#InterRoma 1-1: il bicchiere è più che mezzo pieno

Terza parte

La Roma rinuncia a giocare al punto da tornare dentro l’area solo attorno al 28esimo, quando reclama un rigore (che a mio avviso non c’è) per un mani di Borja Valero: il braccio è vicino al corpo, non c’è alcuna volontarietà e soprattutto c’è una leggera deviazione di testa prima del tocco di braccio.

Ci tornerà attorno al 32esimo quando El Shaarawy, imbeccato da Pellegrini, mette in difficoltà Handanovic con un sinistro che il portiere nerazzurro respinge come può.

In questa fase (dopo il 25esimo o giù di lì) ci sono due cambiamenti. Il primo riguarda la disposizione della Roma, che passa al 4-3-3 arretrando Pellegrini sul centro-sinistra e spostando Cristante sul centro-destra: la mossa darà discreti frutti alla Roma nei primi minuti della sua applicazione.

Ma c’è anche improvviso cambio di atteggiamento da parte di Guida, più fiscale con i nerazzurri al punto da totalizzare più di mezzora con 5 falli contro l’Inter e zero contro la Roma: con più di un paio di casi di interpretazione diversa, come nel caso di due gambe tese, una di Pellegrini e l’altra di De Vrij, una non punita (al limite dell’area giallorossa) e l’altra sì, utile ai romanisti per alleggerire la pressione:

 

Le due cose complicano la vita dell’Inter, ai quali si aggiunge anche San Siro che comincia a rumoreggiare e questo, lo sappiamo, crea sempre qualche difficoltà in più nella psicologia di questi calciatori.

Ma è anche il momento in cui la partita di Borja Valero sale di livello, perché è lui a variare i ritmi del gioco e a far riprendere il match nelle mani dei nerazzurri, minuto dopo minuto.

Dopo dieci minuti di sbandamento, torna a salire la pressione della squadra di Spalletti, che prima reclama un rigore su D’Ambrosio, ma il guardalinee segnala un fallo di Borja Valero su El Shaarawy, che in realtà si lascia molto cadere: il contatto c’è ma appare più veniale che altro.

 

Passano un paio di minuti e Asamoah riscopre improvvisamente strani legami nel DNA con Ingemar Stenmark… e non potrebbe essere diversamente vista la serie di dribbling che lo portano a un mezzo-tiro-mezzo-cross che Fazio devia di poco a lato.

La Roma sembra cedere e l’Inter ci crede, tanto da arrivare di nuovo dalle parti di Mirante un minuto dopo con un gran tiro di Politano che il portiere romanista respinge di nuovo malamente: Vecino si avventa, calcia alto e viene travolto da Fazio.

Quando Fazio travolge Vecino, la palla è ancora in campo e poco importa che Vecino abbia già calciato: a norma di regolamento il rigore non sarebbe così scandaloso, anzi.

 

Ma Guida non lo dà e l’Inter rimane nei pressi dell’area romanista: passano pochi secondi e, a seguito dell’ennesimo angolo, Perisic crossa da destra per D’Ambrosio che supera Florenzi ma devia di poco a lato.

Il primo tempo si chiude così, con i rammarichi dei nerazzurri e la Roma in affanno: risultato nel complesso discretamente bugiardo nonostante le difficoltà dell’Inter nel trovare velocità e pericolosità con costanza.

Il secondo tempo riparte con una sostituzione di Ranieri che sembra fatta più per il (grande) pubblico che per reali necessità: fuori Under e dentro Zaniolo. Non perché il turco avesse fatto chissà cosa, anzi… praticamente nullo in entrambe le fasi, ma perché Zaniolo esterno non è né ce l’ha nelle corde: e questo sarà determinante per il pareggio dei nerazzurri.

I primi minuti del secondo tempo sono nerazzurri ma ci sono troppe imprecisioni, l’Inter sbaglia sempre qualcosina, un movimento, un passaggio leggermente troppo lungo o corto, una indecisione, mezzo tempo di gioco perso che alla fine diventano determinanti nel non dare all’Inter la chance di segnare.

Spalletti rompe gli indugi e al 9° minuto toglie un evanescente Nainggolan per Icardi: l’Inter si piazza con un 4-4-2 in cui Lautaro è libero di svariare come preferisce.

 

La pressione dell’Inter sale, nel primo quarto d’ora arriva a oltre l’80% di possesso palla, ma è soltanto un predominio territoriale che non sfocia in quasi nulla, se non in una accelerazione di Lautaro steso da Pellegrini, senza il fischio di Guida.

La Roma, invece, prova ad approfittare di un’Inter che non è attrezzata a giocare con due punte e lascia troppi varchi tra le linee.

Prima è Zaniolo a provare lo sprint su Asamoah sul taglio di Pellegrini, troppo lungo:

Poi è la volta di Dzeko, sempre servito da Pellegrini, a farsi murare da Skriniar:

 

Sono 2 azioni in 2 minuti ma sono la cartina di tornasole del fatto che l’Inter si apra come una cozza quando è costretta ad attaccare e perda le distanze tra i reparti, cosa che le 2 punte crea “con naturalezza” in questa squadra.

Insomma, precisazione necessaria per tutti quelli che ancora non comprendono a fondo il problema intrinseco di questa squadra, pretendendo due punte più Perisic (o addirittura Keita) e Politano: l’Inter, semplicemente, non è attrezzata per questo scopo.

Situazione d’emergenza, di quelle chiamate in causa quando è necessario togliere le canoniche castagne dal fuoco, perché c’è,  anche l’altro lato della medaglia… ed è un lato luminoso, perché porta l’Inter a segnare il gol del pareggio.

Prima di arrivare al gol, però, è doverosa l’ennesima sottolineatura di come il calcio a volte sappia essere straordinariamente sorprendente. Neanche il più accanito sostenitore di Perisic avrebbe più tenuto in campo il croato, fin lì quasi un ectoplasma in attacco, discretamente buono solo per raffreddare i rari bollori di Florenzi dalla metà campo in su.

 

Neanche Spalletti, che stavolta aveva già deciso di fare il cambio con Keita, assecondando il rumoreggiare in campo, e quello virtuale, di una tifoseria intera, me compreso, che avrebbe commesso l’errore di sostituirlo per Keita.

Spalletti indugia quel minuto o due necessari per azionare la fatidica sliding door, magari andando contro la logica e contro quello che appariva il naturale andamento del match: la logica stava urlando a squarciagola di togliere il croato dal campo, il calcio stava già tramando il suo easter egg.

 

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