#MilanInter 2-3: le cose a posto (o quasi)

Terza parte

Il primo è di Romagnoli su Lautaro Martinez, intervento che avrebbe meritato anche il giallo. Scelta sbagliata, sia che si tratti di “vantaggio” (che non si concretizza) sia che si tratti di fallo non ravvisato.

Il secondo è probabilmente l’unica vera sbavatura di Skriniar su Piatek, ma è errore veniale perché lontano da aree importanti e azione non pericolosa: solo che da questa punizione nasce il gol di Bakayoko.

Questa azione, più di tantissime altre che ho usato per spiegare il concetto, può essere portata a esempio universale di come il metro arbitrale possa incidere all’interno di una partita, ed essere determinante quanto e più di una giocata di un calciatore.

Gattuso non desiste dalle sue idee e fa entrare Cutrone al posto di Rodriguez, spostando Kessié terzino destro e facendo migrare Calabria dall’altra parte: l’autodefinitasi “giostra”. L’unica cosa buona, per i rossoneri, di questo schieramento è la posizione di Calhanoglu, che l’Inter non riesce più a leggere né Vecino ha più forze per pressare costantemente, per il resto appare più come la mancanza di lucidità del tecnico che si trasferisce alla squadra.

 

Ma alle spalle del duo di metà campo, con Bakayoko, si aprono voragini che gli esterni non aiutano a coprire, come al 66esimo quando D’Ambrosio inventa un’incursione nel cosiddetto “half space” poco oltre la metà campo per poi servire Politano che in velocità affronta un Suso clamorosamente in ritardo: l’inesperienza di Castillejo fa il resto, perché il calciatore spagnolo aggancia il piede sinistro di Politano in area. Guida cade ma rialzandosi concede giustamente il rigore, anche se Politano sembra cercarlo un po’.

Lautaro mette il terzo gol e la profezia malpensante s’avvera:

Poco prima il Milan aveva rischiato di crollare sulla deviazione di Musacchio che Donnarumma respinge.

 

Gattuso capisce di averla combinata un po’ troppo grossa e sostituisce Kessié con Conti, rimettendo un po’ a posto il Milan anche se sbilanciatissimo con una specie di 4-2-4 che non trova, correttamente, contromisure da parte di Spalletti che immagino sia stato più volte tentato di passare a 3 con Ranocchia in mezzo.

I rossoneri vanno avanti più con la forza dei nervi che con quella delle idee.

L’Inter, però, entra in confusione. Su un’azione da angolo deviata da Skriniar, si perde troppo tempo cincischiando in area, con Asamoah che si accorge dell’assenza dei compagni sull’angolo battuto dai rossoneri ma si ferma, sbagliando, così come sbagliano i ritardatari Brozovic e Gagliardini: il cross di Suso viene spizzato da un compagno e va verso la porta dove c’è D’Ambrosio appostato a coprire la scorribanda di un Piatek nettamente in fuorigioco.

La palla carambola sul petto di D’Ambrosio… che è petto e non mani:

 

E va verso Musacchio, liberatosi di De Vrij che cade dopo uno scontro fortuito con Skriniar: a porta vuota è gol facile facile, nonostante il tentativo affannoso di Asamoah in recupero.

Dopo il consulto col Var, il gol viene convalidato nonostante il clamoroso fuorigioco di Piatek, posizione che influisce sull’intervento di D’Ambrosio e, pertanto, sarebbe sufficiente a far annullare il gol.

Niente da fare: l’Inter e la fortuna col Var solo una volta all’anno.

Spalletti toglie un Brozovic a mezzo servizio (l’impressione è che giochi anche con qualche acciacco fisico) e mette Borja Valero per gestire meglio la palla.

 

Seguono quasi 20 minuti in cui si gioca solo sui nervi, con l’Inter che fa fatica a salire se non con qualche scorribanda di Vecino, calato nel secondo tempo, e preferisce gestire palla quando può. In fase di non possesso è la posizione di Calhanoglu a dare fastidio, nessuno a contrastarlo o pressarlo, lasciandolo così nelle condizioni ideali per esprimere il suo calcio: per il Milan tanti cross in mezzo e poco altro.

La squadra di Spalletti, però, non rinuncia a ripartire e spreca alcune occasioni importanti, non tanto nella conclusione quanto nella costruzione, soprattutto due con scelte scellerate di Politano, ultimo passaggio raccapricciante e un’occasione in cui si lascia sorprendere da Bakayoko alle spalle poco prima dell’assist o della conclusione.

Nel finale entra Candreva proprio per un esausto Politano, Spalletti prova a contenere le fasce dove, proprio da quel lato, il Milan crea più di una superiorità numerica vista la propensione di Castillejo a stazionare da quelle parti.

Nonostante le distanze e la fatica, l’Inter ritrova quelli che sembravano più stanchi di tutti, ovvero Gagliardini e Vecino, nonché un combattivissimo Lautaro Martinez che “addomestica” più volte Romagnoli: il possesso palla lo garantisce il ritmo serafico di Borja Valero.

 

L’Inter avrebbe anche un’altra chance, ma all’85esimo D’Ambrosio entra in area con tempismo e scelte perfetti, salvo poi sbagliare nell’ultimo passaggio, con Perisic davvero solo non servito.

All’86esimo l’unica chance di Piatek, l’unica cosa che il duo Skriniar-De Vrij gli concede per tutta la partita: un tacco improbabile su una palla sporca da calcio d’angolo, deviata da Candreva e che ha un rimbalzo stranissimo.

All’88esimo una brutta scena del Var, con Guida che estrae il rosso per Conti per entrata durissima nei confronti di Lautaro Martinez.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...