#InterRoma 1-1: il bicchiere è più che mezzo pieno

Introduzione

Quando ci si approssima al risultato è naturale che il pensiero fisso diventi il risultato stesso. Per natura non sono un “resultadista” a tutti i costi ma, a traguardo così vicino, trovo confortante quando dall’altra parte c’è qualcuno che non è come me e che badi al sodo piuttosto che fare filosofia.

A 5 partite dal termine, con il campionato che si è svolto finora, difficile pensare che più di una delle inseguitrici possa fare più di 10 punti, che sarebbero la media di due a partita, è più che fantascienza. Con il pareggio contro la Roma, a meno di qualche crollo inspiegabile in più d’una partita, l’Inter ha messo un tassello fondamentale per il piazzamento Champions: in questo momento è in vantaggio nei confronti di Milan e Lazio (scontri diretti), Roma (differenza reti), cedendo da questo punto di vista soltanto nei confronti dell’Atalanta e del Torino.

 

Insomma, traduciamo in termini più tecnici: contro la Roma l’Inter riesce a realizzare 2 punti, non 1, perché costringe le dirette e più immediate inseguitrici, Atalanta esclusa, a superarla, a dover fare 1 punto in più.

Questo significa che verosimilmente all’Inter dovrebbe bastare realizzare 6 punti in 5 partite, arrivare a 67 punti, per costringere il Milan a fare 12 per superarla, la Roma 13, la Lazio 16, Atalanta 13 (in 6 partite, una in meno) e Torino 14 (scontro diretto contro il Milan nella prossima giornata).

Ora, è comprensibile il desiderio di chiudere il discorso qui, perché vincendo questa partita l’Inter avrebbe di fatto chiuso la questione: non c’è dubbio che qualunque tifoso si sarebbe augurato la vittoria… ma è cosa che si augura per 38 partite di campionato, più in tutte le altre partite. Ma tutte non si possono vincere e, appunto, quando il risultato si approssima credo sia (più) giusto essere più realisti del re.

Ovvero che il fantomatico gioco non valesse la ancora più fantomatica candela: per l’Inter si trattava di due risultati su tre, con il terzo che invece avrebbe ribaltato totalmente il discorso qualificazione Champions.

 

Fermatevi per un attimo e guardate questa classifica:

Inter 60

Roma 57

Milan 56

Atalanta 56

Ovvero quella che si sarebbe disegnata in caso di sconfitta, con l’Inter in svantaggio nei confronti diretti con due avversarie su tre: perdere sarebbe stato tragico.

Talmente tragico da consentire di inquadrare questo punto, che per molto leggo essere addirittura una sconfitta, come uno dei risultati più importanti di tutta la stagione.

Se si vuol capire, pace; altrimenti pace lo stesso: ma per me è una fortuna che dall’altra parte ci siano persone con più buon senso di quanto non ne abbia io.

Tiriamo via un’altra linea, diamo un altro colpo di martello, fissiamo un altro tassello al ragionamento: in questa stagione, la peggiore serie in 5 partite vede 2 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio, ovvero 7 punti.

 

Mancano 5 partite e se l’Inter dovesse replicare la sua peggiore serie (perdere contro Juventus e Napoli, pareggiare contro l’Udinese e vincere contro Empoli e Chievo, per esempio), arriverebbe a 68 punti: il Milan dovrebbe farne 13, la Roma 14, l’Atalanta 15 (su 6 partite invece che su 5), il Torino 15 su 15, la Lazio 17… su 15. E per essere fuori dalla Champions dovrebbe accadere che ben due di queste quattro avversarie facciano questo cammino.

Penso possa bastare per dire che aver portato a casa questo punto è di importanza… capitale, e mi sono sentito in dovere di fare queste precisazioni perché mi accorgo che a gran parte dei tifosi, a torto o ragione, sarebbe piaciuta di più fare filosofia, sia in campo che nei cambi, piuttosto che puntare al risultato che conta, come dimostra questo sondaggio degli amici di FcInter1908.it:

Il risultato (al momento è 63% no) dimostra più probabilmente quanto siamo lontani dal comprendere l’importanza di rimanere in Champions League costantemente, dal comprendere che ogni errore in questa fase rischia di essere una zavorra enorme che può durare anche 2/3 anni.

 

Per fortuna, ribadisco, c’è chi alla filosofia contrappone una solida base di ragionamento, piedi per terra e realismo di quelli che contano.

Su questa base si è approcciata la sfida contro la Roma, benché l’inizio sia stato praticamente tutto nerazzurro, come spesso capita a questa squadra allenata da Spalletti, fatta eccezione per l’azione pericolosa di Dzeko dopo 2 minuti.

Le due squadre si affrontano con lo stesso modulo, 4-2-3-1, entrambi con trequartista atipico (Nainggolan per l’Inter, Pellegrini per la Roma), ma questa è una di quelle partite che si possono mostrare a esempio di come l’interpretazione sia preponderante rispetto al modulo: formalmente la Roma ha 3 giocatori più offensivi dell’Inter in El Shaarawy, Under e Dzeko (contro Lautaro, Perisic e Politano), ma Ranieri chiede alla sua squadra di giocare talmente bassa, talmente rinunciataria rispetto alla costruzione e al pressing alto, talmente improntata sulle ripartenze da risultare, a fine match, con appena il 30% di possesso e con il baricentro sotto il 40% (38, per essere precisi) in fase di non possesso palla.

 

A (non) fare notizia è la rinuncia a Zaniolo, difficilmente collocabile nel (non) gioco di Ranieri, ma il rendimento del giovane romanista non è decollato come ci si aspettava dopo le prime prestazioni… forse troppe pressioni, troppe aspettative, troppe prime pagine. Nella scelta di coprirsi di più, Pellegrini trequartista al suo posto ha una logica benché, fossi romanista, non la condividerei.

Per Ranieri, però, si tratta di provare a raccogliere due piccioni con una fava: sarà atteggiamento da “provinciale” (sempre che ne esista uno), ma affonda le radici nella consapevolezza della sua squadra e dell’avversario.

La Roma ha subito 46 gol, per arrivare a una situazione peggiore si deve arrivare al 12° e 13° posto con Sassuolo (52) e Spal (47, come Bologna e Udinese più in basso), benché abbia subito più in casa che in trasferta.

 

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