottica Europa League e derby, l’assenza di Brozovic è pesantissima anche se nelle ultime settimane era calato fisicamente e mentalmente.

 

Nella settimana più importante, l’Inter riscopre le sue luci e le sue ombre. Porta a casa un risultato importante in una situazione complicata (da sé stessa e dagli altri) e si presenta al derby non nelle migliori condizioni, ma almeno potendo giocare con più libertà di pensiero, soprattutto senza i favori del pronostico, alle spalle del Milan, senza quella pressione che sappiamo può essere zavorra consistente.

Inoltre, l’impressione è che sulla questione Icardi sia la settimana decisiva, in modo o nell’altro.

E, in un modo o nell’altro, questi sette giorni saranno fondamentali per questa stagione.

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Tabellino

INTER-SPAL 2-0

INTER (4-2-3-1): Handanovic; Soares, De Vrij, Miranda (1’st Ranocchia), Dalbert; Brozovic (42’pt Candreva), Gagliardini; Politano (29’st B.Valero), J.Mario, Asamoah; L.Martinez. A disposizione: Padelli, Skriniar, D’Ambrosio, Perisic, Keita. Allenatore: Spalletti.

SPAL (4-4-2): Viviano; Bonifazi, Vicari, Felipe (28’st Paloschi), Fares; Missiroli, Schiattarella, Valoti (17’st Dickmann), Kurtic; Floccari (38’st Antenucci), Petagna. A disposizione: Gomis, Fulignati, Poluzzi, Costa, Simic, Regini, Valdifiori, Jankovic. Allenatore: Semplici.

ARBITRO: Calvarese di Teramo.

MARCATORI: 23’st Politano (I), 32’st Gagliardini (I).

SANZIONI: ammoniti Gagliardini, J.Mario, Ranocchia (I); Missiroli, Petagna, Valoti, Felipe, Vicari (S).

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