#InterSpal: pagelle, statistiche, analisi, video

Seconda parte

Nel primo, Gagliardini riceve una palla perfetta da Miranda e può andare avanti. I compagni di squadra, piuttosto che offrire appoggio, scappano tutti in avanti, lasciando Gagliardini senza alternative… che in altri casi diventa situazione con assenza di soluzioni.

 

Questa, per me, è un’azione importante anche per valutare i calciatori dell’Inter, perché in molti qui hanno visto probabilmente un errore di Gagliardini o una sua incapacità nel trovare una soluzione più complicata della media. Cosa che è assolutamente vera, ma in questa situazione solo una manciata di centrocampisti avrebbe trovato varchi interessanti per i compagni nascosti.

Ben più complessa, per esempio, è la situazione in cui viene a trovarsi Dalbert dieci minuti dopo: un deserto di movimento e di appoggi da far accapponare la pelle.

Anche in questo caso, le difficoltà maggiori sono arrivate in fase di costruzione, dove l’Inter ha subito moltissimo il pressing della Spal. Vada per il fatto che la squadra di Semplici ha creato praticamente giusto un rischio e mezzo per i nerazzurri, ma dal punto di vista della preparazione in fase difensiva c’è da elogiarne la strategia e l’applicazione.

Non un pressing asfissiante, come l’Inter per esempio lo ha subito dal Cagliari, ma movimenti e applicazione individuale non indifferenti che hanno portato i nerazzurri a difficoltà in fase di costruzione, come in questo caso:

 

Tutto bene organizzato e, soprattutto, fatto con un coraggio che non si addice a una squadra di così bassa classifica: insomma, Semplici ha provato a giocarsela sui difetti dell’Inter, anche rinunciando a qualcosa in fase di costruzione, sperando di poter recuperare palla più in alto possibile.

Tattica che è stata fortemente agevolata, e quella dell’Inter condizionata, da tante scelte di Calvarese, che ha adottato un metro per certi versi molto fiscale, per altri quasi ignorando alcuni contatti (ieri ne abbiamo visti un paio): i 34 falli finale raccontano di una partita molto spezzettata nella quale non è stato possibile dare un ritmo serrato alla manovra offensiva… sempre che l’Inter ne sarebbe stata capace, of course.

Dal punto di vista offensivo, come detto, molto poco e questo poco basato quasi esclusivamente su accelerazioni in verticale verso le due punte, anche in questo caso ad approfittare della debolezza storica dell’Inter quando gioca con un 4-2-3-1: ovvero l’enormità dello spazio tra difesa e attacco, prendiamo un solo video a esempio.

 

Questo l’ho evidenziato come uno dei maggiori difetti di questa squadra, ed è una delle cose che Spalletti cambia nel secondo tempo. Perché se vanno rimproverate all’allenatore alcune scelte sbagliate nel primo tempo, gli va riconosciuto il merito di aver letto la situazione con attenzione e lucidità, scegliendo per il secondo tempo una tattica decisamente più in linea con le necessità della partita.

In quanti hanno avuto un contraccolpo all’idea di Ranocchia centrale e Asamoah terzo difensore sul centro sinistra? Ecco, quel sobbalzo che abbiamo avuto nel vedere la squadra schierarsi in quel modo è la cartina di tornasole di quanto l’allenatore conosca molto meglio i suoi polli di quanto noi non conosciamo i nostri… che sono pur sempre i suoi.

Da una parte, in fase di costruzione, Ranocchia ha fornito un’alternativa importante perché il ragazzo ha un buon lancio davvero, ha anche coraggio a stare più in alto nel campo e non disdegna di prendersi delle responsabilità.

 

Uso un solo video perché qualcosa la lascio per la pagella dello stesso Ranocchia, ma di queste soluzioni l’Inter ne usa generalmente molto poche e quasi esclusivamente con De Vrij, anche se nelle ultime settimane l’olandese non ha forzato sulla profondità del lancio, nonostante ne abbia le capacità e le qualità.

Di questi lanci Ranocchia ne avrà fatti più di mezza dozzina, tutti buoni, che hanno costretto la Spal a giocare molto più lunga del primo tempo: se rivedete il video, ci sono più di 35 metri tra difensore e attaccante. Su questa distanza l’Inter ha costruito la sua vittoria, perché quello spazio tra difesa e centrocampo è stato fondamentale nell’azione del primo gol.

 

Questo spazio che ha consentito ai tre nerazzurri di trovarsi in quella posizione non è casualità di un’azione: anche se si svolge in un contesto diverso da quello evidenziato prima con il lancio di Ranocchia (l’Inter in questa specifica situazione ha operato un ottimo pressing alto e localizzato), quello spazio è la naturale evoluzione dell’atteggiamento delle due squadre. Il recupero di Asamoah (dopo un suo banale errore) è fondamentale, così come l’assist in profondità di Candreva, la corsa di Dalbert e la posizione dei tre visti nell’immagine precedente.

“Eh, ma ti metti a 3 contro la Spal?”, obiezione che ho letto qui e lì sui social.

In realtà Asamoah è stato più che un difensore, perché quando è stato necessario si è staccato a sinistra o al centro a seconda di come si evolveva l’azione avversario: l’Inter ha potuto opporre due uomini ai due attaccanti, con l’aggiunta di un “libero decentrato” (Asamoah stesso) che si è reso utilissimo nelle azioni in cui era necessario trovare un’opposizione aggiuntiva dove serviva.

 

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