#MilanInter 2-3: le cose a posto (o quasi)

Ultima parte

L’entrata è davvero scellerata, fatta per far male all’avversario, non ha nulla di “calcio giocato”: è la tipica giocata da frustrazione che rischia di mettere fine alle carriere degli avversari.

Basterebbe aver giocato a calcio in qualunque campetto per capirlo, basterebbe guardare il primo fotogramma con Conti che va sulla gamba di Lautaro nonostante la palla sia nettamente più alta:

E il seguito, con quello stinco sinistro che va a prendere la caviglia di Lautaro: come ne sia uscito illeso è mistero della fede.

 

Rivedendolo da questa angolazione non possono esserci dubbi:

Eppure, dopo la revisione del Var, Guida sostituisce il rosso col giallo: dove sarebbe questo “chiaro errore” nella prima decisione è cosa che non si riesce a spiegare in nessun modo: quando si deciderà di rendere pubbliche le discussioni tra Var e arbitro sarà sempre troppo tardi.

Guida concede 6 minuti di recupero che l’Inter sembra gestire meglio del solito, soprattutto con Asamoah che recupera un paio di falli importanti che spezzano il ritmo rossonero, sempre che ce ne fosse uno.

Sull’ultima azione, però, qualche amnesia individuale di troppo, in cui la discriminante è Calhanoglu, troppo libero di fare quello che vuole e di impostare il gioco, soprattutto per l’assenza di un ormai sfinito Lautaro.

La palla finisce sull’out di destra dove c’è Suso che approfitta di una incomprensione tra Asamoah e Perisic (probabilmente l’unica della partita) e mette in mezzo dove c’è Romagnoli che sfiora: la palla arriva a Cutrone che spara a colpo sicuro con Handanovic letteralmente in bambola.

 

D’Ambrosio fa un intervento provvidenziale e stupisce come Guida non conceda il rigore visto che ormai un po’ tutto il corpo dei nerazzurri può essere considerato “mani” per estensione.

A parte il (dovuto) sarcasmo, quello di D’Ambrosio è un intervento di quelli epici, fondamentali, che possono indirizzare i destini di una stagione. Certamente quelli del match, visto che nell’azione successiva c’è il triplice fischio di Guida.

L’Inter vince meritatamente una partita da troppe parti, nerazzurre comprese, preannunciata come la Waterloo della stagione, quella della sconfitta definitiva, quella dell’addio a tutto, del punto e a capo, di Spalletti esonerato, piazza pulita e riprendiamo da chissà quale posto fuori persino dall’Europa League.

L’Inter la vince perché proprio nel momento più importante (che era questo, non l’Eintracht) ritrova la necessaria compattezza, nonché la combattività, soprattutto di chi era finito nel tritacarne dei giudizi (invero, anche meritati da molti punti di vista).

 

Probabilmente è la vittoria, tra quelle più prestigiose, più “proletaria” dell’Inter degli ultimi anni: è la vittoria del muro eretto da Skriniar e De Vrij, è la vittoria del sacrificio di D’Ambrosio, dell’utilità ritrovata di Asamoah; è la vittoria dei corazzati dai piedi non sempre educatissimi, di Gagliardini e soprattutto Vecino.

È anche la vittoria di Spalletti, architetto del piano perfetto. E se c’è una gemma che spunta dal torbido della lotta e dell’agonismo, è Lautaro Martinez, ragazzo che non ha avuto remore a imbarcarsi l’Inter sulle spalle e condurla alla battaglia come fanno i condottieri.

È la vittoria strappata con la voglia, ripresa con le palle (letteralmente!), col coraggio di essere sé stessi, di seguire il proprio percorso e le proprie idee; è una vittoria sudata e meritata, di quella che affonda le sue ragioni nella testa e nella fatica, nel connubbio perfetto tra razionalità e lavoro. È stata una partita vera, intensa e con tanto agonismo, una battaglia dalla quale emergere con la consapevolezza di essere migliori di quanto visto negli ultimi tempi.

È soprattutto una di quelle vittorie che rimette a posto, pur parzialmente, le cose; rimette a posto la classifica, le prospettive, inquadra nuovamente la stagione com’è giusto che sia, senza i capricci degli dei del calcio, quelli che, per una volta, non sono riusciti ad andare oltre il sacrificio operaio di D’Ambrosio, assurto in un attimo a simbolo di cosa può fare la voglia anche senza talento.

Adesso sosta e poi altro match che può segnare il passo della stagione, perché in molti hanno ignorato la Lazio (e qui non l’abbiamo data mai per morta) sbagliando: la partita giusta per toglierla dalle contendenti è proprio la prossima.

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Tabellino

MILAN-INTER 2-3

3’pt Vecino (I), 6’st De Vrij (I), 11’st Bakayoko (M), 22’st su rig. L.Martinez (I), 25’st Musacchio (M), .

MILAN (4-3-3): G.Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez (12’st Cutrone); Kessiè (24′ Conti), Bakayoko, Paquetà (1’st Castillejo); Suso, Piatek, Chalanoglu. A disposizione: Reina, A.Donnarumma, Abate, Caldara, Zapata, Laxalt, Biglia, Bertolacci, Borini. Allenatore: Gattuso.

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah; Gagliardini, Brozovic (27’st B.Valero), Vecino (47’st Ranocchia); Politano (38’st Candreva), L.Martinez, Perisic. A disposizione: Padelli, Soares, Dalbert, Keita. Allenatore: Spalletti.

ARBITRO: Guida.

SANZIONI: Allontanato Spalletti (I) al 40’st per proteste. Ammoniti: Brozovic, Vecino, Gagliardini (I); Rodriguez, Romagnoli, Conti (M).

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