#MilanInter 2-3: la guida definitiva

Quarta parte

Paquetà esterno, ma Milan sempre in inferiorità numerica a metà campo e/o nel pressing, con l’Inter che ha potuto giostrare con relativa facilità proprio per la mancanza di intensità dei 4 giocatori d’attacco: alla lista degli svogliati, vanno aggiunti Piatek e soprattutto Suso.

Nel secondo tempo, la disposizione è stata ancora più chiara, con Gattuso che ha provato a porre rimedio a un pressing fatto male e Castillejo decisamente più in movimento di Paquetà.

Le cose per il Milan si sono messe decisamente meglio, ma non così bene da riprendere in mano la partita, perché comunque l’Inter ha continuato a giocare meglio del Milan, almeno fino al 2-3 di Musacchio.

Da quel momento in poi, sia per la fatica complessiva che per la naturale evoluzione del match, la parte tattica salta quasi completamente, almeno per il Milan, e si gioca un calcio fatto di improvvisazione e in gran parte di lanci lunghi e cross.

Il Milan, insomma, l’ha persa prima, e uno dei motivi per cui l’ha persa è l’inefficacia del proprio pressing, sempre portato in sotto numero, sempre in ritardo e nessuna contromisura a Brozovic, che avrà fatto sì una partita “normale” (virgolette d’obbligo) ma che è risultato comunque fondamentale per il defluire rapido della manovra interista.

I tempi della pressione milanista sono stati praticamente sempre questi che vedrete. E vi prego di notare che nell’Inter è sempre “centrale” (non per posizione ma per importanza) Brozovic, mentre Bakayoko si è sfiancato nel doverlo prendere nonostante i molti metri a separare i (tecnicamente parlando) due mediani/registi.

 

Siete rimasti impressionati dall’intensità di Paquetà e Calhanoglu, vero?

Assieme alla questione Paquetà-Calhanoglu, per me l’aspetto Bakayoko-Brozovic ha determinato la partita, evidenziando una gravissima carenza di Gattuso, sia dal punto di vista della preparazione che da quello della lettura tattica.

Due video in cui si vede non solo la libertà di Marcelo, ma anche a cosa è stato spesso costretto il calciatore francese di origini ivoriane.

 

Adesso tre video in cui potete apprezzare i concetti sopra esposti con più evidenza: ripeto, non per pedanteria ma perché è un concetto fondamentale, che con questa libertà, Brozovic anche quando è a mezzo servizio è fenomenale.

Video anticipati da due immagini in cui si evidenzia la sua centralità, portando l’Inter inizialmente con questo 4-3-3 sghembo in cui Gagliardini e Vecino occupano due posizioni verticali diverse:

 

En passant, viste le azioni di cui sopra, una domanda mi è stata posta dopo la partita contro il Milan, in cui l’Inter ha rischiato una mezza dozzina di volte di perdere palla con questo possesso palla così insistito e che parte da così basso: perché Spalletti ci insiste su?

Perché non ha alternative.

 

Qui è stato scritto milioni di volte: l’Inter ha oggettive difficoltà dalla trequarti al limite dell’area avversaria, nella fase di ultimo passaggio. Per mancanza di fantasia, di uomini, di potenzialità.

Spalletti ha una sola grande chance per evitare che i nerazzurri finiscano per buttare palloni in mezzo dalla fascia: risalire il campo più velocemente possibile, non prima di avere attirato l’avversario verso la propria area per allungare e allargare il campo.

Questa circolazione veloce è (probabilmente) l’unico antidoto alla mancanza di qualità e estro individuale.

Detto questo, come sempre, la semplice teoria non basta, perché sulla carta tutto può andare bene, compreso i piani (a mio avviso) illogici di Gattuso.

Perché la vera differenza l’hanno fatta la determinazione dell’Inter, unita alla qualità delle giocate individuali e di gruppo: quello che ha impressionato di più è la serenità, la calviniana leggerezza, quasi la (stramaccioniana) spensieratezza di una squadra che in campo sembrava lontanissima dalle polemiche delle ultime settimane.

 

L’Inter ci ha messo molta più voglia, e voglio evidenziarla con due pressing in particolare. Il primo è una immagine dei primissimi secondi della partita, con l’Inter che rende chiari i suoi piani sin dal principio:

L’altro è una fase di “gegenpressing”, ovvero una aggressione importante da parte di chi ha appena perso palla, non solo per impedire la fase di transizione positiva all’avversario, ma per riconquistare palla più in alto possibile.

 

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