#InterSpal: pagelle, statistiche, analisi, video

Introduzione

Ieri abbiamo analizzato la parte più “emotiva” della partita, nonostante un buon numero di indicazioni dal punto di vista tattico.

Le ulteriori visioni della partita non hanno mostrato molti scostamenti, se non qualche piccolo accorgimento in più da parte di Spalletti nel secondo tempo che hanno determinato il cambio di marcia nerazzurro: vedremo tutto con il solito armamentario di video, immagini e statistiche.

La Spal si presenta con una formazione da battaglia, lasciando fuori elementi più tecnici e portando in campo gente di corsa e randello, soprattutto davanti con Petagna e Floccari deputati a impegnare nei corpo a corpo Miranda e De Vrij.

Ma è la metà campo quella che teoricamente dovrebbe dar più fastidio all’Inter dal punto di vista fisico: la grafica pre-partita è sbagliata, perché in mezzo gioca Schiattarella, Missiroli va sul centrodestra e Kurtic dall’altra parte.

L’Inter risponde con un apparente 4-2-3-1.

Inizialmente mi aspettavo che fosse Dalbert a giocare più alto, invece Spalletti sceglie Asamoah: vedremo più avanti perché.

L’ho definito “apparente” perché, come avremo modo di capire, la posizione di Joao Mario è ibrida e non da vero trequartista, né nell’accezione comune né in quella spallettiana.

Partiamo proprio dalla metà campo dell’Inter, perché per almeno un quarto d’ora si è vista una serie di movimenti che potevano risultare interessanti ma che, all’atto pratico, si sono rivelati non proprio utilissimi nella conduzione del match.

Spalletti ha scelto Asamoah perché l’intento era di dare più libertà a Joao Mario: libertà di attaccare a sinistra o più centrale a seconda delle necessità del momento, oltre che gravarlo di minori compiti difensivi. Per fare questo, Asamoah era deputato a accorciare in mezzo appena possibile, a maggior ragione durante le salite di Dalbert: l’Inter guadagnava un centrocampista nelle marcature preventive, in teoria abile nel recupero sulla fascia in caso di ritardo di Dalbert.

 

Purtroppo l’esecuzione di Asamoah non è stata granché.

Il 4-3-3 si è disegnato abbastanza chiaro sin da subito:

L’atteggiamento tattico è è apparso altrettanto chiarissimo ancora prima del modulo di approccio, con Asamoah che ha spesso accorciato, non prima di avere guardato Dalbert e avere concordato/confabulato qualcosa col/al compagno.

Più avanti nella partita, si comprende come Spalletti abbia sentito la necessità di coprire la salita di Joao Mario, con conseguente libertà da parte di Missiroli, grazie alla velocità e alla fisicità di Asamoah: un modo, forse un po’ troppo elaborato, per recuperare l’uomo in meno in mezzo.

 

Generalmente Spalletti chiede ai suoi esterni di buttarsi in mezzo al campo, ma lo fa per imporre un atteggiamento più offensivo: in questo caso è per l’esatto opposto, ovvero dare a Dalbert e Joao Mario tempo e agio di fare la loro giocata offensiva, con o senza palla, con il ghanese pronto ad adeguarsi a seconda delle necessità.

L’Inter, pertanto, si è schierata solo formalmente con il 4-2-3-1, mentre nella realtà era un 4-3-3 “sghembissimo”: i primi a esserne confusi sono stati gli stessi calciatori nerazzurri, spesso costretti a chiamarsi e a raccordarsi: quando si dice l’importanza degli automatismi…

In quest’altra azione è ancora più chiaro e si evidenzia come probabilmente l’allenatore interista avrebbe dovuto invertire sin da subito le posizioni di Dalbert e di Asamoah, consentendo così all’Inter di “pendolare” tra difesa a 4 e a 5, vista la propensione di Joao Mario a giocare nell’half space verticale da interno piuttosto che in quello orizzontale da trequartista: in questo video non solo si nota come il centrocampo sia fisiologicamente a 3 per contrapporsi a quello della Spal, anch’esso a 3, ma come era già nella natura delle cose la scelta di Spalletti nel secondo tempo:

 

Adesso provate a rivederla un’altra volta, ma provando ad immaginare Asamoah e Dalbert invertiti: memorizzate tutto e conservate per la (più breve) analisi del secondo tempo che faremo più avanti.

Dopo 15/16 minuti, invece, viste le difficoltà, è molto probabile che Spalletti abbia chiesto ai suoi di standardizzarsi su un 4-3-3/4-2-3-1 in cui la discriminante era sempre il portoghese, ma senza troppe elucubrazioni in mezzo al campo, con o senza palla.

Probabilmente è stata una toppa peggiore del buco, perché l’Inter perde sicurezza e perde anche presidio a metà campo, lasciando che i tre uomini della Spal gestissero il pressing come meglio credevano.

Abbiamo visto ieri cosa ha combinato Calvarese (andiamo nel dettaglio nelle pagelle), ma l’Inter non è affatto esente da suoi demeriti, per certi versi endemici quando si tratta di impostare il gioco.

 

Ovvero, da una parte banalissimi errori in appoggio, dall’altra poco movimento e/o mancanza di coraggio nel verticalizzare più rapidamente.

Nel primo caso, a fare la cosiddetta “voce grossa” Brozovic, Gagliardini e Miranda su tutti. Qui è Brozovic a sbagliare una cosa di una facilità imbarazzante:

Qualcosa di Gagliardini la vedremo nella pagella dell’italiano, mentre su Miranda possiamo approfittare di un maggior numero di casi, qui ne prendiamo uno su tutti:

 

Errori che si ripetono spesso e che alla fine condizionano la partita dell’Inter più dell’atteggiamento dell’avversario. La banalità con cui l’Inter sbaglia spesso palloni condiziona anche (e spesso soprattutto) la fase di rifinitura, quella dell’ultimo passaggio, della scelta “definitiva”, quella che ti manda il compagno in porta, come avviene per esempio in questo caso con Brozovic:

Errori che, però, trovano un contraltare ancora più dannoso: la combinazione tra mancanza di coraggio e mancanza di movimento, non si sa bene se direttamente correlate o meno (a mio giudizio: sì) e, nel caso affermativo, quale delle due sia causa dell’altra, sempre che ce ne sia una (e per me nascono alla pari).

Prendiamo due esempi su tutti.

 

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