#InterRoma 1-1: il bicchiere è più che mezzo pieno

Quarta parte

Poi  è necessario dire come l’Inter arrivi in area: partendo da Handanovic (zero passaggi sbagliati su 26, di cui una buona parte non è il classico passaggino a un difensore), facendo salire il pallone con Borja Valero, poi accentrando Politano per lasciare largo a D’Ambrosio.

Quando parte l’azione decisiva, in area ci sono 3 calciatori interisti, ovvero un numero non superiore rispetto a quanto visto in precedenza:

Il cerchio blu vuole evidenziare l’uomo decisivo in questa giocata. Perché è vero che il cross di D’Ambrosio è un bijoux di calviniana leggerezza che Perisic deve solo spedire in rete; è vero che Icardi e Lautaro occupano stabilmente l’area. Ma ci sono 3 elementi da segnalare.

Il primo è la pigrizia là in alto di Zaniolo, che “non vede” Perisic: la Roma in quel momento sta difendendo con il 4-5-1 e Zaniolo ha l’obbligo di chiudere la diagonale su Perisic: cosa che non fa, per fortuna dell’Inter.

Il secondo è la posizione di Politano, che lascia spazio a D’Ambrosio, costringendo la Roma ad arrangiarsi rispetto al solito, soprattutto tirando fuori Pellegrini dall’area: stretta, strettissima come le piace essere, ma inevitabilmente vulnerabile.

E poi Vecino, che fa partire il passaggio per D’Ambrosio e subito dopo si lancia in area nel mezzo, costringendo Fazio a un movimento diverso dagli altri, lontano da Icardi che viene preso da Florenzi, con inevitabile libertà di Perisic:

 

Ho voluto prendere una delle azioni precedenti l’ingresso di Icardi per disquisire un attimo sul concetto di “maggiore presenza in area”, che sembra essere evidenziata dai più come una sorta di panacea di tutti i mali nerazzurri.

In realtà non è insolito che l’Inter abbia 3-4 uomini in area, come nel caso dell’immagine qui sotto. Ho volutamente evidenziato alcune situazioni, come per esempio la posizione di Politano largo con D’Ambrosio, cosa che consente a N’Zonzi di presidiare il primo palo e non rendere necessario la scalata.

Ma anche la posizione di Vecino, che ha trovato il tempismo giusto solo un paio di volte, di cui una proprio nell’occasione del gol:

Ne prendiamo un’altra, del primo tempo, stesso problema concettuale: due uomini sulla fascia, possibilità della Roma di coprire anche con i centrocampisti, Vecino in ritardo: si era già sullo 0-1.

 

Un’altra ancora.

Qui l’Inter ha crossato con Perisic, in area ce ne sono 3 più l’accorrente D’Ambrosio. Anche in questo caso manca Vecino, che sarebbe stato determinante, ma è necessario evidenziare anche la buona copertura di Under, che questo lavoro lo ha svolto nettamente meglio… anzi, lo ha svolto, visto che Zaniolo non lo ha fatto, oltre che quella di El Shaarawy, che nel corso degli anni ha saputo disciplinarsi moltissimo.

Il concetto è che le due punte possono, sì, darti un vantaggio in area, ma non è detto che sia necessariamente determinante. Nel caso del gol nerazzurro, c’è una compartecipazione di molti elementi, tra cui il tempismo di Vecino, la posizione di Politano e la compiacenza di Zaniolo, l’anello cedevole di una difesa che fin lì aveva retto l’urto ben oltre i pregi e i meriti, ben oltre la propria storia recente e la propria qualità.

 

Non vorrei che le troppe attenzioni abbiano messo qualche granello di troppo nell’ingranaggio mentale del giovane romanista: perché di talenti esplosi davvero ce ne sono pochi, di Aquilani e Morfeo è piena la storia della Serie A. Sarà solo la sua determinazione e la sua capacità di rimanere coi piedi per terra a decidere le sue sorti in carriera.

Si riparte dal punteggio di 1-1 e Perisic sembra trasformarsi: l’azione successiva imbecca Icardi che però tocca male verso Mirante.

L’Inter inevitabilmente si allunga, perché Lautaro è esausto, idem Politano e anche Perisic avrebbe bisogno di un cambio: a questa lista non è da eslcudere il duo di metà campo, che a fine partita totalizzerà il maggior numero di chilometri tra i calciatori in campo.

La Roma trova praterie, come in questo caso, con Spalletti che gesticola ampiamente per chiedere alla sua squadra di stare più compatta:

Passano pochi minuti, però, e su un errore dei giallorossi Politano batte subito la rimessa laterale per Vecino che la rimette in mezzo senza guardare: Lautaro arriva in corsa ma spara alto. Nell’occasione, l’argentino nel rialzarsi mostra segni di crampi e fa stretching, segno che fisicamente è arrivato.

 

La partita diventa una sorta di ping pong, con le squadre che ci provano per almeno un quarto d’ora buono. L’Inter, però, è quella messa peggio in campo, ma anche la Roma mostra più di una crepa in ripartenza. Solo che l’Inter parte da una base diversa, da un baricentro più alto e, inevitabilmente, più propenso a rischiare le ripartenze avversarie:

Spalletti, però, resiste alla tentazione di fare sostituzioni, forse anche per timore di qualche infortunio, nonostante qualche boccheggiamento di troppo e nonostante l’assenza in campo di Icardi (appena 4 passaggi in partita).

Al 77° l’occasione ammazza match: grande movimento di D’Ambrosio servito da Politano, Icardi fa il contro movimento sul primo palo, Perisic finta di andare sul secondo e resta in attesa del pallone, entrambi avrebbero l’occasione per segnare ma inspiegabilmente D’Ambrosio prova a tirare da posizione impossibile, mirando talmente male da buttarla in fallo laterale.

 

Poco dopo il minuto 78, il buon senso suggerisce a Spalletti che tra rischiare di perderla e fare “2 punti” è decisamente meglio la seconda opzione: dentro Joao Mario per Lautaro Martinez.

Il cambio avrebbe anche la sua logica, se non fosse che il portoghese sbaglia 7 passaggi su 14, facendosi anche rubare tre palloni con eccessiva facilità.

Ranieri toglie Pellegrini, accentra Zaniolo e inserisce Kluivert. Due minuti dopo Spalletti risponde con Keita al posto di uno stremato Politano, che però può dirsi soddisfatto per una buona prova.

 

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