#MilanInter 2-3: le cose a posto (o quasi)

Seconda parte

Il croato non sta benissimo, si vede da come si muove in campo e da come non rischia praticamente nulla. Nonostante la partita generalmente non brillantissima (rispetto ai compagni, of course) l’Inter è disperatamente attaccata alla sua regia, alla sua capacità di catalizzare palloni. Tutte, ma veramente tutte le uscite palla a terra dell’Inter, a maggior ragione quelle che hanno fatto male al Milan, sono passate dai piedi di Brozovic.

Gattuto ha scelto di non adottare alcuna contromisura specifica, aspettando meno l’Inter ma ritrovandosi sempre con un uomo in meno in fase di pressione, costringendo i rossoneri più volte al tentativo di recuperare palla poco sotto la metà campo nonostante un baricentro che nel complesso credo che, statisticamente, risulterà discretamente alto.

Non è stato un Milan “basso” come all’andata. Il problema vero è stato nella tempistica della pressione: quando il Milan ha provato ad alzare il pressing, lo ha fatto fuori giri, consentendo all’Inter di gestire il pallone come meglio sa, potendo anche sfruttare il gran lavoro di Vecino e Lautaro Martinez alle spalle dei centrocampisti: spesso all’Inter è bastato un filtrante per smantellare la struttura del Milan.

Gattuso è un tecnico che sta facendo anche discretamente in relazione al materiale tecnico che ha, ma in questa partita ha fatto scelte per certi versi incomprensibili. Per sua stessa ammissione, ha preparato per tutta la settimana convinto che l’Inter si schierasse con il 4-2-3-1, salvo poi scoprire il giorno prima che avrebbe giocato col 4-3-3.

Per me è un ragionamento imperdonabile, perché basterebbe seguire l’Inter per capire che anche con Joao Mario in campo l’Inter pendola tra 4-3-3 e 4-2-3-1, così come ha fatto per un buon numero di partite nei primi mesi di campionato con Nainggolan.  Ecco spiegato il senso di approssimazione che ha trasmesso il Milan, o almeno ha trasmesso a me.

Rischiare per rischiare, Gattuso avrebbe dovuto avere quel coraggio di più per alzare anche la difesa e aggredire l’Inter in blocco nella sua metà campo: quello che ne è uscito è un ibrido senza mordente, facile vittima del buon possesso palla nerazzurro.

 

A questo va aggiunto un possesso palla milanista davvero lento, che ha facilitato il pressing interista e molti recuperi in zone pericolose del campo, con ripartenze alte servite su un piatto d’argento: impressione pre, durante e post partita, è che aver rinunciato a Biglia è stato un delitto.

Nel primo tempo l’Inter ha fatto più o meno quello che ha voluto del Milan, ha accelerato ogni volta che ha voluto, ha gestito palla, ha attirato la pressione del Milan per esporre la difesa a calciatori con palla e campo davanti per attaccare in velocità. I rossoneri ci hanno capito ben poco e sono arrivati dalle parti di Handanovic quasi casualmente.

I pericoli per l’Inter ci sono stati, ma somigliano di più a casualità che non a naturali evoluzioni di gioco: semplicemente perché nel primo tempo il Milan non sembra avere uno straccio di idee di gioco funzionanti.

Un tiraccio di Calhanoglu da fuori, uno più impegnativo di Paqueta che poi bissa di testa (ma è clamoroso il fallo su D’Ambrosio) e poco altro certificano un dominio interista che, quando non è sul campo, lo è nella testa, nella tranquillità, nella compattezza vista in campo.

 

I nerazzurri, invece, rischiano di raddoppiare più volte. Pericolosa con Politano da fuori area, clamorosamente vicina al gol con Vecino che sbaglia un rigore in movimento da 5 metri; poi un altro paio di occasioni con Skriniar di testa e Lautaro in ripartenza che ha la capacità di mettere a terra Musacchio, salvo poi tirargli addosso.

In generale i nerazzurri danno l’impressione di poter esondare da un momento all’altro, con almeno altre 4/5 occasioni in cui la scelta dell’ultimo passaggio è atroce e non porta a nulla di buono nonostante il gran lavoro fatto fino a quel momento.

Nel finale l’Inter cala un po’, anche perché Gattuso cambia disposizione e si schiera con un 4-4-1-1 in cui gli esterni sono Suso e Paquetá, con Calhanoglu trequartista. Non è una mossa determinante in senso assoluto, visto che le sofferenze nerazzurre non sono così determinanti e, quando ci sono, arrivano più per stanchezza che per meriti dell’avversario.

 

Non potrebbe essere diversamente: una metà campo a due con Bakayoko e Kessié la si augura solo all’acerrimo nemico: e infatti…

Insomma, il primo tempo finisce soltanto 0-1 e non si capisce perché: il raddoppio sarebbe stato naturale visto l’evolversi del match.

Il secondo comincia un po’ come il primo, con Gattuso che resta con lo stesso modulo, 4-4-1-1, ma Castillejo che entra al posto di Paquetá, pur schierandosi sull’ultima mattonella di Calanhoglu, che torna a sinistra.

Gattuso sembra voler dimostrare qualcosa a chissà chi, evidentemente gli bruciano i giudizi sul suo attendismo, l’Inter si lascia comunque preferire e rischia il gol con un tiro improbabile, ma riuscitissimo, di Gagliardini.

 

Poi arriva l’arbitro Guida con due decisioni contrapposte che condizionano un frangente di match, pur piccolo ma determinante, proprio mentre Gattuso sta preparando l’ingresso di Cutrone e imbastendo quello che lui stesso ha definito una “giostra con anche scelte senza criterio”, definizione che sottoscrivo in pieno.

L’arbitro, che da metà primo tempo ha quasi perso il polso della partita, giudica diversamente due falli simili, anche se il primo è nettamente più grave perché in ripartenza e, in tutta evidenza, più netto e grave.

 

 

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