#MilanInter 2-3: la guida definitiva

Introduzione

La sosta per le nazionali ci consente di approfondire ancora l’aspetto calcistico, relegando ai margini chiacchiere e chiacchiericcio che a queste latitudini interessano sì, ma non più del necessario.

Ora… e ve lo dico adesso, una volta per tutte… spero possiate perdonare il tono che si usa qui dentro ogni tanto, quello che non è fatto per compiacere nessuno, non è utilizzato per accaparrarsi qualche simpatia o qualche lettore in più: il tono di chi scrive penso debba necessariamente essere assertivo, perché altrimenti non avrebbe neanche forza persuasiva. Credo sia il tono normale per chi crede in quello che fa (e che scrive), soprattutto se e quando (come nel caso specifico) tutto su basa sulla propria libertà di pensiero, di espressione.

Vi chiederete il perché di questo pistolotto. Mi spiego: non credo che su queste pagine abbiate mai trovato un articolo che provi a… violentare la realtà così come in quello che leggerete qui sotto:

Carta rosa… canta.

Ci si spinge oltre nel resto dell’articolo, ovvero che c’è stata una certa supremazia del Milan, al punto da far venire fuori la vittoria dell’Inter quasi come una casualità, qualcosa che non è giustificata dagli eventi.

Ricordate come ho introdotto le pagelle? Provate a raffrontare i due pensieri:

 

Qui, invece, ilMalpensante:

La cosa che emerge più chiara dalla partita è la stranezza del risultato… o, meglio, come il Milan sia arrivato a costruire palle gol, anche in numero sufficiente per poter reclamare (a discreto diritto) un pareggio, mentre l’Inter abbia giocato decisamente meglio salvo essersi scontrata con la sua atavica difficoltà nel finalizzare buone azioni, come vedremo domani nell’analisi tattica.

Un’Inter nettamente migliore che si è fatta preferire, di gran lunga, rispetto al Milan: eppure in un ipotetico servizio fatto tutto di “highlights” allo spettatore rimarrebbe il retrogusto di un pareggio nella sostanza, nonostante il campo abbia raccontato una realtà diversa.

Come vedremo anche nelle pagelle, visto che in breve sarà analizzato anche il Milan: non c’è alcun dubbio quale delle due squadre sia stata la migliore, indiscutibilmente.

 

Diametralmente opposte, vero? Una delle due versioni prova a spiegare la partita, un’altra prova a forzare la realtà per farci entrare un concetto che non si capisce bene chi voglia blandire, assecondare.

Quante volte lo abbiamo detto qui dentro? Il linguaggio è fondamentale, lo stesso evento può essere raccontato in mille modi diversi, ma soltanto pochi di questi avranno una certa aderenza con la realtà.

Quante volte avete letto di un’Inter confusionaria. che non trovava sbocco ed era costretta ai cross come unica possibilità di gioco? Quante volte avete letto di una squadra che aveva perso identità e aveva cercato una reazione affidandosi solo all’improvvisazione, caricando a testa bassa?

Quante volte avete letto di un’Inter dal possesso palla sterile e senza costrutto?

Eh, innumerevoli.

 

Rigirate la stessa frittata, provate a indorare la pillola e starete parlando del match del Milan: confuso, rabberciato, costretto a defluire verso l’esterno con il cross come unica soluzione d’attacco, possesso palla fine a sé stesso senza idee né gioco, che ha caricato a testa bassa l’avversario senza metterci mai la… testa, nel senso di ragione.

Se lo fa l’Inter è una sciagura, se lo fa il Milan è cuore:

Questo anche per sottolineare che i numeri possono non solo raccontare le partite, o alcuni aspetti delle stesse, ma essere usati per consentire di spingere a forza un match entro i desiderata di chi scrive.

Eppure, in una narrazione onesta, metà delle ciance buttate lì a caso nell’articolo di cui sopra non dovrebbero trovare spazio. E, in questa narrazione, qualcosa di onesto potrebbe essere tentare di spiegare perché il Milan l’ha persa e perché l’Inter l’ha vinta.

 

Ci proviamo qui: l’Inter è stata più astuta, più squadra, più organizzata, dalle idee più vicine alle caratteristiche dei calciatori. Spalletti ha lavorato anzitutto sui pregi dei suoi, senza dimenticare i difetti del Milan.

Gattuso ha improvvisato, come ha ammesso lui stesso dicendo che ha dovuto cambiare il giorno prima perché non si aspettava che l’Inter giocasse col 4-3-3, avendola preparata contro un 4-2-3-1: peccato, poi, che l’Inter (in buona sostanza) abbia giocato con quest’ultimo.

Immaginate per un attimo se l’avesse detto Spalletti…

Il Milan l’ha persa perché ha creato confusione nei ruoli di Calhanoglu e Paquetà, entrambi quasi disinteressati all’idea di aiutare la squadra in fase di non possesso; l’ha persa perché Kessié probabilmente ha giocato dal “lato sbagliato”, visto che sarebbe stato più utile dall’altra parte per contrastare le avanzate di Vecino e limitare le sortite della catena di destra nerazzurra, risultata molto più organizzata ed efficace della sinistra.

 

Gattuso l’ha persa perché non ha previsto quasi nulla su Brozovic, anzi, costringendo Bakayoko a un lavoro enorme per coprire i buchi in mezzo che si aprivano davanti al malconcio centrocampista nerazzurro. E soprattutto perché i tempi di pressione sono sempre, o quasi, stati sbagliati, così come la qualità della pressione, portata costantemente sotto numero, quindi pressing senza possibilità di riuscita. L’ha persa perché i suoi difensori sono stati (di gran lunga) meno efficaci di quelli nerazzurri.

E questi sono solo alcuni degli aspetti della partita, ma sufficienti a spiegare una sconfitta al di là dei numeri, che a volte raccontano, altre volte servono per manipolare.

Proviamo a vedere qualcuno di questi aspetti tramite video e immagini.

 

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