#MilanInter 2-3: la guida definitiva

Seconda parte

È stato detto da più parti del 4-2-3-1 dell’Inter, qualcuno ha correttamente aggiunto di un cambio modulo salvo identificarlo in un contesto di gioco tra possesso e non possesso. In realtà la posizione di Vecino è stata molto più fluida e si è adeguata alle necessità del momento.

Non solo, la predisposizione sinistrorsa del centrocampista interista lo ha portato a giocare grosse fette di partita da interno di metà campo, con la peculiarità di essere decisamente più avanzato del suo opposto. La heatmap e la touchmap non lasciano dubbi a tal proposito:

Negli ultimi anni non si sono più visti questo genere di 4-3-3, ovvero quella variante in cui uno dei due interni gioca sempre più avanzato rispetto all’altro, per caratteristiche fisiche, tecniche e tattiche. Come ho detto in precedenza, uno degli esempi più interessanti è stato il 4-3-3 del primo Chelsea di Mourinho (squadra che andrebbe raccontata come una delle più entusiasmanti, organizzate e letali della storia del calcio), di cui vi riporto la grafica elaborata dal (fu) meraviglioso ZonalMarking:

La grafica è quella originale ed è interessante anche quella freccia su Lampard, che aveva totale libertà di avanzare rispetto a Essien o Tiago, ferma restando la posizione di Makélélé.

Qui parliamo di pressing, con Gagliardini e Vecino che hanno fatto una pressione molto alta e, pertanto, nella disposizione hanno assunto una “forma” diversa dalla tanto battuta 4-2-3-1, forma che poi si ricomponeva soprattutto in fase di non possesso… ma che si scomponeva in 4-3-3 quando era necessario che Vecino si abbassasse, vedremo fra qualche immagine.

Intanto il 4-2-3-1 in fase di non possesso:

 

Chiaramente la palla è dall’altro lato ed è interessante evidenziare come l’Inter difenda in maniera diversa, anche se la fase di gioco è un attimo più avanti perché qualche metro più avanti e pallone già defluito verso l’esterno, come da desiderata di Spalletti.

A prima pressione fallita, o a possesso palla che non richiedeva una pressione più alta, l’Inter si è chiaramente disposta con il 4-4-1-1 d’ordinanza:

Le situazioni di gioco, come detto, sono state lette dai centrocampisti nerazzurri con molta attenzione e presenza tattica, andandosi a compensare a seconda delle necessità e trasformandosi in 4-3-3.

 

Cosa più evidente ancora quando la squadra si è schiacciata di più verso Handanovic, con Vecino che più volte ha ricoperto un ruolo meno offensivo. Disposizione che aveva anche una logica “offensiva”, come vedremo più avanti quando vedremo anche i movimenti in fase di possesso palla:

Uno dei perché di questi spostamenti, probabilmente il più determinante per questa scelta, è apparso abbastanza chiaro, perché il vero intento dell’allenatore interista è stato ricercare i duelli individuali, ovvero opporre uomo contro uomo con possesso del Milan.

Mettiamo 3-4 immagini una di seguito all’altra:

 

Ed è su questi duelli che l’Inter ha costruito buona parte della sua vittoria, perché l’unico calciatore che ha combattuto egregiamente, vincendo anche più duelli di quanti ne abbia persi, è Bakayoko, che però è stato sacrificato all’altare di una incomprensibile disposizione dei compagni di squadra, soprattutto a sinistra (vedremo anche questo) che lo ha costretto a fare un pressing impossibile troppo in avanti, costringendolo pertanto a coprire zone di campo enormi: non è un caso che sia il calciatore milanista che ha corso di più.

In fase di possesso palla, soprattutto nella primissima fase di possesso, l’Inter ha mostrato più volte questo suo disporsi con un 4-3-3 (sghembo) e successivamente in 4-2-3-1.

 

Tre, su tutte, le ragioni: anzitutto la naturale predisposizione di Vecino nel giocare sul centrodestra più che sul centrosinistra. La seconda è la ricerca dello spazio alle spalle dei centrocampisti avversari, ed è stato naturale ricercarlo alle spalle del “duo confusione” rossonero, Calhanoglu-Paquetà più che dall’altra parte: mossa corretta di Gattuso sarebbe stato invertire il brasiliano con Kessié, ma poi gli sarebbe mancato questo giochino con il turco, che però non so a cosa puntasse perché non ha dato frutti.

Quello che si nota, è che Brozovic è sempre il più restio dei 3 a salire: le scarse condizioni fisiche (ricordiamo che ha giocato mezzo infortunato) lo hanno costretto a un più saggio restare più che cercare certi pressing poco logici come gli è capitato nelle ultime settimane.

Gagliardini, invece, si è spinto in avanti decisamente di più.

L’azione del gol interista nasce da questi concetti:

 

Precisiamo: il trequartista non deve stare centrale a tutti i costi, anzi. Questa interpretazione del ruolo non esiste più ormai da tempo. Ma la posizione e i movimenti di Vecino, benché discretamente distribuiti anche dall’altro lato, propendono fortissimamente sul centrodestra, il che configura l’Inter in maniera diversa.

In una delle azioni più riuscite, per esempio, si è visto Vecino con il classico atteggiamento “a fari spenti” conquistare una zona di campo risultata utile nello svolgersi dell’azione: un 4-2-3-1 puro avrebbe richiesto la sua presenza più vicina alla zona del pallone.

 

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