#InterAtalanta 0-0: occasione sprecata ma punto importante

Introduzione

Il tifoso interista coltiva sempre l’ambizione di vincere, giustamente, anche se nella storia dell’Inter ci sono dei periodi di magra e/o ricostruzione, tanto da aver vinto quasi il 60% dei trofei nelle due ere Moratti (e interregno Facchetti), ovvero meno del 28% (circa) della sua vita.

“Siamo l’Inter” è una specie di mantra del tifoso insoddisfatto.

 

Da parte mia, invece, sono abituato a ragionare sul presente e sulla contingenza. Quella che stiamo vivendo è una anomalia che un giorno spero possa essere guardata per quella che è, con tutte le big italiane costrette ad agonizzare tra tentativi di vendita e ricostruzioni: Sensi, Moratti e Berlusconi hanno smantellato quasi contemporaneamente, consentendo alla Juventus, con la compiacenza di Federazione e arbitri, di rendere questo campionato uno scimmiottamento di campionati terribili come quello moldavo, ucraino, greco, georgiano, bielorusso o norvegese, ovvero tra quelli dove si sono imposte dinastie sin troppo lunghe e, appunto, anomale, inspiegabili in un contesto che si definirebbe “sano”.

A questo ha contribuito il fantomatico FPF che in questi mesi ha mostrato falle e inefficienze tali da renderlo più che traballante. L’Inter ne ha subito tra le conseguenze più gravi, roba che col senno di poi sarebbe stato più logico dire addio per qualche anno all’Europa che conta e ricostruire provando a rivincere in Italia: d’altra parte, arrivare in Europa nelle condizioni in cui ci siamo arrivati è praticamente come non farlo.

Oggi è necessario ricostruire, provando a puntellare, tenere saldissimo, ogni pezzo buono che viene su, con fatica o spontaneamente, per fortuna o ricerca.

Il punto contro l’Atalanta è una di queste cose da tenere saldissime.

 

Certo, ci piacerebbe l’idea di piallare ogni avversario che arrivi a San Siro, ma pretenderlo con questi uomini è un po’ come pretendere di andare sulla luna con la mitica Ape della Piaggio. Non si può.

Benché vada detto, con forza, che a San Siro sono in molti ad avere tirato i remi in barca: gli appena 21 gol fatti dall’Inter sono la dimostrazione di una fatica enorme contro squadre più o meno chiuse, che a San Siro rinunciano talmente tanto a giocare da realizzare appena 7 reti: la grande dominatrice del campionato ne ha subiti 10.

L’Atalanta di Gasperini, incastonata in questa prospettiva, è una anomalia, perché è arrivata a San Siro con l’atteggiamento spavaldo di chi sa di potersela giocare contro tutti, volendo… d’altra parte ha mostrato di poter battere anche la Juvenuts (in Coppa Italia) volendo…

Il dato è interessante, perché dopo la Juventus, e a pari punti con Napoli e Inter, la squadra più efficiente in trasferta è proprio l’Atalanta: dopo i 40 punti della Juventus, ci sono i 27 delle tre.

 

Aggiungiamoci anche il numero di gol: 35 gol fatti e 24 subiti, con i primi che lasciano dietro Juventus e Sampdoria (29 gol), mentre i secondi la proiettano a squadra di metà classifica. Per sua natura (di quest’anno), l’Atalanta di Gasperini è più squadra da trasferta che da match tra mura amiche.

Insomma, l’avversario era probabilmente il peggiore avversario possibile in un momento, tra l’altro, molto buono: 4 vittorie e un pareggio nelle ultime 5.

Insomma, non era e non è squadra dallo scalpo facile, a meno di non trovare una di quelle giornate storte che la vedono schiantare senza un vero perché. Se può, l’Atalanta restituisce sempre colpo su colpo:

  • 3-3 contro la Roma due volte;
  • 2-2 contro il Milan in casa e 1-3 fuori casa, forse l’unica partita sbagliata benché punteggio bugiardo.
  • 4-1 vittoria contro l’Inter;
  • 1-2 sconfitta contro il Napoli, altro risultato bugiardo, in una partita che raccontava di un pareggio come risultato più giusto;
  • 1-0 vittoria contro la Lazio;
  • 2-2 contro la Juventus;

 

L’Atalanta era ed è avversario iù ostico di quello che facesse comodo ammettere: vederla dominata è una rarità.

Ala fine l’Atalanta non ha segnato, squadra che segna praticamente 2 gol a partita, ne ha realizzati quanto la Juventus e ne ha ben 17 in più dell’Inter.

Le due squadre nerazzurre si affrontano a viso aperto, ciascuna con le sue prerogative e le proprie inclinazioni, ed è quasi una casualità, un paradosso, che la partita finisca a reti inviolate.

Sempre in ottica di paradossi, alla fine l’Inter ne ricava un punto, che è al tempo stesso un’occasione sprecata e anche una risorsa, visto che mette l’Inter a +5 sulle quarte ma soprattutto a -10/-13 dalla quota Champions, fatti salvi (al momento improbabili) risultati facili per due delle quattro protagoniste.

 

La partita è stata impostata bene dai nerazzurri, che hanno giocato i primi minuti a gran ritmo, agevolati dalla tattica di Gasperini: come abbiamo detto più volte qua dentro, l’Inter gioca meglio quando è aggredita con pressing alto, e Gasperini si è fatto ingolosire, salvo poi rinunciarvi per alcuni frangenti del secondo tempo.

L’infortunio di Brozovic ha cambiato le carte in tavola, così come la scelta di Spalletti di inserire Nainggolan: nei minuti in cui è stato in campo, Borja Valero ha fatto riprendere sicurezze ai nerazzurri.

Ne complesso, l’Atalanta in porta ci è arrivata praticamente zero volte (zero, come le parate di Handanovic), l’Inter ha almeno 3 occasioni clamorose, più un altro paio che risultano più pericolose di quelle create dall’avversario.

 

Non era facile, perché in situazioni del genere è più facile immaginare un suicidio nerazzurro più che una risposta positiva: ma la risposta c’è stata, e questa partita regala più certezze e sicurezze di quanto atteso. L’Inter c’è ancora.

Un match, pertanto, che il tifoso interista vive nella dicotomia tra (pur moderata) soddisfazione e rammarico.

I due allenatori si affrontano senza nascondersi, a parte la scelta iniziale di Spalletti: manca Nainggolan e c’è Vecino, l’allenatore interista insiste sul riuscito esperimento di utilizzare l’uruguaiano nel doppio ruolo di interno e trequartista, visto che Vecino sembra avere un innato istinto ad adattare la propria posizione a seconda delle esigenze del momento.

 

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