#GenoaInter 0-4: sceneggiatura perfetta

Seconda parte

Il gol mette l’Inter nella migliore posizione possibile, visto che fin lì il Genoa aveva badato solo a difendersi con uno scolasticissimo 4-4-2 senza nerbo e con poche speranze di fare male davanti. Qualche giornalista ha visto in Sturaro e Lerager una mossa sbagliata, vista la “tendenza” ad accentrarsi: in realtà a me è apparso un tentativo di scimmiottare la Lazio e altre squadre che hanno bloccato l’Inter costringendola sulle fasce… solo che stavolta l’Inter è andata bene anche sulle fasce. Prandelli piazza due interni sugli esterni proprio perché hanno queste caratteristiche, proprio perché finalizzati a questa idea tattica, che si condivida o meno, che sia andata bene o meno: ma c’è della logica.

Gioco scolastico, prevedibile, ma che era bastato, dicevamo, a far giocare l’Inter con ritmi troppo lenti e compassati, giusto una manciata guizzi e quasi esclusivamente di Politano.

Riguardando questi minuti viene fuori l’impressione di un ordine forzato, da capire se tattica voluta da Spalletti per stanare l’avversario in attesa di un pressing diverso e più alto, di quelli che piacciono all’Inter perché gli consente di giocare più in rapidità e “di squadra” più che contare sulla fantasia e sull’estro dei singoli. Oppure se è una sorta di timore di scoprirsi troppo, visto che al terzo minuto si apre un corridoio importante sulla trequarti nerazzurra, che fortunatamente viene sprecata dall’avversario.

Difficile dirlo, ma l’impressione è di una squadra compassata, quadrata, senza troppa voglia di forzare: sta di fatto che, fino al gol di Gagliardini, il pallone era rimasto nell’ultimo terzo di campo genoano per poco più del 10%, quasi tutto su possesso palla della squadra di Prandelli.

Insomma, quindici minuti di quella Inter che in molte occasioni non è riuscita a superare avversari ordinati e dediti quasi esclusivamente alla strenua difesa della propria porta.

Un altro dei motivi, per me il secondo in ordine di importanza, per cui l’Inter fa tutta questa fatica è… Icardi.

L’argentino sembra vivere con molta tensione questo rientro, quando è inquadrato in primo piano si nota anche un’espressione poco serena, diversa da quella impenetrabile a cui ci ha abituato negli anni.

Icardi sembra essere il nemico di tutti: dei tifosi avversari, visto che è un ex Samp, e di molti tifosi interisti che decidono di affiancarsi a quelli avversari subissandolo di fischi soprattutto a inizio partita.

 

Ci si mettono anche i compagni, che nei primi minuti, almeno all’apparenza, non sembrano intenzionati a servirgli la palla neanche sotto tortura, neanche se c’è bisogno di alleggerire l’azione per quel raro pressing più intenso del Genoa. Anche quando la spazzano, sembra che cerchino il lato opposto dell’argentino.

In un momento della partita a me è apparso talmente chiaro da avere l’esigenza di fissarne la memoria con un tweet/post:

Per capire che posizione prendo sulla vicenda Icardi basterebbe leggere le timeline dei social, detto poi che durante la partita mi occupo solo di raccontarla e, in qualche caso (come questo), mi serve anche come pretesto per fissare un ricordo, un evento particolare, qualcosa che penso debba rimanere e rimanermi anche in futuro.

 

Qualche lettore (immagino qualche “difensore” di Icardi) ha pensato a una polemica sterile, forzata, pretestuosa, cosa che di solito preferisco non fare anche se ogni tanto me la concedo come qualunque essere umano al mondo.

L’azione è questa.

Questi i tre fermo immagine che spiegano la mia impressione.

Il primo focalizza l’attenzione su Icardi, che fa un plateale gesto di ringraziamento al compagno, alzando la mano come spesso si fa in campo in queste situazioni, quando il compagno commette un errore ma gli si attesta la bontà dell’idea.

 

Il secondo è su Politano, che ne fa un altro ancora più plateale, applaudendo Perisic per l’idea, visto che la reale intenzione del croato era quella di servire l’italiano e non l’argentino.

Infine la reazione di Perisic che ci tiene a alzare la mano e indicare Politano per scambiarsi un cenno di intesa.

Ricostruzione malpensante? Non direi, chiunque abbia giocato un minimo di calcio comprende la natura di questi gesti.

Tanto che nei primi 19 minuti Icardi non tocca palla, se non un mezzo colpo di testa in cui viene trattenuto in area ma sul quale è in fuorigioco. Il primo pallone giocato dall’argentino arriva quando il cronometro si ferma al minuto 19:30, su “sfogo” di Perisic dalla sinistra verso il centro… tra l’alto, unica opzione di passaggio.

 

Momento che sembra persino più determinante del gol di Gagliardini di qualche minuto prima, perché Icardi decide di muoversi di più e i compagni decidono di farlo entrare in partita:

Narrazione fatta più per dovere di cronaca che per pretesto di polemica, perché se l’Inter nei primi minuti ha sofferto è proprio per quella che si può definire “assenza” del suo centravanti.

20 secondi dopo, l’accoppiata perfetta per quella che per me è la svolta della partita. Dopo un recupero prodigioso di Brozovic, Politano lancia profondo verso Nainggolan, rimasto di fatto come seconda punta con poca voglia di rientrare, che appoggia per Icardi: la porta è spalancata, Radu persino piazzato male troppo a sinistra e la posizione perfetta, proprio su quel dischetto di rigore che qualche minuto dopo lo vedrà protagonista del suo ritorno al gol:

 

Incredibilmente, Icardi sbaglia.

L’avverbio si staglia lì, con tutta la sua forza ipnotica e persuasiva: perché il fatto che lo sbagli è davvero incredibile: questione di testa, di serenità, di concentrazione, di pensieri che si affollano nella mente poco prima di tirare, ovvero proprio quando la mente deve essere sgombra da tutto per far sì che il gesto tecnico esca il più pulito possibile, il più istintivo possibile.

Niente da fari, Icardi lo sbaglia e sembra il segnale di una partita più che stregata per lui, con appena due azioni sul groppone in 20 minuti.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...
Back to Top
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: