#MilanInter 2-3: la guida definitiva

Terza parte

Il suo vantaggio è dato dalla mancanza di disciplina del duo Paquetà (nelle immagini in basso sta facendo il terzo attaccante) e Calhanoglu, che qui dovrebbe andare a occupare una posizione di campo più in basso:

Non facendolo, lui è costretto a rincorrere Vecino, ma il centrocampista interista ha già conquistato quella fetta di campo, quella trequarti in cui ha potuto pasteggiare come ha voluto.

Tendenza che si è vista più volte in partita, con Vecino letteralmente illeggibile… e neanche grande voglia di farlo dai centrocampisti avversari del suo lato. In questa immagine c’è da notare anche la posizione di Bakayoko, che sta rientrando da uno dei tanti pressing in avanti, nonostante in linea puramente teorica fosse il più staccato dei tre centrocampisti.

Evidenziamo anche Perisic, che non approfondiamo, per evidenziare uno degli aspetti della sua partita, ovvero una ricerca più insistita della zona centrale di metà campo, nonostante sia stato servito pochissimo dai compagni quando ha occupato quella zona.

Come detto, anche nell’azione gol la posizione di Vecino è quella lì, ed è una posizione determinante: il gol, benché così rapido, è la naturale conseguenza di una partita studiata a puntino da Spalletti.

Manca ancora la terza ragione, giusto? Eccola.

 

La discriminante fondamentale è stata la relativa libertà con cui Brozovic ha potuto giostrare. A differenza del passato, si è spesso limitato a “pulire” la palla dal pressing rossonero, successivamente eclissandosi e demandando poi ad altri le fasi: è uno degli effetti di Lautaro in campo, che ha un potere di “attrazione” della palla straordinario. Con lui in campo, la tentazione dei compagni è di verticalizzare prima possibile, perché lui è molto bravo a proteggere la palla e a giocarla con qualità.

Della posizione di Marcelo, però, parliamo un po’ più avanti, quando vedremo i tempi sbagliati dei pressing rossoneri.

Per come l’ho vista io, Spalletti ha “giocato” molto della sua tattica su questa ambiguità di Vecino, volontariamente, basandosi sul fatto che da quel lato il Milan (si) è disposto veramente male.

Gattuso insiste su questo interscambio di ruoli tra Paquetà e Calhanoglu, una cosa costante che in fase di possesso può risultare complicata da leggere per l’avversario, ma al tempo stesso rischia di rivelarsi una debolezza per il Milan in fase di non possesso: questo perché nessuno dei due è disposto davvero al sacrificio.

 

Anzi, come abbiamo visto nelle pagelle, il brasiliano è di una indolenza incredibile. Detto che tecnicamente ha mezzi non indifferenti, non me ne vogliano i cugini rossoneri, ma è ancora troppo presto per fare paragoni importanti con calciatori come Kakà, soprattutto se fa partite così, come nelle versioni peggiori di Ricky Alvarez. Mentalmente è uno di quei calciatori che deve fare un upgrade importante.

Detto che l’ho visto solo 3 volte, e se sto prendendo una cantonata scusate, il pensiero si riferisce a queste tre partite, soprattutto il derby. Pensate stia esagerando? Purtroppo il materiale che avevo pubblicato sull’argentino al tempo non è più reperibile, però qualcosa dentro di noi è rimasto. Guardate questo video, fissando l’attenzione proprio su Paquetà: Calhanoglu è il calciatore che perde la palla e, per naturale evoluzione, è chi gli sta dietro a dovergli dare una mano.

Siamo al 21esimo eh, la palla gli passa davanti, di lato, l’Inter gli gioca attorno e lui non gli mette un briciolo di intensità che sia uno.

 

Qui, invece, il brasiliano sta più avanzato, con Calhanoglu che sembra non abbia voglia di partecipare all’azione. Ma non lo fanno né Piatek né Paquetà stesso, costringendo sin dall’inizio Bakayoko a un “elastico” sfiancante per togliere campo a Brozovic.

Questo è già in fase di non possesso, ma è una situazione che Gattuso cerca in fase di possesso, per provare a sfruttare meglio la regia di Calhanoglu, che si è abbassato spesso sulla fascia per entrare sul campo, mentre il brasiliano si fiondava in avanti alle spalle del terzino interista.

Questo ha richiesto delle compensazioni da parte dei compagni, con Bakayoko e Kessié che hanno dovuto giostrare spesso come se giocassero in un centrocampo a 2 piuttosto che in uno a 3.

 

Tutto poco riuscito, almeno con i nerazzurri: ho sempre pensato che Calhanoglu abbia una naturale predisposizione per fare il playmaker alla Brozovic e lì darebbe il meglio. Da capire se e quanto abbia voglia di sacrificarsi, visto che comunque di corsa ne fa parecchia anche se è spesso a vuoto.

Come vedremo, i tempi del pressing rossonero sono stati atroci, aggiungiamo questa confusione tra i due della catena di sinistra, con Bakayoko spesso costretto a salire su Brozovic, e d’incanto si apre quella voragine per Vecino che l’Inter ha sfruttato costantemente, anche se ha dato meno frutti di quello che avrebbe dovuto e potuto.

Il tutto per creare cosa?

Una situazione del genere che i rossoneri hanno sfruttato solo due volte: nel colpo di testa di Paquetà e nel tiro di Calhanoglu.

 

Sinceramente troppo poco per giustificare 70 minuti di sofferenza.

Gattuso ha provato a porre rimedio a questo aborto tattico, passando dopo circa 30 minuti a un più accorto 4-4-1-1. Nella sostanza l’idea poteva essere corretta se il primo degli “1” si fosse occupato di Brozovic, se i due esterni avessero aiutato nella pressione in avanti, risparmiando a Bakayoko metri inutili.

Purtroppo per i rossoneri, nulla di tutto questo, almeno finché non è entrato Castillejo.

 

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