#FrosinoneInter: adesso chi gioca? #Lautaro o #Icardi?

Seconda parte

Le sue caratteristiche innate, però, lo pongono come un antagonista di Mauro, non come un compagno di reparto: benché il più giovane sia anche decisamente più portato a muoversi per ricevere la palla e smistarla, con lampi di quella sapienza “da regista” che abbiamo tanto amato in Milito, la posizione occupata è la stessa, le tendenze sono molto più simili di quel che sembri, così come la predisposizione a fare il primo pressing, sì, ma di rimanere sempre e comunque sopra la palla in fase di non possesso.

Ergo, come ho scritto già nelle primissime settimane, Lautaro era da vedere già come quel sostituto di Icardi che in tanti cercavano in estate come “ciliegina” su una rosa che appariva migliore dell’anno scorso.

L’ha pensata così anche Spalletti, evidentemente, che ha chiaramente (e a mio avviso anche giustamente) fatto fare un po’ di naturale gavetta del più giovane a favore di chi aveva guadagnato i galloni di titolare, oltre a esserne il capitano: sarebbe stato più facile farlo sedere in panchina senza quella maledetta fascia decisa, con enorme torto, da Mancini…

 

Solo che adesso non ci sono più gerarchie, e la causa è da ricercare in quella lunga querelle da poco messa in soffitta con annesso comportamento di Icardi: con quel rifiuto della convocazione e quel preteso infortunio si è giocato non solo la stima di una buona parte della tifoseria, ma anche quella fetta di “dovuto” che gli si riconosceva volentieri, dopo anni di Inter mediocre alla quale lui ha dedicato una parte fondamentale della sua carriera, senza impegni europei, cosa che ne ha limitato la crescita come calciatore e come valutazione all’estero.

Anzi, se il concetto di “gerarchia” può essere ancora utilizzata per quel ruolo, stavolta è Lautaro a potersi fregiare del ruolo di “preferibile”, per tante ragioni etiche e di spogliatoio che potete anche immaginare.

Scegliere Lautaro avrebbe un’enorme ripercussione positiva sull’autostima (che già c’è ed è consistente) del ragazzo, che si responsabilizzerebbe ancor di più: si è mostrato serio, concentrato, perfettamente centrato rispetto all’obiettivo da raggiungere, e una scelta del genere significherebbe anche fargli capire che è arrivato su un altro step della sua carriera.

Sarebbe soprattutto dirgli che il futuro dell’Inter è lui, messo in mezzo in voci di mercato credo più per vociare dei media che per reali intenzioni dell’Inter di privarsene.

Lautaro può segnare un’epoca all’Inter e Frosinone potrebbe essere una tappa fondamentale di questa storia.

 

Al tempo stesso, scegliere Icardi potrebbe avere un effetto deprimente, essere un brutto segnale sia per il ragazzo che per lo spogliatoio, sul quale né Spalletti né Marotta sembrano avere voglia di equivocare.

Infine, Icardi ha mostrato di essere poco sereno in certi frangenti delle due partite di rientro: i due gol sbagliati sono piuttosto clamorosi pensando alla storia dell’ex capitano. Quasi impossibile non legarli alle recenti polemiche, alla pressione, a quella espressione tirata mostrata prima e durante le partite.

Ogni errore potrebbe essere determinante anche per la stagione e questa scarsa serenità di Icardi pesare su squadra e stagione: perché prendersi rischi del genere quando hai già soluzioni alternative di sicuro affidamento?

Sarà una delle argomentazioni pro-Icardi quella di essere certamente più temuto, il che potrebbe significare anche che Lautaro potrebbe avere più chance e libertà…

 

Le ragioni di Icardi

Si possono lasciare in panchina così, a cuor leggero, 123 gol in 6 stagioni? In realtà sarebbe da considerare qualcosa meno, perché tra questa stagione e l’iniziale diffidenza, con “guerriglia” annessa, di Mazzarri, Icardi avrebbe potuto disputare almeno una dozzina di partite in più, sempre tenendo conto del fatto che l’Inter gli ha regalato appena 3 apparizioni in Europa, che lui ha onorato come sanno fare i grandi bomber con un gol ogni due partite.

Di certo non deve essere facile, per nessuno, neanche se in panchina ci fosse il suo più accanito hater.

Cosa che non è Spalletti. Lontano dai riflettori, l’allenatore di Certaldo ha gestito le sabbie mobili di questo spogliatoio con più saggezza e sapienza di quel che gli si riconosce. Dalla sua ha anche l’aver saputo tirare fuori il meglio da certi calciatori, aver lanciato senza remore Skriniar, avere riabilitato Brozovic e Joao Mario, ma soprattutto avere operato, mediaticamente e non, una pressione non indifferente su Icardi e sul suo gioco.

 

Al punto da averci regalato, proprio in questa stagione così paradossale, quello che è stato, dal punto di vista tattico e di gioco collettivo, il miglior Icardi mai visto in un campo di calcio: purtroppo non con la continuità necessaria per parlare davvero di top player assoluto, ma almeno con quella mezza dozzina di prestazioni accecanti (letteralmente) da far gridare a un mezzo miracolo, oltre che generare la fumettistica bavetta ai bordi delle labbra: dove potrebbe mai arrivare questo ragazzo se quella applicazione fosse costante?

Sono certo che Spalletti abbia già pagato il suo dazio allo spogliatoio, fermando Maurito contro la Lazio: significa che adesso, per me, la logica delle scelte è decisamente più vasta e meno limitante.

Intanto è un fatto mentale: scegliere Mauro significherebbe dargli quel quid di fiducia in più da non rendergli quella sensazione di “estraneità” che si è avuta sia contro il Genoa che, molto meno, contro l’Atalanta. Significherebbe ri-responsabilizzarlo, probabilmente anche dargli la misura di quanto sia importante per questa squadra e di quanto abbia sbagliato nelle scorse settimane.

 

Ecco, il senso potrebbe essere proprio quella di una chance di riscatto anche in considerazione degli errori nelle ultime due partite, con due gol piuttosto semplici (per uno come lui) sbagliati clamorosamente: una panchina potrebbe fargli diventare quei gol come fantasmi. Non sottovalutate la cosa, perché ci sono intere carriere decise anche da singoli eventi o da singole partite, ultimo caso quello di Higuain con rigore sbagliato contro la Juventus ed espulsione (ingiusta).

Non c’è dubbio, Icardi si sente il più forte di questa squadra e i numeri soon dalla sua parte: rinnegarglielo con una panchina contro il Frosinone potrebbe essere un colpo decisivo a quel che resta della sua dedizione alla causa nerazzurra.

 

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