#UdineseInter e i giochi proibiti nerazzurri

Ultima parte

Al 64esimo Nainggolan da fuori area impegna Musso, non senza la complicità di De Vrij che di tacco stava per spiazzare il portiere avversario, che para di istinto di piede: altra occasione clamorosa.

Così come è clamoroso il rigore su Icardi, con la tv italiana che sonnecchia, fa finta di nulla, quasi “nasconde” le immagini: fortuna vuole che la stessi vedendo in commento spagnolo, che ha raccontato la partita (e quell’episodio) in maniera totalmente differente.

Al minuto 86 e spicci, l’occasione migliore del match, sempre con il sinistro vellutato di D’Ambrosio che serve perfettamente Keita a pochi metri dalla porta: l’attaccante interista viene leggermente strattonato e perde coordinazione per il tiro, che va fuori di poco.

La partita, nella forma, è stata dominata dall’Inter, con diverse occasioni per segnare, tutte chiaramente sprecate. Dal punto di vista del gioco molti passi indietro, sia perché davanti c’è stato poco (e cattivo) movimento, sia perché a metà campo si è incappata in un’altra giornata storta di Brozovic, oltre che all’ormai conclamata scarsa autonomia di Borja Valero, che dopo 25 minuti ha praticamente smesso di giocare.

Dal punto di vista regolamentare ci sono 3 episodi da Var e si può dire che Rocchi li sbaglia tutti e tre. Lui e Doveri al Var… designazioni, entrambe, che lasciano come sempre un po’ di retrogusto amaro. Da una parte al Var c’è un arbitro della sezione di Roma, dall’altra in campo, quasi fosse un big match, quello che è il decano degli arbitri italiani.

Stesso discorso si potrebbe fare per Genoa-Roma, arbitrata da Mazzoleni. Il concetto potrebbe starci, sono sfide delicate, si gioca la stagione di entrambe le squadre, ma a quel punto ci si chiede perché per Milan-Bologna, stesso identico concetto delle altre due sfide, si scelga il giovane e indeciso Di Bello, che ha zero match di livello in stagione (segno della fiducia del designatore…), salvo poi vedere dispiegato in Empoli-Fiorentina l’esercito pesante con Irrati arbitro e Banti al Var.

Misteri della fede di Rizzoli.

Per chiudere con l’Inter, le difficoltà sono state tante e l’Udinese ha costretto i nerazzurri alla partita che pensavano potesse risultare più ostica per i nerazzurri: in altri match la squadra di Spalletti è riuscita a emergere dopo il primo gol (cosa che, ne sono certo, sarebbe accaduta anche in questo caso), ma questa partita dimostra che le difficoltà a realizzare diventano un peso mentale per questi calciatori.

 

Negli ultimi tempi il “mal di gol” si sta facendo davvero pesante per i nerazzurri. Sono appena 21 i gol segnati nel 2019, dato sul quale pesano, come macigni, tre partite in particolare: il 3-3 contro la Fiorentina, il 2-3 nel derby, lo 0-4 contro il Genoa. Per il resto, quindi, sono 11 gol in 13 partite, davvero troppo poco per non definirla una vera e propria patologia.

Nelle ultime, solo Frosinone ha dato soddisfazioni.

Nell’arco della stagione ci sono altri numeri preoccupanti, come questi dell’attacco nerazzurro:

Politano 1 gol ogni 592 minuti;

Perisic 1 gol ogni 352 minuti;

Nainggolan 1 gol ogni 340 minuti;

Icardi 1 gol ogni 207 minuti;

Lautaro 1 gol ogni 203 minuti;

Va detto che nel computo complessivo manca, terribilmente, quella decina di gol in più che generalmente fornisce Icardi, mancanza che (guarda caso…) si concentra da dicembre in poi e, a maggior ragione, dal momento in cui è scoppiato il caso che ha visto l’argentino (troppo) al centro dell’attenzione.

 

Ci sono i demeriti e i torti di Spalletti, come è naturale e giusto che sia, anche se (my unpopular opinion?) pesano di più la mancanza di concentrazione e cattiveria dei grandi nei momenti topici, come è accaduto almeno 3 volte nella sfida contro l’Udinese.

Sempre per riportare tutto alla pragmaticità degli expected goal, le partite da Lazio in poi (escludo Frosinone e Genoa) ci restituiscono questi numeri:

  • Inter 1,54 Lazio 1,60
  • Inter 0,94 Atalanta 1,23
  • Inter 1,60 Roma 0,53
  • Inter 1,36 Juventus 0,58
  • Inter 2,28 Udinese 0,36

Ovvero un potenziale score di 7-8 gol dei quali l’Inter, però, ne ha realizzati appena due.

Per i gol subiti, invece, 4,3 gol potenziali concessi, realizzati 3.

 

Insomma, c’è qualcosa che non funziona e solo il tempo (pur breve) ci dirà se è nelle caratteristiche dei calciatori, nella forma fisica, nella testa, nelle scelte di Spalletti, in qualcosa che si è definitivamente rotto all’interno dello spogliatoio anche se all’apparenza tutto tace.

Sotto questo aspetto voglio sottolineare la mia personale sorpresa nel vedere l’Inter ancora coi cocci tutti messi insieme nonostante quello che è, senza dubbio, uno dei più grossi “casi di spogliatoio” della sua storia (quantomeno quella recente, diremmo anche di più); nonostante le vicende che hanno visto coinvolti Nainggolan e Perisic, gli infortuni che, pur non copiosi come nel caso di Juventus e Roma, ne hanno comunque condizionato la stagione, quelli del belga su tutti.

Senza dimenticare l’ingresso di Marotta in società, la “spinta” mediatica verso Conte (e addirittura Allegri?), con conseguente difficoltà implicita all’allenatore e alla squadra, distrazioni che alle nostre latitudini sono foriere soltanto di danni.

 

Ogni tanto li guardo, soprattutto pensando a quello che siamo stati, alla vulnerabilità del mondo Inter nei confronti delle polemiche, delle voci di mercato, delle continue “chiacchiere contro” dei media… li guardo e sinceramente mi stupisco di come siano ancora in corsa per l’obiettivo stagionale più importante.

“Siamo ancora in corsa?” me lo chiedo andando a cercare il conforto della classifica, che fortunatamente ancora racconta cose positive nonostante tutto, nonostante gli errori, il braccino, i gol che mancano, gli infortuni, nonostante tutto, nonostante i due scippati da Abisso e che oggi peserebbero tonnellate sul nostro campionato.

Oggi l’Inter dà l’idea di essere come quei ciclisti stremati da una lunghissima corsa, con l’ultima salita davanti: non al minimo delle forze ma senza possibilità di accelerare…  per i ciclisti si dice “andare col proprio passo”, perché il rischio di andare in folle e piantarsi è lì dietro ad ogni curva.

Finora sul piatto c’è andata la scommessa più conservativa, quella che garantisce il minimo indispensabile che però, al tempo stesso, si è rivelato essere il gioco più pericoloso di tutti.

 

Ma, perché c’è sempre un “ma”, il momento di mettere sul piatto il minimo è passato: con Chievo e Napoli sono necessari almeno 4 punti, ovvero 67 punti, che non mettono al riparo da possibili sorprese, visto che Roma e Milan hanno potenzialmente possibilità di quota 68. Sperando che i tre col Chievo, mandatori e ineluttabili, siano sufficienti anche grazie alla complicità dei competitor… che fin qui c’è stata tutta, ma sulla quale non è salutare scommettere in eterno.

 

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