#InterJuventus 1-1: tattica e pagelle malpensanti (parte 1)

Seconda parte

Ho definito “bizzarra” l’idea perché è chiaro che si tratta di una pura improvvisazione che non può avere il conforto della riuscita in campo. Tanto che i calciatori juventini devono costantemente richiamarsi, darsi indicazioni, perdendo quel tempo di gioco in anticipo che è necessario in partite in cui l’avversario ti aggredisce come fatto dall’Inter nei primi 25 minuti.

Qui è Bonucci che deve salire su Nainggolan e chiede (guardate il braccio destro) a Emre Can di coprire il buco alle sue spalle:

In questa immagine, invece, guarda che i compagni siano adeguatamente disposti:

In quel paio di occasioni in cui l’uscita è fatta coi tempi giusti, però, la Juventus effettivamente sembra guadagnare un uomo sulla metà campo, ma è una vittoria di Pirro che non porta alcun vantaggio.

“Sembra guadagnare” perché il movimento di Nainggolan rischia di portare a spasso il difensore che lo segue, che è costretto a seguirlo anche nelle evoluzioni dell’azione, altrimenti il belga guadagna campo e metri che evidentemente la Juventus non vuole concedergli: così a Bonucci capita anche di ritrovarsi in posizioni del tutto anomale rispetto al suo gioco standard:

Insomma, troppo cervellotico, troppo improvvisato, troppo da allenatore che si sente alchimista. Il buono, per i bianconeri, è che l’allenatore capisce la sesquipedale sciocchezza che ha pensato e all’11esimo minuto chiede ai suoi di schierarsi a 4 dietro, indicando poi al resto di replicare la linea di 4, poi 1 e 1: 4-4-1-1 con Matuidi esterno di sinistra opposto a Cuadrado, Can in mezzo con Pjanic.

La squadra ha un attimo di smarrimento, perché nell’azione successiva non tutti hanno compreso l’indicazione e l’Inter rischia di segnare sul buco lasciato da Can, con Bonucci che non è perfettamente disposto: peccato per la gran parata di Szczesny.

Il 4-4-1-1 è disegnato piuttosto chiaramente in campo dai protagonisti:

Su Brozovic, la scelta è di far salire comunque uno dei mediani:

 

Il grande vantaggio, in questa fase, è che la Juventus può far salire i suoi difensori, talmente in alto da renderli nuovamente partecipi dell’azione offensiva, con ovvio guadagno di un uomo a metà campo:

Occhio, però, perché questo dà il via a una di quelle cose che all’Inter non si vede spessissimo: la verticalizzazione. Ho letto in giro tante critiche al gioco apparentemente monocorde di Spalletti (valutazione che purtroppo, però, prescinde dalle caratteristiche degli uomini in campo), ma appare fuori luogo proprio perché, contro la Juventus, l’Inter ha verticalizzato più di quanto non faccia solitamente in due partite sommate.

Il (de)merito è anche dell’avversario che ti lascia campo, al contrario di quanto non avvenga di solito ai nerazzurri, spesso affrontati dagli avversari con difese molto chiuse e spazi intasati, là dove dovrebbe emergere una tecnica individuale che non c’è.

 

La Juventus ha due esterni che starebbero bene a metà campo, che per natura hanno necessità di più spazio davanti a loro. Per questa ragione Allegri chiede a Matuidi e Cuadrado di buttarsi in mezzo al campo, così da conquistarlo numericamente, salvo poi inserirsi in avanti per aggregarsi agli attaccanti quando Can e Pjanic hanno preso possesso della trequarti avversaria:

 

La mossa ha la sua utilità, perché la Juventus comincia a riconquistare campo, al netto anche della direzione di Banti che decide scientificamente che la partita deve andare in altro modo: nell’articolo precedente trovate le spiegazioni.

La Juventus prende coraggio e questo comporta anche una occupazione numerica più consistente della metà campo interista, con Ronaldo che diventa il pezzo imprevedibile di questo puzzle, quello che sbilancia l’azione e costringe l’Inter in inferiorità numerica sul centrodestra o centrosinistra, costringendo Perisic e Politano a lavoro extra:

Il disegno stavolta è buono, asseconda le qualità dei singoli e ha una base logica che si fonda sui difetti dell’avversario: non è un caso che l’Inter faccia comunque più fatica, anche se, ribadisco, lo si deve anche ad un calo generale della prestazione fisica nonché alle scelte di Banti.

 

L’aspetto fisico, però, è quello che per me è più consistente nell’ambito dei cambiamenti all’interno del match: la preparazione della Juventus era pensata per portare i suoi massimi frutti nelle fasi finali di Champions League, quindi da fine aprile a fine maggio, mentre per l’Inter c’è una concomitanza di cause che ne hanno condizionato l’andamento negli ultimi mesi.

A conforto di questa riflessione c’è l’evoluzione del pressing dell’Inter all’interno della partita.

Come abbiamo spiegato qui praticamente ogni santo lunedì (o martedì, dipende dai casi), Spalletti (quello col braccino eh…) chiede ai suoi di giocare molto alti, a dispetto talvolta anche di quello che potrebbe suggerire il buon senso:  il pressing alto è una caratteristica che all’Inter non viene a mancare quasi mai, se non proprio quando fisicamente la squadra non riesce più a essere legata, ordinata.

Facciamo vedere come evolve il pressing nerazzurro col progredire della partita:

 

Nei primi minuti le linee sono molto alte, la difesa non ha paura a seguire l’avversario e la disposizione dei bianconeri aiuta anche nella gestione del pressing portato dai terzini nerazzurri.

L’avversario è aggredito nella sua metà campo, come spesso succede con i nerazzurri.

Il primo calo nerazzurro arriva dopo circa 25 minuti, e già qui è abbastanza evidente, tanto che già al 31esimo del primo tempo non c’è più la stessa aggressione, almeno in termini di numeri. In questo caso parte del merito va comunque dato alla nuova disposizione della Juventus:

 

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