#MilanInter: pagelle malpensanti

Ultima parte

 

Ha, però, il coraggio di fischiare un rigore che altri forse non avrebbero fischiato, almeno non subito. Un rigore che, va chiarito, è sacrosanto: da questo video si vede proprio il movimento della gamba di Castillejo quando incoccia quella di Politano:

In altre occasioni fa scelte poco felici, lasciando correre un po’ troppo, come succede nell’azione che porta alla punizione-gol del Milan: fischia a Piatek una punizione che poco prima aveva negato a Lautaro, eppure era più netta e forse anche sanzionabile con l’ammonizione.

Così come quando consente, un gioco un po’ troppo maschio ai rossoneri, risparmiando Kessié (ne prendo uno per tutti) o consentendo a Paquetà di “violentare” D’Ambrosio senza fischiare fallo: eppure non dovrebbero esserci dubbi.

 

MILAN

DONNARUMMA 5: sembra insicuro, soprattutto sul primo gol. Migliorato un po’ con i piedi, ma quel paio di errori che si concede sono davvero brutti da vedere.

CALABRIA 5: non trova mai le contromisure per Perisic ed è tra i responsabili del primo gol. Gli va dato atto che Suso lo aiuta davvero pochissimo.

ROMAGNOLI 5: anche lui protagonista (principale) nel primo gol, colpevole nel secondo visto che De Vrij sarebbe suo. Ma il vero problema per Gattuso è che lui perde nettamente il duello con Lautaro Martinez. Si risolleva un po’ per qualche recupero in più che dà respiro al Milan.

MUSACCHIO 6-: sufficienza strappata per il gol, perché per il resto è davvero più che rivedibile su tante cose. Rischia anche un autogol clamoroso.

RODRIGUEZ 5,5: perde meno palloni del solito, ma fa una partita col freno a mano tirato. Alzo la mano e mi autoproclamo colpevole: ero tra quelli che avrebbero voluto il suo arrivo all’Inter e me ne sono lamentato quando lo ha preso il Milan.

 

BAKAYOKO 7: per me è tra i colpevoli nel primo gol, perché è tra i tre centrocampisti che passeggiano proprio quando dovrebbero stringere di più: Vecino non lo prende né lui né Kessié né l’addormentatissimo Paquetà.

Prestazione, pertanto, da 7,5, condita da una quantità industriale di duelli vinti, di fisico, di forza, di tanta discreta regia, tantissimo pressing e corsa come se non ci fosse un domani.

L’unico calciatore davvero sopra le righe, avrebbe meritato un compagno di reparto migliore. Almeno uno.

KESSIÈ 5: ci capisce poco e nulla, tocca pochissimi palloni, perde più palle di quante ne recupera, non vince un duello che sia uno. E se gli togli quello, che senso ha averlo in campo?

 

PAQUETÁ 4: che disastro! Faccio davvero fatica a capire le sufficienze o questo tentativo di “salvarlo”. Vada per quel paio di occasioni che crea, probabilmente le uniche davvero pericolose per l’Inter, ma per il resto è tatticamente una tragedia. Pochissima corsa, pochissimo sacrificio, pochissima sapienza tattica nel muoversi in campo.

A emblema della sua partita, prendiamo un’azione in cui l’Inter si è resa pericolosa e in cui l’unica cosa che sa fare è trotterellare giù per il campo come se la cosa non lo riguardasse:

Non basta?

Guardate dove passa Vecino poco prima del gol, con lui che si disinteressa totalmente dell’azione:

 

SUSO 5: l’unico ad accendersi, pur se a intermittenza. Genera il gol del Milan ma fa davvero troppo poco per strappare una sufficienza: per di più lascia il compagno abbandonato a sé stesso, errore gravissimo in partite così.

CALHANOGLU 5,5: si risolleva un po’ negli ultimi 20 minuti, quando fa il regista e il Milan guadagna geometrie sensibilmente. Per il resto è la degna controparte di Paquetà, anche lui indolente e, immagino per i milanisti, insopportabile.

PIATEK 5: di lottare lotta, ma fa davvero troppo poco. Sembra un attaccante da area più che di manovra, uno di quelli che devi mettere nelle condizioni di servirlo adeguatamente: altrimenti l’utilità scema vertiginosamente.

CUTRONE 5: si mangia un gol fatto, per il resto è il solito lamento verso l’arbitro, con annessi un paio di tentativi di trarlo in inganno.

CONTI 4,5: un’entrata da rosso e pochissimo altro.

GATTUSO 4,5: pazzesco. Avrebbe Paquetà sulla trequarti e invece lo fa giocare da interno a scambiarsi costantemente la posizione con Calhanoglu: esce lui e entra Castillejo, esterno, e lo mette trequartista.

 

Non legge mai la posizione di Vecino, non si decide a sposare un vero 4-3-3 ma adotta una specie di ibrido per consentire lo scambio di cui sopra, come vedremo domani.

Non oppone nulla a Brozovic, non aggredisce l’Inter: insomma, non mette in campo nulla di quello che ultimamente ha fatto male ai nerazzurri.

Ammette candidamente di averla preparata in un modo per opporsi al 4-2-3-1 interista e poi cambia formazione: una confusione imbarazzante a questi livelli, così come il Milan del secondo tempo, una giostra senza senso il cui unico fine era “butta la palla avanti e vedi che succede”.

Ha due soli meriti, l’onestà e la franchezza: ma non hanno mai fatto vincere niente a nessuno.

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