#UdineseInter e i giochi proibiti nerazzurri

Seconda parte

Sempre per rimanere in tema di metriche asettiche, il conto degli eXpected Goals è di 2,28 per l’Inter, 0,36 per l’Udinese, il che ci restituisce l’esatta dimensione del match al di là delle impressioni personali, delle valutazioni sul gioco e dei meriti e dei demeriti.

In breve, nel primo tempo l’Inter ha giocato una discreta prima mezz’ora, in cui ha spinto alle corde l’Udinese, che rinuncia quasi totalmente al pressing avanzato per rinculare subito dietro con una difesa a 5, una metà campo in cui Sandro fa da schermo difensivo, accompagnato da De Paul in versione interno (il migliore dei suoi) e Mandragora in costante appoggio a Pussetto e uno sperdutissimo Lasagna.

L’Udinese entra nell’area nerazzurra per la prima volta dopo oltre 30 minuti di gioco.

Il 4-2-3-1 dell’Inter funziona a intermittenza, con almeno uno dei suoi 4 pistoni che si inceppano sin dall’inizio: Nainggolan non trova mai la posizione giusta e, dopo un buon tentativo nel primo tempo, si intestardisce in qualche tiro di troppo; Lautaro spreca occasioni e si muove meno del solito; Perisic emerge appena come il meno peggio degli attaccanti, più per demerito dei compagni che per meriti suoi, ai quali si iscrivono quasi esclusivamente meriti difensivi e giusto un paio di cose in attacco.

Dopo le ultime buone prestazioni (alcune anche più che positive sotto tutti i punti di vista), Politano gioca una delle sue partite peggiori in stagione (assieme a quelle contro Atalanta e Torino) e probabilmente quella più anonima e da svogliato: zero tocchi in area avversaria, appena 6 nella metà campo nerazzurra, un solo duello vinto in mezzo al campo a fronte di una decina persi.

In queste condizioni, essere stati pericolosi può persino essere considerato un successo.

Nainggolan al 13esimo da fuori area, buona la parata di Musso: va sottolineato che è la cosa migliore della partita di Nainggolan.

Al 22esimo Lautaro sfiora il gol  su assistenza di D’Ambrosio. In questa azione c’è un probabile rigore per una evidente spinta di Sandro sull’argentino: per inciso, Sandro era già stato ammonito.

Il colpo di testa di Lautaro va a scheggiare il palo.

L’Inter produce poco a dispetto di un predominio territoriale pronunciato ma con l’Udinese che capisce di poter fare male in ripartenza e che, pertanto, si fa più coraggiosa nelle verticalizzazioni.

 

Dal canto suo, a partire dal 28esimo, l’Inter dà i primi segnali di cedimento: a darne contezza è Nainggolan che sparacchia da fuori, ma sono sbagliati i movimenti di Politano sulla sinistra e soprattutto di Lautaro che si allarga in ritardo e pigramente a destra, tagliando verso sinistra con ancora più ritardo e pigrizia.

Fino a quel momento, possesso palla oltre il 70% dell’Inter, che però non produce.

L’Udinese capisce e accelera le operazioni di risalita del campo, l’Inter si è sbilanciata e Valero è improvvisamente calato nelle coperture, con Brozovic l’unico a fare filtro: i bianconeri si fanno pericolosi in contropiede, al 38esimo con Mandragora su assistenza di De Paul: Handanovic è piazzato bene, il tiro è centrale.

Per i nerazzurri, De Paul comincia a diventare un problema perché non c’è soluzione alla sua posizione: Nainggolan torna poco e male, l’Inter avrebbe probabilmente bisogno di sparigliare la parità numerica che si forma in mezzo al campo optando per il 4-3-3, ma l’impressione è che con questo Nainggolan e con Valero a luci spente sarebbe stato vano comunque.

 

Un minuto dopo l’occasione di Mandragora, Politano avrebbe una buona chance ma, dalla “mattonella di Messi”, spreca tirando a lato: la partita di Poli finisce sostanzialmente qua.

Stessa mattonella, o giù di lì, per Brozovic al 44esimo: sempre di sinistro, purtroppo di esterno più che di interno, sempre tiro a lato, con l’Udinese che però conquista sempre più campo, il gioco si spezzetta e l’Inter non controlla più bene il pallone.

Nel finale di primo tempo c’è un possibile rigore per l’Udinese: Brozovic usa le mani su Mandragora ma l’impressione è che l’ex-juventino si lasci cadere con eccesso di facilità. A darcene conforto è l’urlo di dolore (?) del bianconero quando ancora Brozovic non ha neanche spinto (sempre che l’abbia fatto con decisione) con le braccia.

 

Da dietro, l’esagerazione della caduta risulta anche più evidente, perché è chiaro che Mandragora si lasci cadere prima che il braccio di Brozovic dia una spinta importante.

Detto per inciso, comunque, gli episodi di questo genere sono talmente borderline che se l’avessero dato non ce ne saremmo lamentati.

Non sono riuscito a rintracciarla nuovamente ma da qualche parte nel primo tempo c’è anche un’altra occasione per Lautaro Martinez, credo su assist di Perisic: Lautaro è a un metro dalla porta ma un po’ defilato, il tiro è fuori: l’arbitro assegna comunque angolo all’Inter.

Il secondo tempo sembra partire bene per i nerazzurri, con Lautaro che si preparata bene un buon tiro di destro da fuori area sul primo palo, parata ancora di Musso: ma è un fuoco di paglia.

Al 55esimo Nainggolan sparacchia ancora da fuori, segno che andrebbe già cambiato a questo punto del match.

Al 56esimo D’Ambrosio inventa un assist di sinistro per Perisic che vuole darla in mezzo a Lautaro libero a un metro dalla porta, ma sbaglia la misura del colpo di testa.

 

Al 63esimo Spalletti rompe gli indugi e, a furor di popolo, inserisce il secondo centravanti: Icardi va a far coppia con Lautaro, a fargli posto è Borja Valero. I due rimarranno in campo contestualmente per circa 17 minuti.

A tutti i tifosi nerazzurri consigli di rivederli questi 17 minuti, perché l’Inter tiene palla più di tutto il resto della partita (possesso vicino all’80%) ma smette letteralmente di giocare, la palla non varca quasi più la soglia della trequarti se non per iniziativa individuale, creando una sola occasione da gol: il concetto di gioco di squadra sparisce, letteralmente, e di conseguenza anche le possibilità di rifinire quei due centravanti messi lì in area ad aspettare palla.

Uno dei problemi della coppia risiede proprio in quest’ultima frase: nessuno dei due appoggia l’azione, nessuno accompagna, nessuno si offre sulla trequarti né dà riferimento ai compagni per aiutarli nella risalita del pallone.

La testimonianza grafica è impietosa:

 

Icardi appena due tocchi (in area), Lautaro giusto un paio a metà campo, entrambi concentrati nell’arco di 70 secondi: non fatevi ingannare dai tocchi in area, perché il grosso è di Lautaro in pochi secondi.

17 minuti sono pochi? Può darsi, anzi, sicuramente sono pochi in termini di automatismi e di intesa, ma è chiaro che finché entrambi insisteranno a fare il centravanti a dispetto della disposizione in campo e della presenza di un altro centravanti, schierarli insieme sarà utopistico: occupano la stessa mattonella, fanno gli stessi movimenti, si rubano campo e “aria”.

Non è un caso che poi Spalletti chiederà a Keita cose molto diverse.

 

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