#InterJuventus 1-1: tra volere e potere…

Introduzione

Finisce 1-1 la sfida tra Inter e Juventus, ma solo il risultato non riesce a raccontare quasi mai nulla di un match, perché ci sono molti modi di raccontarlo e questa partita non sfugge alla regola.

Si può dire che l’Inter ha dominato la Juventus per un’oretta circa, che è stato anche un dominio vero al quale Allegri ha provato a opporre mosse una dietro l’altra (che hanno riguardato soprattutto Nainggolan e Brozovic) senza riuscirci se non nel secondo tempo, soprattutto quando l’Inter ha mollato, quasi di colpo, a livello fisico.

Si può anche dire che l’Inter ha mostrato, per l’ennesima volta, di essere capace di overperformance non indifferenti quando si tratta di alzare l’asticella degli stimoli.

I dati certi sono che è questa Inter ha delle manchevolezze non indifferenti in rosa, mancano rapidità e tecnica, che nel corso della stagione è stata condizionata da eventi importanti all’interno di una stagione: il ricorrere continuo degli infortuni a Nainggolan (situazione prevedibile), la querelle Icardi, la minore resa di Perisic, l’ultimo infortunio di Brozovic non sono che solo alcuni degli elementi, quelli più “pesanti”, che hanno anche influito in questa partita.

 

Dall’altra parte c’è una squadra che ha speso oltre 1,1 miliardi di euro negli ultimi anni per vincere la Champions, magari accompagnandola a campionato e Coppa Italia per realizzare quello che ormai non è più sogno ma reale ossessione. Non è un numero buttato lì a caso, perché ne avevamo già scritto quando si è parlato di Marotta all’Inter:

Potremmo continuare ma non finiremmo mai, anche perché si è sempre fatta tanta, tantissima pubblicità sulla attenzione della Juventus e sulla… oculatezza di Marotta (scusate se sembra una battuta), per via dei tanti “costo zero”. Eppure basterebbe guardare i bilanci della Juventus, che sono pubblici e pubblicati sul sito ufficiale, per verificare quanto sia, all’anno scorso, l’investito da parte dei bianconeri.

+ 51.275,00 anno 2010\2011
+ 62.230,00 anno 2011\2012
+ 65.406,00 anno 2012\2013
+ 46.003,00 anno 2013\2014
+ 134.246,00 anno 2014\2015
+ 156.237,00 anno 2015\2016
+ 252.338,00 anno 2016\2017
+ 101.931,00 anno 2017\2018
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+ 869.666,00

Manca ovviamente il mercato 2018-2019, in cui dovrebbero essere stati investiti circa 115 milioni per Ronaldo, 41 per Cancelo, 40 per Douglas Costa, 35 per Bonucci, 12 per Perin più altri spiccioli per operazioni minori: il conto vola sopra 1.110 milioni.

 

Certo, qualcuno potrebbe dire di considerare anche le vendite, ma non capisco perché per Moratti si debba parlare solo di “quanto ha speso” mentre per Agnelli si dovrebbe calcolare l’utile o la perdita: usiamo lo stesso metro, no?

1,1 miliardi, dicevamo, per costruire quella che è una corazzata costruita per vincere la Champions, una delle 4 favorite d’obbligo per la vittoria finale, addirittura favorita, o al limite seconda, in molte delle quote dei bookmakers a fine agosto.

Eppure, in questi negli ultimi 4 scontri diretti, nel complesso di ogni singola partita, non si è percepito questo netto distacco di forze, e questa partita è in linea con le ultime.

Anzi, questa è una di quelle partite che disegna perfettamente l’identità di questa squadra, che gioca meglio quando trova avversari che non si barricano nella propria trequarti, potendo così dispiegare un gioco più corale che non dipende da quei colpi individuali che tanto terribilmente mancano all’Inter di oggi.

 

Da questa prospettiva, il punto raccolto lascia un po’ di amaro in bocca, soprattutto perché nel primo tempo sarebbe servita molta più determinazione e lucidità sotto porta per mettere almeno un altro gol di distanza dallo zero juventino.

Oltre al gol, c’è un salvataggio pazzesco di Szczesny su Icardi, intervento miracoloso che si ripete sul colpo di testa di De Vrij, che fanno compagnia alla parata… “di culo” di Matuidi sul tiro a botta sicura di Icardi da cinque metri: tre occasioni clamorose in mezzo al nulla bianconero, fatta eccezione per due conclusioni da fuori di Bernardeschi e Ronaldo.

Il vero grande rammarico è qui, su queste occasioni che non rendono giustizia a un primo tempo giocato sopra le righe dai nerazzurri.

In parte il merito è di… Allegri, che prova a fare il fenomeno mettendo in campo gli uomini per un 4-3-3, schierandolo però come 5-3-1-1, con Emre Can inizialmente in mezzo alla difesa e Cuadrado addirittura interno: questo in fase di non possesso palla.

 

Come vedremo nell’analisi tattica, questa scelta, benché per certi versi fantasiosa contro una squadra come l’Inter, affonda le sue radici su un ragionamento tattico che ha i suoi perché, ma nella realizzazione appare troppo arzigogolato.

Da una parte c’è l’esigenza di bloccare le sortite di Brozovic, ruolo che è, come spesso capita, principalmente di Pjanic, coadiuvato da Bernardeschi; dall’altra parte Allegri ha sentito il bisogno di opporre presenza fisica a Nainggolan, preso  in alto alternativamente da Can o da Bonucci, con Chiellini stabilmente su Icardi.

In fase offensiva, l’idea era di creare delle zone di sovraffolamento, con Ronaldo libero di svariare, Cancelo e Sandro che avrebbero dovuto dominare le fasce, Bernardeschi e Cuadrado a sostegno dell’azione.

Tutto questo, fatta eccezione per le marcature, è rimasto teoria, perché non ha funzionato.

La dimostrazione arriva al 12esimo minuto, con l’Inter che aveva già concretizzato un nettissimo predominio territoriale e di possesso palla con un gol pazzesco di Nainggolan, che tanto sapeva “di Maicon”.

 

Al 12esimo, infatti, l’Inter recupera palla con Brozovic su un Ronaldo sotto tono, riparte con la Juventus disposta male e Emre Can a metà tra il centrocampista e il difensore, mentre Chiellini rimane mezzo sinistro di difesa e Bonucci centrale di difesa a 3: ne manca uno, insomma. E in quella vacanza si inserisce Icardi servito perfettamente da Vecino: Szczesny fa un vero miracolo sulla bordata di sinistro dell’argentino.

Riguardate l’azione: Mauro non guarda mai la porta prima di tirare, ma sa che è lì: è l’istinto dei grandissimi attaccanti.

 

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