#UdineseInter e i giochi proibiti nerazzurri

Introduzione

Alla fine della giornata di domenica il conto portato dall’oste-Fato non è salato e l’Inter, nel complesso, non paga granché la sua incapacità di fare male all’Udinese.

Da una parte c’è l’Atalanta che fa un sol boccone della Lazio nonostante il gol a freddo di Parolo, dall’altra c’è la Roma che non solo spreca una chance enorme di riportarsi a -2 dai nerazzurri, ma poi rischia addirittura di capitolare su una difesa da arresto collettivo con relativo rigore procurato da Mirante, poi sbagliato da Sanabria più che parato dal portiere romanista.

Oggi vedremo come si inserirà il Milan in questa narrazione.

Alla squadra di Ranieri, pur con la vittoria, sarebbero serviti comunque altri 3 punti per superare l’Inter, visto che è in svantaggio per differenza reti globale, ma una vittoria sarebbe stata sufficiente ad aumentare la pressione sui nerazzurri, a livelli probabilmente insopportabili per una squadra fragile come l’Inter con questi calciatori.

A dire il vero c’era (e c’è ancora, tutto sommato) una prospettiva tremenda per la squadra di Spalletti, ovvero l’arrivo appaiati con Atalanta e Roma, che cambia il metodo di calcolo su chi è davanti e chi no: in questo caso si procede con la classifica avulsa, ovvero quella determinata esclusivamente dagli scontri diretti tra le interessate, e nel caso di arrivo a 3 con giallorossi e bergamaschi, l’Inter è ultima in classifica con 3 punti, Roma 4 e Atalanta 6.

Nel caso, piuttosto bizzarro, in cui si inserisse anche il Milan, tutto viene sovvertito e i nerazzurri passerebbero in testa a questa speciale classifica su 4 squadre, il Milan secondo.

 

Insomma, lo scenario Champions League si è fatto più intricato di quanto non si pensasse fino a 3-4 settimane fa, con i giallorossi che, sì, sprecano una chance clamorosa ma al tempo stesso dimostrano di essere ancora più fragili dei nerazzurri, meno compatti, meno solidi, almeno per quanto riguarda l’aspetto difensivo.

Per chi volesse anche una semplice referenza, basterà guardare questo fermo immagine:

Non secondario neanche l’aspetto mentale, perché qualcosa non ha funzionato e non funziona nella comunicazione giallorossa, troppo impegnata a discutere di Lazio, Atalanta e scansamenti vari più che per ragionare delle proprie prestazioni necessarie per guadagnarsi la Champions League.

 

Nell’incrocio pazzesco di questa stagione, l’Atalanta ritroverà la Lazio mercoledì 15 in Coppa Italia (“in casa” della Lazio), ma non prima di incontrare proprio il Genoa il sabato precedente, anche se la sfida contro i genoani è a Bergamo.

Il paradosso sta nel fatto che quello che ho reputato il peggiore risultato di questa giornata (visto che la vittoria dell’Atalanta sulla Lazio, per me, era scontata) è quella vittoria di misura dell’Empoli sulla Fiorentina che tiene in vita i toscani per la salvezza, e in teoria complica la vita dell’Inter per l’ultima giornata: al tempo stesso, però, la complica ai bergamaschi che incontreranno proprio il Genoa, invischiato nella lotta salvezza, a -4 dall’Empoli… il rigore finale avrebbe dato una mazzata definitiva a Empoli  (quasi, visto che c’è ancora l’Udinese a +2) e soprattutto Roma; così come la complica oggi ai milanisti costretti ad affrontare un Bologna apparentemente più tranquillo a +5 dai toscani ma con la necessità di almeno 1 punto per poter affrontare più serenamente le ultime 3 di stagione.

Insomma, tanti intrecci che rendono più entusiasmante il campionato, almeno agli occhi di chi osserva la Serie A lontano dalle appartenenze di tifo locale.

Sponda nerazzurra, però, le riflessioni da fare sono tante e sarebbero anche più di quelle che si riesce a fare.

 

La sfida con l’Udinese, anzitutto, restituisce una dimensione diversa agli ultimi risultati ottenuti dai nerazzurri. Nell’arco di questa stagione, in una qualunque serie di 5 partite, il peggior score dei nerazzurri era stato proprio di 7 punti: nel filotto delle ultime 5, fa il bis. Il caso vuole che il filotto sia lo stesso, con Atalanta, Frosinone, Roma, Juventus e Udinese.

La valutazione, però, dovrebbe andare un po’ più a fondo, perché tre delle ultime cinque avversarie sono risultate toste, come Atalanta, Roma e Juventus, contro le quali l’Inter ha realizzato la miseria di 1 solo punto nel girone di andata: le vittorie con Frosinone e Udinese avevano salvato quel mini-ciclo, che poi aveva visto i nerazzurri dare un colpo di coda con il pareggio contro il Chievo e le vittorie contro Napoli e Empoli.

Questa valutazione, a mio avviso, mette un po’ una pietra tombale su tanti discorsi fatti in questi giorni sul presunto “braccino” di squadra e allenatore, in cui sarebbe stato preferibile fare i corsari contro Juventus, Roma e Atalanta, perché è vero che tre punti sono sempre meglio di uno, ma è anche vero che nessuno ci garantiva che da questo mini-ciclo venisse fuori qualcosa di migliore.

 

La sfida contro l’Udinese, insomma, ci restituisce una dimensione diversa di questo periodo, in cui i pareggi contro Atalanta, Roma e Juventus appaiono più come il massimo ottenibile da questa squadra, in queste condizioni di forma, e il pareggio contro i friulani “appesantiscono” i 3 punti ottenuti nelle precedenti 3 sfide: oggi risulta più chiaro e evidente a tutti che anche un solo punto mancante di questi tre farebbe diventare la corsa Champions drammatica per l’Inter, nonostante il vantaggio.

Drammatica perché non ci sarebbe neanche più nulla da gestire, nemmeno l’eventuale possibilità di potersela giocare più serenamente col Napoli in caso di vittoria contro il Chievo.

Udinese-Inter ci racconta, come hanno fatto altre partite in questa stagione, ma con più forza di altre, dei limiti mentali e tecnici di questa squadra. Quale che ne sia la causa in queste guerre intestine di religione, come se l’Inter fosse la Palestina al tempo di Gesù Cristo e dilaniata da fazioni ciascuna concentrata sulla propria personale visione del mondo.

L’Inter contro l’Udinese ha giocato una partita sotto ritmo rispetto a quanto avrebbe dovuto. In parte è merito degli avversari, che hanno prima controllato la squadra di Spalletti, poi provato a colpirla in contropiede; in (più consistente) parte è demerito dei nerazzurri, da un lato incapaci di essere pericolosi costantemente, dall’altro spreconi nel dilapidare le occasioni create, alcune delle quali davvero clamorose.

 

Nel conto finale, l’Udinese ha creato più ansia che occasioni, visto che nel computo totale dei pericoli, le 3 parate di Handanovic sono in realtà 2, entrambe su Mandragora entrambe su tiro piuttosto centrale.

L’Inter, dal canto suo, pur giocando una brutta partita in cui è riuscita a emergere soltanto in piccoli frangenti di match, ha creato delle occasioni in più, con almeno 3 o 4 chance che avrebbero anche del clamoroso, il grosso dei quali sulla “coscienza” di Lautaro, benché quella forse più netta è responsabilità di Keita.

 

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