#GenoaInter 0-4: sceneggiatura perfetta

Ultima parte

Uno di quelli che rischia di schiacciare l’emotività di un calciatore. Uno di quei rigori che in qualche caso ha anche segnato delle carriere intere, perché ci sono pezzi di carriera che si decidono su un rigore: per ultima referenza, basti pensare a Higuain nella sfida contro la Juventus, anche se lì, per me, psicologicamente pesa molto di più l’espulsione.

Emotivamente deve essere stato un peso incredibile e immagino che in tanti avrebbero preferito non tirarlo, anche con la semplice “scusa” di volerlo lasciare ai compagni come gesto distensivo.

Niente, potete giudicarlo come volete, ma il ragazzo ha palle quadrate: va sul dischetto, tira un rigore perfetto e segna. Bella, bellissima, l’esultanza di tutta la squadra, tutta, compreso Perisic che è in mezzo agli altri, con Miranda e Skriniar che si fanno 50 metri per partecipare.

 

Bel segnale, bravi: ma non limitatevi a questo…

Con un uomo in più, con Nainggolan e Icardi perfettamente in partita, con Brozovic finalmente ritornato ai suoi livelli migliori e, in generale, tutta la squadra concentrata e senza grosse sbavature, la partita dice davvero poco di più dal punto di vista della narrazione pura.

Va segnalato, però, il momento in cui si chiude il cerchio, il colpo da maestro dello sceneggiatore, quello che ribalta tutto, prospettive, considerazioni, dubbi e mostra la storia da una visuale diversa.

Dopo un attacco finito male, l’Inter è piazzata male e non sta rientrando bene in difesa:

 

Solo che qui si vede quanto conta uno che ha sostanza e presenza.

Nainggolan fa il Nainggolan, ovvero va a cacciare la palla là dove nessun altro lo farebbe, la recupera e la dà dietro subito a Asamoah. Il ghanese, per una volta in partita, decide di darla di prima verso Icardi, in verticale.

L’argentino addomestica la palla in maniera perfetta, ha una esitazione che non è dettata dal fatto che a riceverla deve essere quello che tutti scrivono essere il suo acerrimo nemico nello spogliatoio: l’esitazione, con quel piede che si pianta, a mo’ di finta, sul terreno è dovuta al fatto che Perisic sta abbozzando lo scatto e quello non è il momento buono per dargliela.

Quello buono è un istante dopo, quando si è aperto il corridoio verso la porta: l’assist è millimetrico, Perisic freddissimo nel piazzarla a destra, dopo aver fintato e fatto buttare Radu dall’altro lato.

Si legge il labiale del croato all’argentino: “bravo.”

 

L’abbraccio successivo ci dà la misura umana di cose che si possono superare per il bene comune, per l’obiettivo comune, perché ci sono ragioni di ordine superiore rispetto alle posizioni individuali di tutti.

 

Per inciso, speriamo che la Curva Nord capisca e si adegui per la prossima.

Il match si chiude con la doppietta di Gagliardini (segnalato dalla Goal Line Technology), che porta il centrocampista interista in una interessante posizione: è, con Perisic, il secondo marcatore nerazzurro e si distingue in Serie A per la prolificità.

Si chiude anche con le sostituzioni di rito da parte di Spalletti: non quelli a rischio infortuni e neanche quelli a rischio squalifica, bensì quelli che hanno bisogno di respirare un po’ e far rifiatare i muscoli.

Brozovic è l’unico che rientra nelle tre caratteristiche appena esposte, mentre per Keita e Joao Mario è più un premio che una necessità.

Al cambio di Icardi, qualcuno ha visto freddezza tra i due: in realtà basta cambiare telecamera e si vede anche un gesto di confidenza, oltre al “batti 5”.

 

La partita si chiude con l’Inter che in qualche occasione sbanda anche, ma rientra nella naturale evoluzione di un match che dal 55esimo non aveva quasi più nulla da raccontare.

È stata una grande risposta da parte di tutti, nonostante i primi 15/20 minuti, risposta che è arrivata nel momento giusto e nella maniera più opportuna.

La giornata si è conclusa nel migliore dei modi possibili, col suicidio del Milan il giorno prima, quello della Lazio il giorno dopo e la fermata della Roma.

Ora, però, arriva l’appuntamento  vero, quello tosto. L’Atalanta è avversario osticissimo ma arriva in una giornata che l’Inter, partita in casa, ha il dovere di far diventare gemella di quella appena passata: il Milan affronta la Juventus, benché ormai in folle in Serie A e in attesa dell’Ajax; la Lazio gioca contro il Sassuolo, che è rientrato nella zona pericolante e non può più giochicchiare; la Roma ha una trasferta complicata a Genova contro la Sampdoria.

 

Nella successiva c’è lo scontro tra Lazio e Milan, l’Inter gioca contro il Frosinone. Altre due vittorie significherebbero 62 punti, a sei giornate dal termine: con una soglia Champions ancora compresa tra 67 e 70 punti, significa arrivarci quasi passeggiando. Soglia massima, tra l’altro, fissata con un (attualmente) irrealistico 2,45 punti per la Lazio e 2,25 per il Milan, la Roma e Torino: rimane proprio l’Atalanta come incognita, ed è per questo che è fondamentale batterla domenica.

Lo sceneggiatore che ne dice?

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Tabellino

GENOA-INTER 0-4

GENOA (4-3-1-2): Radu; Pedro Pereira, Romero, Zukanovic, Pezzella; Lerager, Radovanovic (36′ st Mazzitelli), Rolon; Sturaro (20′ st Bessa); Kouame, Sanabria. A disposizione: Marchetti, Jandrei, Gunter, Lapadula, Biraschi, Pandev, Lazovic, Lakicevic, Favilli, Miguel Veloso. All.: Prandelli.

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Asamoah; Gagliardini, Brozovic (21′ st Joao Mario); Politano (29′ st Borja Valero), Nainggolan, Perisic; Icardi (35′ st Keita Balde). A disposizione: Padelli, Vecino, Ranocchia, Cedric, Dalbert, Colidio, Salcedo, Candreva. All.: Spalletti.

ARBITRO: Mariani di Roma.

MARCATORI: 15′ pt Gagliardini (I), 40′ pt Icardi (I, su rig.), 9′ st Perisic (I), 35′ st Gagliardini (I)

NOTE: Espulso al 39′ pt Romero (G), per gioco falloso. Ammoniti: Lerager, Zukanovic (G); Asamoah (I). Recupero: 1′ pt.

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