#InterJuventus 1-1: tra volere e potere…

Ultima parte

Partita che l’Inter avrebbe probabilmente meritato di vincere, ma per farlo è necessario avere anche la lucidità di non sprecare le occasioni sotto porta: la Juventu segna su quella che è praticamente la prima azione vera verso la porta interista.

All’Inter, invece, non sono bastate 4/5 azioni clamorose per raddoppiare, e non è un caso neanche che il gol arrivi da una prodezza balistica da parte dell’unico calciatore che probabilmente ha questi colpi in canna.

Questo è un modo di raccontare questa partita, che è anche il mio modo di raccontarla. Poi, chiaro, ce ne sono tanti altri, c’è anche quello di chi vorrebbe una squadra corsara, con Spalletti impazzito che mette la seconda punta senza tenere conto di come si stava in campo, senza tenere conto che, per esempio, il Milan ha perso contro la Juventus proprio negli ultimi minuti per eccesso di… osare.

Il rammarico c’è, figuriamoci: quel primo tempo grida vendetta. Ma per farlo l’Inter ha dovuto tirare fuori energie fisiche e mentali importanti: non era un avversario normale, è pur sempre la Juventus di Cristiano, la Juventus di 1,1 miliardi spesi per vincere la Champions, la super-favorita per la vittoria finale di coppa, 8 volte campione d’Italia.

 

La verità, che ci siamo detti molte volte qui dentro, è che le carenze di questa squadra la condizionano nel fare quel passo in più necessario per fare la differenza quando serve: manca l’imprevedibilità del singolo, soprattutto.

Questa partita certifica tante cose: che il collettivo c’è, è anche buono, organizzato, ma che oltre quello che abbiamo visto non può fare. E non si tratta di “giocare meglio”, perché giocare meglio, contro la Juventus, più del primo tempo visto ieri è difficile immaginarlo: il passo oltre è vincere questa partita con le armi che oggi non hai.

Ergo, questa squadra ha probabilmente chiuso il suo ciclo di maturazione: nella sua attuale configurazione non può crescere più di così. È semplicemente arrivata al suo potenziale massimo.

In classifica le manca qualcosa dal punto di vista arbitrale, qualcosa per gli infortuni di Nainggolan (l’unico, con Lautaro, che può estrarre qualcosa dal cilindro), la querelle Icardi e il minor apporto in zona gol di Politano ma soprattutto di Perisic.

 

Anzi è già un miracolo vederla comunque sicura di sé, gestire questo vantaggio e non perdersi per strada come fatto altre volte, come per esempio sta facendo il Milan (prima della pubblicazione: Torino-Milan 2-0, il che sembra togliere quasi definitivamente i rossoneri dalla possibilità di terzo posto).

Per questo capisco poco le critiche a Spalletti, soprattutto dopo un primo tempo così, soprattutto perché quasi tutte incentrate sui cambi, che spesso rispondono più a filosofie personali che non a esigenze di cambi.

Vero è che osare ti può portare magari anche a vincerla, ma non quando hai di fronte avversari con più qualità tecnica individuale della tua, soprattutto davanti, soprattutto se messi nelle condizioni migliori per potere fare male, ovvero a campo aperto in ripartenza: e, sì, parlo di Atalanta, Roma e Juventus, tutt’e tre con giocatori in grado di trovare il gol con una giocata.

 

Spalletti, agli occhi dei tifosi, probabilmente “paga” alcune scelte sui singoli calciatori: tra icarders, perisicers, napolitaners, cancelers, rafinhers e chi più ne ha più ne metta, è al centro di una guerra di religione, con il tifo interista che sembra più diviso di quanto non fossero le sette giudaiche ai tempi di Gesù.

Molto spesso, spiace dirlo, buona parte di queste critiche vengono fatte prescindendo dalla realtà: l’Inter poteva vincere questa partita nel primo tempo. Non raddoppiando, però, si è messa nelle condizioni di subire un avversario modesto per entità di gioco (e inevitabilmente impegno non al massimo), ma capace di trovare il gol con una invenzione di mr. 115 milioni.

L’Inter e Spalletti hanno un obiettivo che conta molto più della singola stagione, perché ha effetti per i prossimi 2/3 anni, forse anche 4: non andare in Champions League sarebbe drammatico, per questo ogni singolo punto portato in cascina pesa molto più di quel che si pensi.

 

Non è questa la rosa con cui coltivare altre ambizioni, se ci siamo raccontati questa storia ci siamo raccontati una falsità. E sapete che qui non l’abbiamo mai fatto.

Poi vedremo in estate cosa accadrà, quali saranno le scelte e le opportunità: ma intanto bisogna arrivarci con un posto nell’Europa che conta.

È molto più importante di un singolo match, di una singola stagione, di una qualunque filosofia.

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Tabellino

INTER-JUVENTUS 1-1

MARCATORI: 7′ pt Nainggolan (I), 17′ st Ronaldo (J)

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Asamoah; Vecino, Brozovic; Politano (35′ st Joao Mario), Nainggolan (30′ st B. Valero), Perisic; Icardi (37′ st Martinez). A disposizione: Keita, Candreva, Cedric, Gagliardini, Miranda, Padelli, Ranocchia, Dalbert. Allenatore: Spalletti

JUVENTUS (4-4-2): Szczesny; Joao Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro (4′ st Spinazzola); Cuadrado, Can, Pjanic, Matuidi (15′ st Kean); Bernardeschi (41′ st Pereira), Ronaldo. A disposizione: Nicolussi Caviglia, Rugani, De Sciglio, Barzagli, Del Favero, Pinsoglio. Allenatore: Allegri

ARBITRO: Banti di Livorno

SANZIONI: Ammoniti: Perisic (I), Cuadrado, Chiellini, Kean (J).

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