#InterRoma 1-1: il bicchiere è più che mezzo pieno

Seconda parte

Dall’altra parte, ormai sono due anni che lo scriviamo qua dentro, l’Inter soffre terribilmente le squadre che si chiudono facendo densità centrale e stringendo le linee: non è un caso che, per buona parte del match, l’unico a creare davvero pericoli sia stato Politano, ovvero l’unico col passo e le caratteristiche per saltare l’uomo e scompaginare la disposizione rigida prevista da Ranieri.

A Spalletti va paradossalmente bene, perché sa che la struttura della sua squadra è così fragile da rischiare di “strapparsi” quando aggredisce l’avversario in velocità.

Non è un caso quello che accade al terzo minuto, quando l’Inter porta un pressing sconclusionato e Skriniar esce in maniera imprudete su Pellegrini di testa: Dzeko si invola, serve l’accorrente Kolarov che gli trova un corridoio che appare impossibile, il bosniaco avrebbe chance di far male all’Inter ma calcia male, col piede sbagliato.

Focalizzate l’azione perché concettualmente è la stessa che porterà al gol di El Shaarawy.

 

L’Inter prova a rispondere subito con Vecino, per tutto il match nettamente più “accorto” nel tenere la posizione accanto a Borja Valero, che serve Perisic in profondità, ma il croato non salta (almeno con la continuità che gli si riconosceva fino all’anno scorso) il diretto avversario ormai da mesi e spreca il cross.

Questo, però, basta a raffreddare subito gli entusiasmi dei giallorossi che arretrano il baricentro, anche se un minuto dopo sempre Dzeko prima si inventa un varco in mezzo alla difesa interista, poi serve Kolarov appena fuori area, il gran tiro però va fuori.

L’Inter risponde colpo su colpo e dalla sinistra aziona Politano che punta Kolarov. Avrebbe anche un raddoppio, di N’Zonzi, ma lo splendido movimento di Vecino fa arretrare il centrocampista avversario quanto basta per consentire all’ala interista di mettere in mezzo uno splendido pallone che Lautaro prende vincendo il duello di posizione con Fazio e fisico con Florenzi: Mirante para e respinge sul palo, con Perisic che si avventa sulla respinta, tira a botta sicura ma trova la schiena provvidenziale (per la Roma) di Florenzi.

La Roma va in affanno e 20 secondi dopo Politano ci riprova da fuori area, trovando un Mirante ben piazzato anche se indeciso nel recupero palla.

 

Il gioco è molto fluido, ci sono pochissime interruzioni, il match è tutto sommato corretto e l’arbitro lascia correre parecchio, in qualche caso anche troppo visti i reiterati falli di Cristante, soprattutto a palla ormai lasciata: il giallo arriverà al 6° o 7° fallo dello stesso genere, molto più avanti nel match.

Questo si deve soprattutto alla scelta della Roma di non portare pressione in alto, sia per decisione di Ranieri sia per caratteristiche dei giallorossi, soprattutto di Dzeko: il bosniaco è un maestro nel calamitare la palla dalla difesa, far salire la squadra, controllarla e smistarla, creando costantemente problemi alla difesa nerazzurra; dall’altra parte, però, è totalmente nullo (o quasi) in pressing, tanto da consentire a Borja Valero un match da 130 passaggi (numero abnorme) con appena 6 sbagliati.

Situazioni come questa, presa a esempio di una partita programmaticamente impostata così, sono state la norma: Brozovic si sarebbe divertito moltissimo.

 

Non è un caso che a fine partita l’Inter abbia un numero di palle perse nettamente inferiore alla media stagionale: appena 8 i tackles tentati dai giallorossi, con appena 4 palle recuperate, più una decina di errori non determinati direttamente dall’avversario.

A fine partita saranno 725 passaggi dei nerazzurri contro 282 dei romanisti, entrambe le squadre ne hanno sbagliato circa 80, con percentuali di precisione nettamente favorevoli ai nerazzurri.

Raramente le partite sono così chiaramente raccontate da certi numeri.

Ma il bello del calcio è che nessun numero potrà mai metterti al riparo dalla sua imprevedibilità: l’Inter macina gioco, tiene palla, ma non sfonda perché la Roma si chiude con ordine e attenzione, pur correndo moltissimo.

Al 14esimo c’è il replay dell’azione vista al 3° minuto, stavolta non è Fazio a sparacchiare ma è Florenzi a farlo, con molta più precisione, a cercare Dzeko: Vecino e Borja sono in ritardo, Skriniar non riesce a tenere il bosniaco neanche col corpo (rimane troppo distante) e il centravanti romanista ha il tempo di girarsi e impostare.

 

Stavolta l’azione parte da 10 metri indietro ed è un vantaggio per El Shaarawy, che riesce a prendere palla in alto e puntare D’Ambrosio, mettendo in difficoltà il terzino nerazzurro (forse l’unico vero errore in tutto il match): il dribbling è secco, Vecino e Borja Valero sono in ritardo rispetto a Dzeko e questo porta De Vrij ad avere un’indecisione che gli fa scegliere di seguire il bosniaco piuttosto che affrontare l’ala. A completare il quadro, Skriniar si schiaccia troppo.

Vecino cede alla finta di El Shaarawy che ha spazio e tempo giusto per mirare all’angolino: il gol è davvero un gran gol.

Per pura curiosità, le immagini di partenza delle due azioni:

 

L’Inter va in svantaggio e in questa stagione è difficile immaginare uno scenario peggiore, soprattutto se l’avversario sa chiudersi bene e sceglie programmaticamente di non alzare mai, o quasi, il pressing.

I nerazzurri avevano rimontato uno svantaggio una sola volta, contro la Fiorentina, la famosa partita che Abisso ha deciso dovesse finire in pareggio in ossequio a chissà quale regola.

Il canovaccio non cambia, l’Inter tiene palla, cuce, prova a scoprire il pertugio debole della Roma ma non ha la lucidità né la velocità necessaria per far male ai giallorossi. In più, Perisic non è efficace e dall’altra parte Politano si eclissa, soprattutto perché ha costantemente il raddoppio di El Shaarawy con la collaborazione di Pellegrini.

 

 

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