#InterLazio 0-1: il punto di non ritorno

Quarta parte

All’Inter è mancata la scintilla del calciatore che punta l’uomo e crea superiorità numerica, nonostante questa sia una delle partite in cui l’Inter ha realizzato più dribbling in stagione. La Lazio l’ha espressa in poche occasioni, ma sono bastate per far male all’Inter.

Per comprendere quanto manchi qualcosa del genere, se oggi potessi scegliere un laziale, prenderei Luis Alberto, pur nella sua incostanza, nella sua indolenza e nella sua indeterminatezza, più che Milinkovic Savic (più “forte” del compagno) che potrebbe persino esasperare questo atteggiamento nerazzurro. En passant, se il calciatore spagnolo saprà adattarsi costantemente da interno di metà campo come contro l’Inter potrebbe diventare davvero un big del ruolo.

L’Inter non sa improvvisare, non si può dire diversamente. E Icardi non è la medicina a questa malattia.

Il gol subito, dicevamo, ha tolto certezze all’Inter, soprattutto due.

La prima è di una Lazio che non ha mai avuto interesse a salire in pressione, così come per esempio aveva fatto il Milan.

Cosa scrivevo nell’analisi post derby riguardo al possesso palla insistito dal basso, spesso persino dalla linea di fondo di Handanovic?

Perché non ha alternative, semplicemente non ci sono al momento, non con questi uomini e con queste caratteristche.

Qui è stato scritto milioni di volte: l’Inter ha oggettive difficoltà dalla trequarti al limite dell’area avversaria, nella fase di ultimo passaggio. Per mancanza di fantasia, di uomini, di potenzialità.

Spalletti ha una sola grande chance per evitare che i nerazzurri finiscano per buttare palloni in mezzo dalla fascia: risalire il campo più velocemente possibile, non prima di avere attirato l’avversario verso la propria area per allungare e allargare il campo.

Questa circolazione veloce è (probabilmente) l’unico antidoto alla mancanza di qualità e estro individuale.

 

Ecco perché si spiega Borja Valero e non Gagliardini. Il centrocampista italiano, pur dal fisico importante da contrapporre a quello che è il riferimento principale per il gioco di Inzaghi, che lo cerca molto di testa, non è risultato poi così efficace nel vincere i duelli di testa e Spalletti è andato, per una volta, contro le sue stesse abitudini.

Con Gagliardini, l’Inter avrebbe probabilmente perso possesso palla, aumentando quella imprecisione di cui si è nutrita la Lazio, vedi azione del gol: più tieni la palla e meno rischi corri in certi casi.

Si può condividere o meno la scelta, ma c’è della logica: che ci piaccia o meno, io probabilmente avrei fatto altro, ma io scrivo qui e non alleno l’Inter.

La seconda certezza è QUELLA mentale, e il fatto di essere a San Siro è stato determinante, perché lo abbiamo detto mille volte della fragilità caratteriale di questi qui.

Ora, voi potrete anche, a torto o ragione, ritenere che io sia fissato su questo aspetto, e potrei persino darvi ragione se non fosse che i numeri confortano quello che per me è talmente lampante da farmi fare addirittura fatica nel tentativo di spiegarlo.

 

Vediamo se riesco a essere chiaro.

In questa stagione, prima del calo dal 2019 in avanti, l’Inter in casa era un rullo compressore: 7 vittorie 1 pareggio e 1 sconfitta, 17 gol fatti e 4 subiti; fuori casa mostrava il fianco, tanto da racimolare 5 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, 14 gol fatti e 10 subiti.

2,44 punti a partita in casa (sono 46 di proiezione soltanto tra le mura amiche!) contro 1,7 in trasferta.

Dalla partita col Sassuolo in poi (compresa), i due percorsi si uniformano talmente tanto da essere speculari: in casa 2 vittorie, 1 pareggio, 2 sconfitte, 4 gol fatti, 3 subiti; fuori casa 2 vittorie, 1 pareggio, 2 sconfitte, 8 gol fatti, 8 gol subiti.

Ovvero 1,4 punti a partita contro per entrambe le casistiche.

Per inciso, non sfugga il fatto che, “dopo”, fuori casa si segni di più nonostante avversari più complicati: Torino (e lo conto anche se a zero gol fatti), Parma, Fiorentina, Cagliari e Milan; mentre in casa Sassuolo, Bologna, Sampdoria, Spal e Lazio. Anche facendo la tara sulla sfida di Firenze (3-3), si tratta sempre di un ruolino di marcia migliore.

 

Fossi in voi direi che non si possono paragonare situazioni così differenti, momenti di stagione così diversi, influenzati da stati di forma, cambi di allenatori, avversari tosti o meno da affrontare in casa o fuori… tutto giusto.

Peccato, però, che la situazione sia praticamente la stessa dell’anno scorso. Ovvero, quando l’Inter è arrivata in testa alla classifica, a 40 punti, tenendo a bada la Juventus a Torino, la situazione casa/trasferta diceva testualmente:

Casa – 7 vittorie, 1 pareggio e 0 sconfitte, 20 gol fatti e 5 subiti;

Trasferta – 5 vittorie, 3 pareggi e 0 sconfitte, 13 gol fatti e 5 subiti.

Per chi ama le proiezioni: 2,75 punti per le gare in casa, 2,25 per le gare fuori.

A partire dalla sfida contro l’Udinese in poi:

Casa – 4 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, 17 gol fatti e 11 subiti;

Trasferta – 4 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, 16 gol fatti e 9 subiti.

 

Sempre per gli amanti di cui sopra, si tratta di 1,45 punti a partita per entrambe le casistiche, ovvero stessa media di quest’anno.

Beninteso, non è né vuole essere un ragionamento “contro San Siro” o una critica al pubblico di casa: i fischi ci sono anche stati durante la partita, ma nulla di neanche lontanamente paragonabile alla follia di inizio anno contro il Sassuolo.

Solo che sono fatti così, come lo scrivo da tempo e come i numeri sembrano volerci dimostrare.

Poi cosa è successo? Il solito canovaccio, con l’Inter che ha concesso due occasioni e mezza, provandoci, ma senza mai trovare il guizzo vincente: alla fine i tiri dei nerazzurri sono addirittura 18, gli expected goals 1,54 contro 1,6, un pareggio probabilmente sarebbe stato più giusto, eppure la sensazione che resta è che la Lazio avrebbe anche potuto raddoppiare.

 

Questo a dimostrazione anche di certa fragilità di questa squadra.

Spalletti ha colpe? Quando ci si ritrova in queste situazioni, con queste difficoltà, l’allenatore non è mai esente da colpe: d’altra parte, se si perde da qualcuno si dovrà pur cominciare. Certo, non gli si risparmia niente, perché contro il Milan gli sono arrivate pochi, pochissimi attestati di stima per averla preparata a puntino, ma tant’è…

 

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