#InterJuventus 1-1: tattica e pagelle malpensanti (parte 1)

Introduzione

Full coverage per la sfida contro i bianconeri, al quale aggiungeremo la parte 2 dell’articolo di Luca Carmignani relativo a succose statistiche sul campionato italiano: nel primo pomeriggio ci sarà la seconda parte, perché l’articolo è davvero lungo e quindi vi agevolo la lettura.

Se avete perso il post partita, lo trovate qui, cliccate sull’immagine:

 

Si fa un gran vociare in queste ore sul presunto “braccino” di Spalletti. Sinceramente la cosa mi lascia perplesso, per due ordini di ragioni. Il primo è che contro le big della Serie A l’Inter non ha mai avuto il “braccino” ma, anzi, ha sempre provato a imporre gioco, oltre che ad essere al secondo posto come maggior numero di tocchi in area avversaria.

Il secondo è che a me era parso chiaro già durante la prima visione della partita, figuriamoci dopo averla rivista altre 2 volte e mezza per la prima analisi e questa che leggete.

Ovvero, mi lascia perplesso la pretesa del tifoso di vedere in campo una formazione più offensiva, pretesa che affonda più sulla propria idea di calcio, sui propri desiderata, che non sulle reali necessità e/o condizioni della partita in sé.

E su questo si basa una grossa fetta di questa analisi.

Ma andiamo con ordine.

Spalletti si affida al caro 4-2-3-1 che gli garantisce copertura sugli esterni ma anche di giocare con Nainggolan più libero, nonché di non subire (almeno all’apparenza “strettamente numerica”) inferiorità in mezzo al campo, perché sa che la Juventus non si schiererà con il 4-3-3.

E in effetti Allegri prova a stupire tutti con una idea di fondo che più che sui manuali di calcio andrebbe ricercata su quelli di psichiatria. Se quello che abbiamo visto nei primi 10 minuti di Inter-Juventus, sponda bianconera, l’avesse fatto un qualunque altro allenatore di Serie A, a quest’ora ci sarebbero richieste di patentino stracciato.

Fa anche un po’ specie la polemica con Adani proprio dopo una partita impostata così male.

I primi 10 minuti della Juventus sono un film horror che non auguro a nessuno, il parto di una mente che pretende di sovraimporre sulle caratteristiche dei calciatori il proprio ego, la propria voglia di stupire, il desiderio di essere visto come artefice principale delle vittorie di questa squadra.

Allegri schiera la Juventus con una sorta di 5-3-1-1 in cui il terzo difensore centrale di destra lo fa Emre Can.

 

Come abbiamo spiegato nell’analisi post-partita, le ragioni che hanno spinto a questa scelta penso siano sostanzialmente tre: concedere la corsia laterale per intero a Cancelo e Alex Sandro; opporre due linee di pressione su Brozovic; non sacrificare un centrocampista su Nainggolan, facendo alzare a turno Can e Bonucci sul belga a seconda della sua posizione, con Chiellini costantemente in marcatura su Icardi.

In teoria è tutto giusto nelle esigenze, tutto molto sbagliato nell’applicazione.

Brozovic è il punto cruciale dell’Inter, Allegri lo sa e gli oppone sia Bernardeschi che Pjanic, costringendo Cuadrado e Matuidi a sdoppiarsi tra esterno e interno: questa la disposizione bianconera da metà campo in su, con i 3 centrocampisti che provano a far salire la pressione:

Ho evidenziato Ronaldo perché in partita sono diverse le occasioni in cui si sbraccia, inascoltato, per chiedere ai compagni di alzare i pressing: chiaramente non lo avete né visto né letto altrove.

 

Nella immagine sotto vediamo Bernardeschi che si occupa di Brozovic. Pjanic sembra su Nainggolan, in realtà è una posizione temporanea che il bosniaco lascerà quasi sempre con velocità per provare un pressing più alto: importante è, invece, la posizione di Emre Can che è pronto per salire sul belga…

… a meno che l’evoluzione dell’azione non richieda di stare più basso, lasciando che l’interno sia protetto da Matuidi e da Cuadrado (che evidenziamo perché non fa l’esterno), mentre Bernardeschi continua a occuparsi di Brozovic.

In quest’altra immagine un’altra conferma:

 

Questo per un paio di minuti, quando l’attenzione di Bernardeschi è calata drasticamente: il ragazzo avrà anche qualità, avrà corsa, avrà tiro, ma tatticamente mi sembra poco preparato, per questo Allegri lo schiera come vero attaccante più che come tornante alla Douglas Costa o Cuadrado.

L’idea originaria di Pjanic su Brozovic torna insistentemente, costringendo Cuadrado e Matuidi a schierarsi a due, oltre che richiedere un impegno extra sia di Bonucci che di Can nell’uscita su Nainggolan:

In quest’altra immagine, la posizione di Nainggolan è più sul centro-destra juventino e infatti esce Can, mentre Chiellini rimane sempre su Icardi, nonostante sia di fatto il terzo a sinistra:

 

L’uscita di Emre Can o di Bonucci su Nainggolan è chiara, deliberata: è un disegno tattico preciso per provare a riguadagnare superiorità in mezzo al campo.

In questo contesto, però, ribadisco, il centro nevralgico dell’idea è che Pjanic sia perfetto su Brozovic, e per almeno mezz’ora buona non riesce mai a esserlo, perché i tempi di uscita non sono quasi mai perfetti, anzi.

Una serie di immagini a chiarimento:

 

In questo modo, però, la quantità di campo che il bosniaco deve coprire a volte diventa incredibilmente ampia e faticosa, costringendolo a un lavoro fisico per il quale non è portato granché:

Il 5-3-1-1 è chiaro in fase di non possesso, così come la scelta (bizzarra quantomeno) sulle modalità di marcatura su Nainggolan. Il belga nell’Inter non fa il trequartista, fa spesso la seconda punta, così come fa di solito il trequartista di Spalletti, con la richiesta di essere utile anche in fase di ripiegamento se fallisce il primo pressing: per Allegri, almeno inizialmente, l’unica era opporre un terzo difensore che lo segue a seconda delle necessità.

 

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