#GenoaInter 0-4: sceneggiatura perfetta

Terza parte

Come in tutte le buone storie e sceneggiature che si rispettino, però, il momento di maggior crisi, quello in cui il protagonista sembra destinato a cadere inesorabilmente, diventa invece il punto di svolta, quello in cui si risale e ci si riappropria del proprio ruolo di protagonista attivo e positivo.

La partita di Icardi, da lì in poi, cresce passo dopo passo, movimento dopo movimento, e non è un caso che tutta la squadra se ne avvantaggi, con una manovra più fluida, più rapida, più efficace.

I numeri dell’argentino a fine partita saranno importanti, almeno per quello che riguarda i numeri più appariscenti: 3 tiri in porta, due occasioni da gol, un rigore e un’espulsione procurati, una marcatura e un delizioso assist per Perisic. Quasi una dimostrazione di forza, di quelle che si fanno col minimo sforzo, a dimostrare il peso specifico di un attaccante del genere in una squadra del genere; numeri e prestazioni, tra l’altro, ricavati in un contesto nemico, anche se immagino che a San Siro sarà decisamente peggio: la speranza è che il buon senso l’abbia vinta su tutto il resto e consigli, al limite, di ignorarsi reciprocamente più che farsi la guerra tra fischi e gesti, anche se i primi do per scontato che ci siano, così come do per scontato che Icardi saprà mantenere la calma e non reagire.

Il Genoa si trova costretto a cambiare spartito e si vede che non è preparato: i rossoblù e Prandelli non sembrano essere granché compatibili.

 

La prima variazione necessaria è proprio un pressing più alto, ovvero, come dicevamo prima, la situazione in cui l’Inter di Spalletti si trova più a suo agio, per quanto paradossale possa sembrare: nella mancanza di individualità in grado di creare superiorità numerica nelle trequarti affollate, risalire il campo rapidamente con passaggi corti è l’arma migliore per una squadra che, almeno da questo punto di vista tecnico, non ha quasi mai deluso, trattandosi di uno dei top 3 team per precisione nei passaggi.

Ad aumentare la qualità dell’Inter ci pensa anche il movimento di Nainggolan, che inizia a essere centrifugo rispetto alle posizioni iniziali, troppo statiche, e non dà più riferimenti agli avversari: l’Inter guadagna un centrocampista e la manovra diventa a tratti avvolgente.

Questo Nainggolan è sì e no al 50%, non ha fatto quasi nulla di eclatante in partita, eppure è bastato questo (anche se non solo questo) per cambiare il volto della manovra nerazzurra: la dimostrazione di come nelle ultime 8 sarà assolutamente indispensabile averlo a pieno regime e costantemente, perché è davvero l’unico che può dare sostanza, qualità e quantità a questa metà campo.

 

Tra Icardi, Nainggolan e la complicità del Genoa, la crescita nerazzurra è verticale, anche se forse i nerazzurri cominciano a piacersi un po’ troppo nel possesso palla, lo gestiscono bene in termini di mantenimento ma meno bene, e in qualche caso anche molto meno bene, in relazione alla capacità di creare pericoli e occasioni da gol.

Il tweet/post è di quasi due minuti precedenti rispetto al rigore procurato da Icardi.

L’azione nasce dall’ennesima palla giostrata bene da Handanovic, una caratteristica che su queste pagine avete più volte ritrovato e che ho evidenziato anche con immagini e replay. A fine partita è Spalletti a darne ragione: “nel giro palla diventa fondamentale Handanovic che quando riceve palla trova l’uomo libero come un difensore centrale.

 

Handanovic supera il pressing genoano con un bel lancio verso D’Ambrosio, in una situazione che, come dicevamo prima, l’Inter gradisce, anche se stavolta la supera con armi diverse. Questa la partenza, che mostra anche l’importanza di avere difensori centrali tutto sommato precisi (Skriniar più di Miranda) nonché di avere definitivamente sposato la linea della Salida Lavolpiana, con i due che si aprono per lasciare il centro a Brozovic, liberando così i terzini dal controllo avversario:

Le immagini non chiariscono come faccia D’Ambrosio a liberarsi del suo avversario, visto che la regia si perde, non si sa perché, in un primo piano su Politano, ma sta di fatto che il terzino si ritrova poco oltre metà campo con una sola scelta, che esegue con uno splendido esterno di pallonetto, come se si trattasse di un centrocampista di qualità:

La difesa genoana è piazzata che più indecentemente non potrebbe essere, con Zukanovic troppo arretrato e lontano da Icardi, tipico del difensore che teme l’avversario diretto e tenta di anticipare la scappata all’indietro, lo dimostra il fatto che Icardi fa un passetto a fermare la corsa per timore di essere in fuorigioco, mentre il difensore rossoblù scappa indietro.

 

Più in ritardo ancora Romero, che non stringe se non quando ormai è tardi: Icardi non controlla, la palla supera sia lui che Romero, ma è l’argentino quello più lesto a reimpadronirsene.

Il tentativo di tiro, però, non va a buon fine perché Romero gli prende la maglia e lo sbilanca, trasformando il tentativo di tiro in liscio.

Le decisioni dell’arbitro sono conseguenti.

A rigore assegnato stavo per scrivere che sarebbe stato interessante vedere chi lo avrebbe battuto. C’è un momento, brevissimo, in cui Icardi ha una reazione, uno scatto, ma non è per qualche cenno di intesa con i compagni, piuttosto per l’indicazione definitiva dell’arbitro Mariani: è rigore.

 

Insomma, non ci sono storie, discussioni, nessun teatrino: verosimile che avessero già deciso chi avrebbe tirato il rigore.

Chiunque abbia fatto un minimo di sport, qualunque sport, sa benissimo che ci sono gesti tecnici e/o fisici che normalmente potrebbero apparire anche piuttosto semplici, ma che in determinati contesti diventano complicatissimi, difficili: quel pallone piazzato lì, proprio sulla zolla dalla quale aveva sbagliato 20 minuti prima un gol facile facile, è uno di quelli che pesa quintali.

 

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